La filiera suina SENZA Antibiotic free



La Filiera SENZA nasce dall’azienda italiana Gorzagri, leader nella selezione di genetica suina destinata a produzioni DOP, e nota con il marchio Goland.
 
La Filiera Senza ha deciso di avviare una produzione “Antibiotic free”, pertanto diversa e unica in Italia.
 
CSQA, su richiesta dell’Azienda, ha predisposto un Disciplinare Tecnico (DTP n. 109) per la certificazione del “Suino senza Antibiotico”, con lo scopo di fornire al consumatore finale carne ottenuta da animali allevati in modo molto più restrittivo rispetto a quanto previsto dalla normativa vigente,  assicurando l'assenza di antibiotici a partire dalla fase immediatamente successiva allo svezzamento fino alla macellazione.
 
Abbiamo chiesto ad Attilio Gorza, titolare di SENZA Srl, di raccontarci il loro progetto innovativo.
 
 

Da dove è nata l’idea di una filiera senza antibiotici?

 
L’idea di base che caratterizza questa filiera nasce da un preciso allarme da parte di moltissime organizzazioni nazionali ed internazionali di sanità, prima tra tutte la “World Health Organization”.
 
Si tratta del pericolosissimo aumento di resistenza agli antibiotici da parte di vari agenti patogeni.
 
È una grave situazione, spesso anche causa di mortalità, dovuta principalmente all’abuso di antibiotici e alla conseguente naturale selezione e moltiplicazione di batteri non più sensibili alla loro azione.
 
Abuso collegabile aI troppo frequente, e spesso immotivato, uso di antibiotici da parte della medicina umana ma anche, e soprattutto, dalla veterinaria.
Basta considerare che circa l’80% della produzione globale di antibiotici viene utilizzata negli allevamenti zootecnici.
 
Questo problema viene molto sentito nei paesi anglosassoni dove una forte sensibilizzazione da parte dei consumatori su questa tematica ha dato vita a vari progetti di produzione di carne o di lavorati provenienti da allevamenti che dichiarano il NON uso di antibiotici.
I prodotti ottenuti da allevamenti che non utilizzano antibiotici sono ormai reperibili nelle principali catene di distribuzione degli Stati Uniti.
 

 
Come siete riusciti a realizzare un allevamento di suini senza antibiotici?

 
Innanzitutto  grazie al fatto che la filiera gestisce aziende dall’elevato livello sanitario.
 
Le nostre non sono produzioni “biologiche”, dato che non seguono lo specifico disciplinare di produzione (che comunque ammette fino a due cicli di trattamenti antibiotici), ma di filiere che ricercano il massimo benessere dell’animale, essendo questo un presupposto fondamentale perché NON si ammali e non abbia bisogno di trattamenti antibiotici.
 
Gli aspetti che determinano il successo o meno di questo tipo di allevamento sono il rispetto:
  • del giusto e confortevole spazio destinato agli animali,
  • di una giusta alimentazione,
  • di un giusto ritmo di accrescimento.
 
Dal momento che abbiamo a disposizione suinetti da ingrasso particolarmente sani abbiamo  pertanto deciso di intraprendere questo tipo di allevamento, credendo fortemente nel valore di questa scelta.
 

 
Sarebbe bastata un’autodichiarazione in etichetta: perché avete scelto la certificazione?

 
Abbiamo ritenuto fondamentale assicurare il consumatore che quanto dichiariamo sia realmente attuato: per questo la certificazione terza di CSQA per noi è stata una condizione imprescindibile.
 
Tutti i produttori possono infatti dichiarare che i propri suini o salumi sono senza antibiotici, dato che rispettano il limite massimo di residuo ammesso dalla legge, ma questo non significa assolutamente che non siano mai stati utilizzati antibiotici nella fase di allevamento; anzi, ne è la conferma.
 
Oltre alla quota di residuo ammesso che viene comunque assimilata dall’uomo (e niente è più dannoso del costante uso di un principio attivo a bassissimi dosaggi per favorire la naturale selezione di batteri resistenti), senza una specifica certificazione di totale NON uso di antibiotici si può essere certi che nulla viene cambiato nella normale gestione degli animali allevati.
 
Un ulteriore vantaggio di questa certificazione è nella facile determinazione dell’esattezza di quanto dichiarato e certificato, dato che per il controllo si ricorre anche a precise analisi di laboratorio (zero residuo antibiotico, zero alimenti di origine animale nei mangimi), e non sul rispetto dichiarato di un sistema di allevamento non completamente riscontrabile da analisi.
 

 
Con la scelta di “filiera” avete superato i limiti aziendali: quale valore deriva da questa scelta?

 
Per valorizzare questo sistema di allevamento “Antibiotic free” per noi è diventata imprescindibile la creazione di una filiera in grado di trasformare la carne così ottenuta in prodotti riconoscibili ed apprezzati dal consumatore.
 
Per ottenere un elevato livello qualitativo abbiamo deciso di collaborare con industrie che già da anni lavorano nella trasformazione e che possono garantire lavorazioni di alta qualità e salubrità ai salumi a marchio SENZA.
 
Viste le diverse aziende che collaborano per ottenere i salumi SENZA, abbiamo ritenuto, anche in questo caso, estremamente importante la collaborazione con l’ente di certificazione che garantisce, l’allevamento e il consumatore, sulla corretta tracciabilità di quanto prodotto e commercializzato.
 
Trattandosi di un prodotto nuovo per il mercato Italiano non è facile farsi conoscere dal consumatore, visto anche il limitato budget destinato alla comunicazione, ma ci rende assolutamente ottimisti l’apprezzamento ricevuto da chiunque sia entrato in contatto con i principi che caratterizzano la nostra filiera.