Site Security (SS) e Food Defense (FD): oltre la Sicurezza Alimentare

Il problema della Sicurezza del Sito (SS) e della Food Defense (FD) è ormai così rilevante che i due standard di proprietà di catene distributive europee attualmente più diffusi, il BRC Food e l’IFS Food, hanno ritenuto di introdurre nella loro ultima versione 6 requisiti specifici relativi a queste problematiche che avranno un impatto non secondario nelle organizzazioni certificate.

Per la maggioranza delle imprese europee rappresentano infatti una nuova dimensione, in parte poco conosciuta e poco considerata.

La definizione di Sicurezza Alimentare comunemente accettata a livello internazionale è quella elaborata dal World Food Summit nel 1996  secondo la quale essa descrive una situazione in cui “tutte le  persone, in ogni momento, hanno accesso fisico, sociale ed economico ad alimenti sufficienti, sicuri e nutrienti che garantiscano le loro necessità  e preferenze alimentari per condurre una vita attiva e sana” (Fao, 1996).

Se il Sistema HACCP ha lo scopo di  identificare i pericoli non intenzionali fisici, chimici e biologici che sono significativi per la Sicurezza Alimentare, invece il piano di Food Defense ha lo scopo di identificare, mitigare e monitorare le possibili sorgenti di contaminazione intenzionale dei cibi.

L’impresa moderna che vuole affrontare tutti i mercati e gestire da pari a pari il rapporto con i clienti non può non affrontare la Food protection che va oltre il concetto di mera Sicurezza Alimentare prendendo in considerazione anche rischi estranei alla stessa organizzazione quali minacce di attentati, bioterrorismo e in generale difesa del proprio sito da attacchi esterni.

Food Defense è il termine comunemente usato dalla US Food and Drug Administration (USDA), Department of Homeland Security (DHS), per definire le attività connesse alla protezione delle derrate alimentari del proprio paese da atti intenzionali di contaminazione o manomissione.

La USDA Food Safety and Inspection Service definisce la Food Defense come “la protezione dei prodotti alimentari da alterazioni internazionali dovute ad agenti biologici, chimici, fisici o radiologici”.

Atti di contaminazione deliberata dei prodotti alimentari sono ampiamente descritti in letteratura e nelle cronache nazionali ed internazionali il cui  scopo è compromettere la capacità produttiva e commerciale delle organizzazioni con azioni che possono spaziare dal sabotaggio delle linee produttive, all’alterazione del prodotto destinato alle vendite.

Chi li compie può voler arrecare un danno ad una determinata azienda o ad un particolare settore alimentare ma, in entrambi casi, anche se le conseguenze possono essere limitate o contenute (ad esempio pochi casi di malattia conseguente), si generano comunque ansia e psicosi collettive quando gli eventi diventano di pubblico dominio.

La conseguenza è la perdita di fiducia dei consumatori nei confronti delle delle aziende che non hanno protetto adeguatamente il loro prodotto; facile capire quanto una tale evenienza può avere impatto negativo sul business delle imprese coinvolte con possibili perdite sui mercati nazionali fino al blocco delle importazioni da parte di mercati esteri.

Quindi, la protezione dei siti produttivi (stabilimenti, magazzini di stoccaggio, ecc.) e dei mezzi di trasporto degli alimenti da atti di sabotaggio diventano una vera e propria priorità per l’azienda alimentare.

Per le aziende che esportano i loro prodotti negli Stati Uniti, inoltre, esistono obblighi specifici in termini di sicurezza dei siti produttivi, che derivano dall’applicazione delle regole USA contro il bioterrorismo  (v. il Bioterrorism Act).