Dop e Igp: L'Italia locomotiva d'Europa

06/11/2014

L’Italia resta salda al comando della classifica europea delle produzioni certificate, che crescono a un ritmo serrato che non ha rivali tra i Paesi Ue. Con il riconoscimento dell’Indicazione geografica protetta alla Piadina romagnola e alla Salama da sugo, i marchi Dop e Igp italiani volano a quota 266.

Allungando sempre di più la distanza da Francia e Spagna e diventando “intoccabile” rispetto a Stati come la Germania o il Regno Unito: Parigi, infatti, si ferma a 207 riconoscimenti e la Spagna a 162. Ancora più dietro Berlino con solo 99 prodotti a denominazione, a dimostrazione che almeno nel “food” di qualità è l’Italia la vera “locomotiva d’Europa”.
Ma anche l’Inghilterra si ferma a 45 certificazioni Dop e Igp, l’Irlanda a 5 e addirittura Romania e Bulgaria ne hanno solo una a testa. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, in occasione della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dell’Ue dei due nuovi riconoscimenti Igp.

E’ un primato che conferma ancora una volta l’eccellenza dell’agroalimentare “made in Italy” rispetto ai nostri competitor -spiega la Cia- e dimostra quanto sia importante, soprattutto con la crisi economica, investire e sostenere il segmento delle Dop e Igp. Già ora i prodotti italiani certificati hanno un fatturato al consumo che si avvicina ai 13 miliardi di euro l’anno, di cui il 35 per cento legato all’export.
Ma questo giro d’affari potrebbe crescere molto di più: basterebbe da una parte potenziare gli strumenti di promozione e marketing a sostegno delle nostre Dop e Igp ancora sconosciute e dall’altra intensificare la lotta alla contraffazione.

Oggi, infatti, il 97 per cento del fatturato complessivo del paniere Dop e Igp italiano è legato esclusivamente a una ventina di prodotti: Parmigiano Reggiano, Grana Padano, Aceto Balsamico di Modena, Mela Alto Adige, Prosciutto di Parma, Pecorino Romano, Gorgonzola, Mozzarella di Bufala Campana, Speck Alto Adige, Prosciutto San Daniele, Mela Val di Non, Toscano, Mortadella Bologna, Bresaola della Valtellina Igp e Taleggio.

Ecco perché -osserva la Cia- adesso occorre sviluppare le tante certificazioni meno conosciute ma suscettibili di forte crescita, non solo aggregando le filiere e incrementando Consorzi partecipati da tutte le componenti produttive, ma soprattutto rafforzando la politica di promozione in primis sulle vetrine internazionali.

Ancora più importante, poi, bisogna proseguire con la “tolleranza zero” verso chi imita i prodotti d’eccellenza “made in Italy”, facendo concorrenza sleale alle nostre imprese e compromettendo il prestigio di tutto il sistema agroalimentare dentro e fuori i confini nazionali -sottolinea la Cia-. Solo in Italia la contraffazione alimentare fattura più di un miliardo di euro, senza contare i danni provocati dall’italian sounding nel mondo che “vale” 60 miliardi l’anno. (Fonte: Newsfood.com)