EFSA, nessun pericolo dal bisfenolo A

23/01/2015

Nella nuova, completa valutazione sull’esposizione dei consumatori al bisfenolo A (BPA) e la tossicità della sostanza, l’EFSA ha concluso che il BPA non rappresenta un rischio per la salute della popolazione di alcuna fascia di età (inclusi feti, neonati e adolescenti), ai livelli attuali di esposizione. L’esposizione attraverso la dieta o l’insieme delle varie fonti (dieta, polvere, cosmetici e carta termica) è nettamente al di sotto del livello di sicurezza (la “dose giornaliera tollerabile” o DGT).
 
Benché nuovi dati e metodologie affinate abbiano portato gli esperti dell’EFSA a ridurre considerevolmente il livello di sicurezza del BPA da 50 microgrammi per chilogrammo di peso corporeo al giorno (µg/kg di pc/giorno) a 4 µg/kg di pc/giorno, le stime più elevate dell’esposizione alimentare e dell’esposizione attraverso un complesso di fonti (definita “esposizione aggregata” nel parere dell’EFSA) sono da 3 a 5 volte inferiori alla nuova DGT.

Nel calcolo della DGT sono state quantificate e tenute in considerazione le incertezze scientifiche riguardanti i potenziali effetti del BPA a carico della ghiandola mammaria e dei sistemi riproduttivo, metabolico, neurocomportamentale e immunitario. Inoltre la DGT è stata calcolata in via provvisoria, in attesa dell’esito di uno studio di lungo termine sui ratti che contribuirà a ridurre tali incertezze.

Perché l’EFSA ha eseguito questa valutazione del rischio?

Il BPA è un composto chimico usato nella produzione di materiali a contatto con gli alimenti come la plastica per stoviglie riutilizzabili e i rivestimenti interni, in genere protettivi, per lattine. Il BPA è inoltre ampiamente usato nella carta “termica” solitamente utilizzata per scontrini e ricevute fiscali. I residui di BPA possono migrare negli alimenti e nelle bevande ed essere ingeriti dai consumatori; il BPA proveniente da altre fonti, tra cui la carta termica, i cosmetici e la polvere, può essere assorbito attraverso la cute e per inalazione.

La dott.ssa Trine Husøy, membro del gruppo di esperti scientifici dell’EFSA che si occupa di materiali a contatto con gli alimenti (gruppo CEF) nonché presidentessa del gruppo di lavoro sul BPA, ha affermato: “Il nostro gruppo ha deciso di procedere a una nuova valutazione della sicurezza del BPA alla luce del massiccio volume di nuovi studi di ricerca apparsi negli ultimi anni.”

Per garantire la massima apertura e trasparenza, nel corso di questa valutazione del rischio l’EFSA ha tenuto approfondite consultazioni e discussioni con le autorità nazionali e le parti interessate, così da tener conto della più ampia gamma possibile di pareri e informazioni scientifiche. Secondo la dott.ssa Husøy “il processo di consultazione pubblica ci ha aiutato ad affinare la nostra valutazione grazie ai dati supplementari pervenutici e a chiarire meglio importanti aspetti del parere, tra cui le incertezze scientifiche residue”. (Una relazione sulla consultazione pubblica è disponibile di seguito.)

Una valutazione affinata della tossicità del BPA

Dopo aver esaminato un rilevante corpus di nuove informazioni scientifiche sugli effetti tossici del BPA, il gruppo di esperti scientifici CEF ha concluso che è probabile che dosi elevate di BPA (superiori di centinaia di volte alla DGT) causino effetti dannosi su reni e fegato e, negli animali, anche sulla ghiandola mammaria.

La dott.ssa Husøy precisa che gli studi che indicavano il BPA come responsabile di altri effetti dannosi sulla salute erano meno convincenti. “Al momento gli effetti sui sistemi riproduttivo, nervoso, immunitario, metabolico e cardiovascolare, oltre che il potenziale cancerogeno, non sono considerati probabili, ma le prove disponibili non permettono di escluderli. Pertanto tali effetti rientrano tra le aree di incertezza riguardo ai pericoli collegati al BPA e quindi se ne è tenuto conto nella valutazione”.

Il gruppo di esperti scientifici ha altresì valutato la possibilità che dosi diverse di BPA provochino risposte impreviste, per esempio effetti dannosi indotti dal BPA soltanto a basse dosi (la cosiddetta “dose-risposta non lineare” o correlazioni NMDR). Gli esperti sono giunti alla conclusione che i dati disponibili non forniscono prove dell’esistenza di tali correlazioni per quanto concerne gli effetti sulla salute considerati.

Esposizione: più chiaro il quadro dell’esposizione alimentare, più incerto quello relativo alle fonti non alimentari

Nel 2006, quando l’EFSA ha valutato per l’ultima volta l’esposizione alimentare al BPA, erano disponibili meno informazioni e gli esperti dell’EFSA sono stati costretti a formulare varie ipotesi di tipo prudenziale sul consumo e sui livelli di BPA negli alimenti. “Grazie a un numero notevolmente maggiore di dati di migliore qualità siamo stati in grado di aggiornare e calcolare con più accuratezza l’esposizione alimentare al BPA per tutti i gruppi della popolazione”, ha spiegato la dott.ssa Husøy. “Di conseguenza oggi sappiamo che l’esposizione alimentare è da quattro fino a quindici volte minore rispetto a quella a suo tempo calcolata dall’EFSA, a seconda della fascia di età dei consumatori.”

Per la prima volta l’EFSA ha considerato l’esposizione al BPA anche da fonti non alimentari. A questo proposito, tuttavia, la dott.ssa Husøy ha sottolineato: “Mancano dati sull’esposizione cutanea (per esempio, la quantità di BPA assorbita dall’organismo attraverso la cute per contatto con la carta termica), il che aumenta l’incertezza dei calcoli relativi all’esposizione attraverso la carta termica e i cosmetici”.

Quantificare le incertezze e tenerne conto

Gli esperti dell’EFSA hanno utilizzato nuove metodologie per tener conto delle incertezze concernenti i potenziali effetti sulla salute, la stima dell’esposizione e la valutazione dei rischi per l’uomo. La dott.ssa Husøy ha dichiarato che “analizzando singolarmente le incertezze e avvalendosi del giudizio di ciascun esperto, il gruppo scientifico è stato in grado di quantificare le incertezze e di tenerne conto nella valutazione del rischio e nella determinazione della DGT”.

L’EFSA ridefinirà la DGT provvisoria tra due o tre anni, quando saranno disponibili i risultati di uno studio di ricerca di lungo termine condotto nell’ambito del programma nazionale di tossicologia degli Stati Uniti (US National Toxicology Program). Si prevede che questo studio possa sciogliere molte delle incertezze che permangono sugli effetti tossici del BPA.
Nel corso di tale processo l’EFSA e l’Agenzia francese per la sicurezza sanitaria dell’alimentazione, dell’ambiente e del lavoro (ANSES) si sono confrontati sulle rispettive valutazioni del BPA. Il verbale di tali dibattiti è disponibile qui di seguito.
L’EFSA ha predisposto una sintesi non tecnica (destinata ai “non addetti ai lavori”) del suo parere scientifico per facilitarne la comprensione, e affronta ulteriori aspetti di questo lavoro scientifico nelle Domande frequenti sul BPA.
(Fonte: EFSA)