E' Italiano il cibo meno contaminato in UE

13/06/2014

Dopo il primato in Europa dell’anno scorso sulla sicurezza alimentare, con il numero di prodotti agroalimentari con i residui più bassi, l’Italia migliora ancora: i residui chimici oltre il limite calano da un già basso 0,3 per cento ad addirittura uno 0,2%.

Tali risultati sono 9 volte inferiori a quelli della media europea, che peggiora, passando dall’1,6% di irregolarità dello scorso anno all’1,9% e addirittura oltre di 32 volte inferiori a quelli extracomunitari (6,5 per cento di irregolarità).

E’ quanto emerge da una elaborazione della Coldiretti sulle analisi condotte dall’Efsa, l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare, pubblicate nel Rapporto annuale sui residui di pesticidi negli alimenti, e sulla base del piano coordinato europeo dei controlli sui residui fitosanitari. 

Secondo i dati contenuti nel rapporto un prodotto su due che circola nel Vecchio Continente è - sottolinea la Coldiretti - completamente privo di “tracce” di residui chimici da fitofarmaci mentre il 98,1 per cento dei campioni esaminati presenta residui entro i limiti, con la percentuale che sale addirittura al 99,8 per cento nel caso dell’Italia che conquista il primato e scende al 93,5 per cento per la media dei Paesi extracomunitari.
                   
L’Italia non ottiene per caso la palma d’oro: vedendo calare da oltre 15 anni consecutivi l’uso dei fitosanitari ad uso agricolo, come reso noto dagli ultimi dati Istat disponibili.
Nel 2012, la quantità dei prodotti fitosanitari distribuiti per essere utilizzati nella protezione delle coltivazioni agricole risulti in calo del 5,7% rispetto all’anno precedente e addirittura del 19,8% se confrontandosi con il 2002.

Inoltre, diminuisce sia la quantità di prodotti nocivi, sia di quelli molto tossici e tossici (rispettivamente del 15,6% e 3,8%). Si riduce anche la quantità dei principi attivi consentiti in agricoltura biologica e contenuti nei prodotti fitosanitari (-8% rispetto al 2011). La contrazione dei principi attivi, insieme con quella dei formulati che li contengono, determina anche una riduzione nella concentrazione delle sostanze attive contenute nei prodotti fitosanitari, che, rispetto al 2011, scende dal 49,6 al 46,1%.
 
Se si vanno ad analizzare i singoli paesi il dato peggiore viene fatto segnare dai peperoni vietnamiti che in oltre la metà dei casi (61,5 per cento) sono risultati con valori oltre i limiti ammessi, ma lo stesso discorso vale anche per il basilico (irregolare nel 59,5 per cento dei casi) e l’okra indiana (43,3 per cento dei casi). Risultano poco salubri anche la melagrana dalla Turchia (40,5 per cento di superamento dei limiti) ed i piselli dal Kenya (40,4% per cento, i fichi brasiliani (30,4%) ed il frutto della passione dalla Colombia (25%).                        
 
Per le analisi Efsa ha usato il sistema di analisi cumulativa del rischio introdotto l’anno scorso, che consente di valutare insieme gli effetti combinati di una esposizione incrociata a diversi agenti chimici che hanno proprietà tossicologiche simili. Il risultato - sostiene la Coldiretti - è incoraggiante per i produttori agricoli italiani che vedono così premiato il loro impegno per garantire la qualità e la sicurezza alimentare ma preoccupa per la crescente flusso di importazioni di prodotti alimentari dall’estero, spesso a basso costo e con minori garanzie, favorito dalla crisi. (Fonte: sicurezzaalimentare.it)