CIA: un sistema di certificazione più forte per difendere la qualità agroalimentare

26/07/2012

Nel corso del seminario nazionale a Senigallia, la Cia ricorda che l’Italia detiene il primato europeo di prodotti a denominazione (244) e conta un terzo delle imprese bio operanti nell’Ue. Record messi a dura prova da truffe e contraffazioni alimentari, che “scippano” 3 milioni di euro al giorno alle aziende agricole e minano la fiducia dei consumatori. Il presidente Politi: ecco perché occorre un gioco di squadra tra gli organismi accreditati alla vigilanza, evitando inutili sovrapposizioni. Migliorare le procedure di tracciabilità, l’informatizzazione del sistema e la professionalità degli ispettori. Avanti sulla promozione.

La giornata di lavori a Senigallia è stata presieduta dal presidente della Cia Marche, Nevio Lavagnoli. Dopo il saluto di Maria Giuditta Politi, presidente della Cia di Ancona, la relazione introduttiva è stata tenuta da Giuseppe Cornacchia, responsabile Dipartimento Sviluppo agroalimentare e Territorio della Cia.
Sono intervenuti, tra gli altri, Paolo Petrini (vicepresidente e assessore Agricoltura della Regione Marche); Filippo Trifiletti (direttore Generale Accredia); Pietro Bonato (direttore generale CSQA Certificazioni); Ezio Pelissetti (consigliere delegato Valoritalia); Remo Ciucciomei (presidente IMC) ed Emilio Gatto (direttore generale prevenzione e repressione frodi ICQRF).

Rafforzare e integrare i sistemi di controllo e di certificazione per proteggere al 100 per cento i prodotti di qualità dalla piaga della contraffazione, offrendo garanzie adeguate ai cittadini. Ma anche rafforzare la promozione dei marchi Dop e Igp meno conosciuti, per favorire uno sviluppo diffuso di tutte le eccellenze italiane a tavola. Solo così si tutela davvero la filiera agroalimentare “made in Italy”, dai produttori ai consumatori. E’ questo il messaggio lanciato dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori al seminario “La qualità nel piatto”, che si è tenuto oggi a Senigallia alla Rotonda a Mare, alla presenza del presidente nazionale Giuseppe Politi.

A finire più spesso nel mirino delle frodi alimentari sono proprio i prodotti di qualità regolamentata, le Dop e le Igp, il biologico: cioè quelli che dovrebbero offrire un’assoluta garanzia di sicurezza alimentare, che è il criterio al primo posto nelle scelte di consumo per otto italiani su dieci. Invece i diffusi fenomeni di agropirateria -spiega la Cia- minano la fiducia dei cittadini, disorientati dalle ricorrenti notizie di scandali e truffe, e soprattutto compromettono l’immagine del nostro sistema agroalimentare in patria e all’estero. Non bisogna dimenticare che l’Italia, con 244 denominazioni, è prima in Europa per numero di prodotti certificati tra Dop (153), Igp (89), Stg (2) e, da sola, conta un terzo delle imprese “bio” operanti in tutta l’Ue.

Ecco perché -continua la Cia- bisogna incrementare e potenziare i meccanismi di controllo e di certificazione, migliorando l’operatività degli organismi accreditati e l’efficacia della vigilanza pubblica, in un sistema sinergico ed efficiente finalizzato alla difesa delle nostre filiere di qualità. Una scelta che non si può più rimandare, considerato che le cifre delle truffe sono in costante aumento: ad oggi i sequestri di prodotti alimentari sofisticati superano il valore di un miliardo di euro l’anno e, nel 2011, sono state portate a termine dalle forze dell’ordine ben 13.867 operazioni, un numero più che triplicato rispetto all’anno precedente. Veri e propri “inganni a tavola” che gravano pesantemente sul settore agricolo, sottraendo ai produttori italiani l’equivalente di 3 milioni di euro al giorno.

Ma l’eccellenza agroalimentare del Belpaese non va solo garantita tramite controlli e certificazioni, va anche promossa. Una ricerca citata dalla Corte dei Conti, infatti, riporta che solo il 5,6 per cento dei cittadini europei conosce i marchi Dop e Igp e solo il 16 per cento il marchio “bio”. Per questo -osserva la Cia- è necessario lavorare a un’efficace strategia a livello comunitario mirata a promuovere i nostri prodotti “stellati”, tanto più adesso che il “Pacchetto Qualità” in via di definizione da parte dell’Ue sta ampliando ulteriormente l’orizzonte della qualità regolamentata: prodotti di montagna, prodotti di fattoria, prodotti di area.

Insomma, promozione da un lato e controlli puntuali dall’altro. E proprio sulle proposte specifiche per rafforzare la “rete” di tutela del nostro agroalimentare si è soffermato Politi, che ha tenuto le conclusioni del seminario. “La Cia -ha affermato il presidente nazionale della Confederazione- è impegnata sul piano politico e professionale per migliorare il sistema di controllo e certificazione delle filiere di qualità italiana. I prodotti Dop e Igp, i vini a denominazione e gli alimenti biologici sono le componenti fondamentali del nostro ‘made in Italy’ e per potersi diffondere sia in Italia che all’estero, hanno bisogno della fiducia dei consumatori”.

“Un sistema di controlli efficace accresce la fiducia nei consumatori, ma è funzionale anche ai produttori -ha proseguito Politi- perché crea barriere alle infiltrazioni malavitose, smaschera tempestivamente i pochi ‘furbi’ e premia i tanti produttori onesti e impegnati nella qualità”.

Oggi “occorre che i controlli effettuati dalle istituzioni pubbliche e quelli degli organismi di certificazione della qualità siano integrati, senza sovrapposizioni, ma con un efficace ‘gioco di squadra’. Allo stesso tempo -ha evidenziato il presidente della Cia- bisogna migliorare le procedure di tracciabilità, l’informatizzazione del sistema, la professionalità degli ispettori” e poi “risolvere i problemi ancora esistenti di terzietà e indipendenza”. Ora “abbiamo un eccesso di controlli burocratici, spesso poco efficaci: esattamente il contrario di quello di cui abbiamo bisogno”

Quanto ai costi della qualità, “sono necessari -ha concluso Politi- ma vanno ridotti al minimo indispensabile, soprattutto occorre utilizzare i finanziamenti previsti nei Psr per le filiere certificate. Attualmente, incredibilmente, a meno di due anni dalla fine del periodo di programmazione 2007-2013 abbiamo speso solo il 5,2 per cento di fondi stanziati (6 milioni di euro su oltre 120 programmati nei Psr)”. (Fonte: CIA)