Acrilammide negli alimenti

15/12/2014

L’acrilammide è un contaminante che si forma nei cibi amidacei dopo lavorazioni ad alta temperatura ed è prodotto dalla stessa reazione chimica che conferisce al cibo la “doratura”, rendendolo più gustoso, durante la normale cottura ad alta temperatura sia nelle cucine casalinghe che nella ristorazione e nell’industria alimentare. Caffè, patate fritte, biscotti, cracker e pane croccante, pane morbido e alcuni alimenti per l’infanzia – soprattutto fette biscottate e biscotti – rappresentano importanti fonti alimentari di acrilammide.
Sulla base del peso corporeo, quella dell’infanzia è la fascia d’età maggiormente esposta.

Gli esperti scientifici dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) si sono riuniti con i soggetti che hanno contribuito alla recente consultazione pubblica sull’acrilammide per esaminarne il centinaio di osservazioni ricevute. I commenti e la riunione di aggiornamento e verifica si sono incentrati sulla recente bozza Efsa  di descrizione dei potenziali rischi per la salute umana derivanti dalla presenza dell’acrilammide negli alimenti e sulla stima dell’esposizione alimentare dell’uomo all’acrilammide. 

La bozza di parere scientifico dell’Efsa del luglio 2014 ha confermato le valutazioni precedenti secondo le quali «sulla base di studi sugli animali, l’acrilammide presente negli alimenti aumenta potenzialmente il rischio di cancro per i consumatori di tutte le fasce d’età».

Alla riunione, oltre ad esperti scientifici e del personale dell’Efsa, hanno partecipato circa 50 soggetti, tra cui rappresentanti di agenzie nazionali per la sicurezza alimentare e di organismi di consulenza scientifica, dell’industria alimentare e del mondo accademico e  privati. Sono stati invitati 9 relatori esterni, che hanno presentato le questioni che avevano sollevato durante la consultazione online, stimolando ulteriori discussioni tra tutti i partecipanti.

Un rappresentante della Commissione europea ha inoltre illustrato gli elementi alla base della richiesta di consulenza all’Efsa  ha spiegato come i gestori del rischio dell’UE intendono procedere, una volta che il parere Efsa  verrà pubblicato nel 2015. La Commissione Ue ritiene che «l’attuazione di misure volontarie volte a ridurre i livelli di acrilammide nei cibi sia “insoddisfacente” e variabile da un operatore del settore alimentare all’altro»  e «discuterà insieme ai gestori del rischio degli Stati membri le ulteriori misure a livello di Ue per ridurre i livelli di acrilammide nei cibi al più basso livello che si possa ragionevolmente ottenere».

Diane Benford, presidente del Panel on Contaminants in the Food Chain (Contam) Efsa è intervenuta al meeting di Bruxelles evidenziando «l’impatto positivo derivante dal coinvolgimento dei soggetti che hanno presentato commenti. La riunione di ci è servita ad ascoltare, discutere, spiegare e comprendere meglio i risultati della consultazione pubblica. Questo ci aiuterà senz’altro a perfezionare la nostra valutazione del rischio e a fornire consulenza scientifica chiara ai gestori del rischio, utile per sviluppare misure normatorie o di altro tipo. Potremmo cercare di spiegare meglio la valutazione dei possibili effetti per la salute, soprattutto in relazione agli studi su esseri umani. Inoltre potrebbe essere utile chiarire ulteriormente la stima dell’esposizione alimentare e la ripartizione e descrizione delle categorie di alimenti».

Gli esperti del Contam sono convinti che «la consultazione permette di tenere conto della più ampia gamma possibile di informazioni e dati prima della redazione conclusiva del parere sull’acrilammide negli alimenti da parte degli esperti dell’EFSA, nella prima metà del 2015». (Fonte: greenreport.it)