Imballaggio Funzionale

Competizione, riduzione dei costi, incremento di funzionalità e attenzione per l’ambiente sono i fattori che spingono l’innovazione del packaging moderno.

L’utilizzo di materiali biologici e rinnovabili per la produzione di imballaggi (“Bio-based food packaging materials”)soddisfa due temi primari dell’agenda Europea:

  • l’utilizzo del surplus produttivo in campo agrario
  • e la produzione di un maggior valore aggiunto per i prodotti agricoli,
entrambi volti a promuovere lo sviluppo economico del settore agricolo europeo.

Il fatto poi di partire da risorse biologiche permette di incorporare, nel materiale destinato all’imballaggio, la possibilità di essere compostato alla fine del ciclo vita.

Il punto è se siano in grado anche di incontrare gli stessi standard dei materiali utilizzati oggi o addirittura superarli addizionando del valore aggiunto.

Alcune bioplastiche necessitano di migliorare le loro proprietà, soprattutto in termini di resistenza al calore e di barriera.

I polimeri derivanti da fonti rinnovabili (biopolimeri) possono essere divisi in tre categorie principali basate sulla loro origine e sulla loro produzione :
  1. Polimeri direttamente estratti da fonti naturali, vegetali o animali.
  2. Polimeri prodotti tramite sintesi chimica “classica” usando monomeri biologici o bio-derivati .
  3. Polimeri prodotti da microrganismi o batteri geneticamente modificati.
La norma europea EN13432 stabilisce che un materiale è considerato “compostabile” e pertanto riciclabile attraverso il compostaggio dei rifiuti organici solo se soddisfa i requisiti di biodegradabilità (conversione in acqua, anidride carbonica e biomassa mediante l’azione di microrganismi) per cui si raggiunge il 90% di biodegradazione in un tempo massimo di 6 mesi e di disintegrabilità per cui si ottiene una frammentazione e una riduzione delle dimensioni dei residui del materiale tale da determinare la perdita di visibilità nel compost finale.

Per definire poi la qualità del compost ottenuto è necessario analizzare il livello di metalli pesanti (soggetti a limiti specifici di legge), ma anche verificare l’eventuale presenza di effetti ecotossici sulla crescita delle piante e di altri inquinamenti secondari.

Gli imballaggi alimentari realizzati con biopolimeri devono rispondere ai requisiti di sicurezza della legislazione vigente sui materiali destinati al contatto con alimenti (Art.3 del Regolamento 1935/2004).

E’ necessario quindi che tutti i monomeri e le sostanze di partenza siano elencate nella lista delle sostanze autorizzate che possono entrare in contatto con gli alimenti.

Nella lista sono inclusi numerosi materiali di partenza dei biopolimeri come il glucosio, il saccarosio, l’acido lattico, l’albumina, la cellulosa e l’amido; altri componenti possono essere elencati nella lista degli additivi autorizzati (es. gelatine, destrine, pectine, derivati della cellulosa, caseine, amido e derivati, acido lattico e derivati).

La migrazione resta di fatto uno strumento efficace di verifica per valutare l’idoneità al contatto con gli alimenti dei materiali di imballaggio, dato che molti biopolimeri sono idrofilici i risultati dei test potrebbero sovrastimare il fenomeno. Per questo sarebbe auspicabile la messa a punto di metodi di analisi specifici per i biobased materials.

Attualmente il risk assessment sulla sicurezza dei biopolimeri si basa sugli stessi principi di quella dei polimeri convenzionali.

Si deve, però, tener conto delle peculiari caratteristiche dei biopolimeri nella valutazione della idoneità alimentare; il comportamento, in termini di migrazione, di alcuni additivi potrebbe essere diverso quando si trovano immersi in una “matrice” di biopolimeri rispetto a quando si trovano nei materiali convenzionali.

Vedi le norme correlate:

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