I criteri di sostenibilità dei bioliquidi

16/01/2013

Dall'Unione europea arriva il via libera al sistema di certificazione dei biocombustibili, in linea con le norme di sostenibilità introdotte dalla Direttiva 2009/28/CE sulle fonti rinnovabili. Ma l'Italia rischia di restare indietro.

Com'è noto, tale direttiva ha introdotto l'obiettivo vincolante per l’Europa di raggiungere una quota del 20 per cento di energia rinnovabile rispetto al consumo totale entro il 2020.
L'obiettivo è poi stato declinato in obiettivi nazionali vincolanti per ciascuno Stato membro.

Le fonti rinnovabili di energia che potranno contribuire al raggiungimento di questi obiettivi comprendono, tra le altre, la biomassa solida, il biogas e i bioliquidi. Questi ultimi, però, potranno essere conteggiati solo se rispettano alcuni specifici requisiti di sostenibilità.

Detto in altri termini, i biocarburanti e i bioliquidi utilizzati all’interno del territorio dell'Unione, di produzione locale o importati, per essere computati nell’ambito degli obiettivi nazionali vincolanti in materia di rinnovabili dovranno soddisfare precisi criteri di sostenibilità. Sono quindi esclusi, ad esempio, quelli prodotti in aree contraddistinte da un’elevata biodiversità o di stock di carbonio.

Il problema per il nostro Paese è che il quadro di riferimento risulta ancora piuttosto confuso e incompleto.
Situazione assai rischiosa dal momento che tali criteri di sostenibilità rappresentano un presupposto fondamentale per mantenere il diritto agli incentivi per la generazione di elettricità da bioliquidi, già a partire dal 2012.

Per questo motivo, APER-Associazione Produttori Energia Rinnovabile ha elaborato un prezioso working paper che potrebbe servire da vademecum per il legislatore, chiamato urgentemente a introdurre la normativa richiesta dall'Europa anche nel nostro Paese, evitando così di penalizzare un settore produttivo così rilevante. (Fonte:Miriam Carraretto, dailyenmoveme.com)