Filiere certificate carbon footprint

29/07/2016


Il settore agroalimentare è fortemente minacciato dalle problematiche legate al cambiamento climatico in atto e ne è, al contempo, una delle cause. Nonostante l'interesse crescente nei confronti di queste tematiche, ad oggi in Italia sono pochissime le aziende del settore che hanno attivato programmi e azioni interne finalizzati a mitigare le proprie emissioni. Il nostro Paese è ancora indietro in questo campo e deve necessariamente adeguarsi in tempi rapidi alle nuove esigenze.

Tracciare e quantificare le emissioni di CO2, seguendo principi scientifici riconosciuti, è certamente il primo passo nell'implementazione di una credibile strategia di riduzione dell'impatto climatico di una filiera-agroalimentare. Questo è necessario per rispondere alla crescente richiesta di sostenibilità proveniente dal mercato e dal Legislatore, che spinge verso percorsi di neutralizzazione dell'intera filiera. 

I più recenti decreti relativi alle derrate alimentari ed alle filiere, promuovono il circolo virtuoso della filiera sostenibile e possono essere riassunti come segue: 
  • E' considerato premiante il criterio della carbon footprint nei prodotti destinati alla ristorazione collettiva (Decreto Ministeriale sui Criteri Ambientali Minimi, Luglio 2011, in vigore).
  • Sono previste agevolazioni dirette sui costi di fideiussione relativi agli appalti in materia di filiera sostenibile (Articolo 19 del Collegato Ambientale, Dicembre 2015).
  • Vengono offerti, tramite i bandi PSR della nuova programmazione 2014–2020, incentivi alle aziende dotate di certificazioni riferite a sistemi di certificazione volontari come rintracciabilità di filiera (ISO 22005), carbon footprint di prodotto (CFP), ISO/TS 14067. Premiante risulta anche, in questo contesto, la Valutazione del ciclo di vita (LCA) UNI EN ISO 14040:2006 e 14044:2006 e laenvironmental footprint di prodotto (PEF).
In altri termini, la scelta di allinearsi con le esigenze globali della lotta al cambiamento climatico, può risultare fortemente vantaggiosa per le aziende del settore agroalimentare e nell'ambito della Grande Distribuzione Organizzata (GDO). In molti paesi europei la GDO ha dimostrato un interesse e un impegno reale nei confronti dei propri fornitori, incentivando l'efficienza in termini di emissioni di CO2 e di lotta al cambiamento climatico.

E' importante sottolineare che anche le filiere che già hanno ottenuto certificazioni nell'ambito del biologico, del commercio equo solidale o dellaRainforest Alliance dovranno implementare anche la tracciabilità delle proprie emissioni. (Fonte: http://www.freshplaza.it/)