PEF e OEF

Che cos'è


L’impronta ambientale dei prodotti (PEF) e l’impronta ambientale delle organizzazioni (OEF) sono delle misure che, sulla base di vari criteri, indicano, rispettivamente, le prestazioni ambientali di un prodotto (o servizio) nel corso del rispettivo ciclo di vita e le prestazioni di organizzazioni che forniscono prodotti/servizi nella prospettiva del ciclo di vita.

Le informazioni relative alla PEF e all’OEF sono fornite con l’obiettivo generale di ridurre gli impatti ambientali dei prodotti e servizi e gli impatti ambientali connessi alle attività delle organizzazioni tenendo conto della attività della catena di approvvigionamento (dall’estrazione di materie prime, alla produzione, all’uso e alla gestione finale dei rifiuti).

Il progetto relativo all’impronta ambientale dei prodotti e delle organizzazioni è stato avviato allo scopo di definire una metodologia armonizzata per gli studi sull’impronta ambientale che possa comprendere una serie più ampia di criteri di prestazione ambientale pertinenti basandosi sul concetto di ciclo di vita.

Questo approccio risulta essenziale al fine di garantire una gestione efficace, dal momento che alcuni importanti effetti ambientali possono verificarsi “a monte” o “a valle”, e quindi non essere immediatamente evidenti.

Nel 2013 è partita una fase di prova, o fase pilota, della durata di tre anni e organizzata dalla Commissione Europea con la partecipazione volontaria di diversi stakeholder. Successivamente alla fase pilota, la Commissione valuterà i progressi compiuti in merito, ad esempio, alle metodologie e ai parametri di prestazione per prodotto e settore, prima di decidere sulle azioni future.

Le fondamenta giuridiche sono rappresentate dai documenti seguenti:
  • Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio, “Costruire il mercato unico dei prodotti verdi - Migliorare le informazioni sulle prestazioni ambientali dei prodotti e delle organizzazioni” (COM(2013) 196 (Bruxelles 9.4.2013));
  • Raccomandazione della Commissione del 9 aprile 2013 relativa all’uso di metodologie comuni per misurare e comunicare le prestazioni ambientali nel corso del ciclo di vita dei prodotti e delle organizzazioni (2013/179/UE).



Elementi chiave/critici

  • Approccio del ciclo di vita: gli studi sull’impronta ambientale dei prodotti (PEF) e sull’impronta ambientale delle organizzazioni (OEF) devono essere basati sul concetto del ciclo di vita.
  • categorie di impatto dell’impronta ambientale e metodi: per uno studio sulla PEF/OEF occorre applicare tutte le categorie di impatto dell’impronta ambientale, i modelli e gli indicatori divalutazione di impatto dell’impronta ambientale predefiniti
  • comunicazione: qualsiasi studio sulla PEF/OEF destinato a comunicazioni esterne comprende una relazione sullo studio sulla PEF/OEF che fornisce una solida base per la valutazione, il monitoraggio e il tentativo di migliorare le prestazioni ambientali del prodotto/organizzazione nel tempo
  • regole di categoria/settoriali: le regole di categoria relative alla PEF e le regole settoriali relative all’OEF svolgeranno un ruolo importante contribuendo, ad esempio, ad aumentare la riproducibilità e la coerenza degli studi sulla PEF/OEF. Inoltre, tali regole consentiranno di concentrarsi sugli aspetti e i parametri più importanti e quindi, se possibile, anche di ridurre i tempi, gli sforzi e i costi di completamento di uno studio sulla PEF/OEF.


Vantaggi


Queste due metodologie di misura dell’impronta ambientale, rispettivamente, di prodotti (PEF) e di organizzazioni (OEF) introducono numerosi miglioramenti, tra i quali:
  •  una chiara definizione delle categorie di impatto che esprimono il tipo di potenziale impatto ambientale, alle quali è necessario fare riferimento al fine di svolgere una valutazione esaustiva del ciclo di vita;
  • l’obbligo di valutare la qualità dei dati e l’introduzione di prescrizioni minime riguardo ad essa;
  • istruzioni tecniche più precise per affrontare alcune criticità degli studi LCA;
  • l’avere a disposizione solo questi due strumenti di riferimento invece che l’attuale mosaico di schemi e marchi  ambientali, con la conseguenza di una riduzione dei costi e l’ampliamento ulteriore dell’offerta di prodotti verdi presenti sul mercato unico.