Emissioni, IPCC: raggiunto livello record

16/04/2014

Le emissioni di gas serra sono aumentate a un livello record.

E' quanto emerge dal nuovo rapporto sul clima presentato a Berlino dall'IPCC, il Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico istituito dalle Nazioni Unite.
Secondo gli scienziati, a livello globale tra il 2000 e il 2010 le emissioni sono aumentate più rapidamente rispetto ai tre decenni precedenti, e la concentrazione atmosferica di CO2 è arrivata a 430 parti per milione nel 2011.

La Cina, in particolare, ha superato gli Stati Uniti nella classifica dei paesi più inquinanti, producendo da sola il 25% delle emissioni di gas serra del Pianeta. Nel precedente rapporto dell'Ipcc, datato 2007, il primato spettava ancora agli USA, che ora sono scesi al secondo posto con il 17% delle emissioni globali, seguiti da India (6,6%), Russia (5,1%) e Giappone (3,7%). Se però si considerano i dati a partire dall'inizio della Rivoluzione industriale, gli Stati Uniti tornano ad essere i principali inquinatori nei settori industriale ed energetico, con il 28% del totale delle emissioni di gas serra. Seguono la Cina con il 9,9%, la Russia con il 6,9%, il Regno Unito con il 5,9% e la Germania con il 5,6%.

Al di là delle singole responsabilità, comunque, l'IPCC avverte: se l'umanità dovesse mantenere il trend di emissioni mostrato tra il 2000 e il 2010, la temperatura del pianeta crescerebbe da 3,7 fino 4,8 gradi entro il 2100, con conseguenze che gli scienziati giudicano catastrofiche. Eppure, la speranza di arginare il cambiamento climatico non è ancora perduta. Con decisioni politiche chiare e lungimiranti, e sfruttando al massimo le opportunità offerte dalla tecnologia, secondo i climatologi è ancora possibile limitare l'aumento della temperatura globale a due gradi centigradi rispetto ai livelli pre-industriali. 

Per farcela, però, sarà necessario tagliare entro il 2050 le emissioni di una quota compresa tra il 40% e il 70% rispetto ai valori del 2010, e continuare poi la drastica riduzione fino alla fine del secolo. Uno sforzo che costerebbe lo 0,06% del PIL mondiale annuo, ma che comporterebbe una serie di benefici economici derivanti dal contrasto del cambiamento climatico. «Il costo non è qualcosa che provocherebbe grandi disagi al sistema economico, è alla nostra portata», ha detto a questo proposito Rajendra Pachauri, uno dei presidenti del panel, precisando che sarebbe comunque più oneroso ritardare l'intervento sul clima e trovarsi a gestire un aggravamento degli effetti del riscaldamento globale.

Al quinto Rapporto IPCC hanno lavorato per quattro anni 235 studiosi di 58 Paesi, che hanno messo a confronto oltre 10.000 fonti scientifiche sull'argomento, confrontando circa 1.200 scenari possibili a seconda dell'orizzonte politico e tecnologico che si concretizzerà nei prossimi decenni. «Dalla scienza arriva un messaggio chiaro: per evitare pericolose interferenze con il sistema climatico occorre smettere di avere un atteggiamento di sottovalutazione», ha detto uno dei tre co-presidenti del gruppo di lavoro, Ottmar Edenhofer. 

A settembre era già stata divulgata la prima parte del report, che ribadiva le responsabilità antropiche dell'aumento della concentrazione atmosferica dei gas serra e del cambiamento climatico. (Fonte: Silvana Santo, ecodallecitta.it)

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