Etichettatura: a rischio lo stabilimento?

23/01/2014

Con l’entrata in vigore -prevista da dicembre 2014- del Regolamento 1169/2011, “Informazione Alimentare ai Consumatori”, verrà fatto obbligo di indicare in etichetta soltanto la azienda produttrice (“la casa madre”), con riferimenti geografici per la localizzazione della stessa.

Mentre va a scomparire indicazione dello stabilimento specifico di produzione, qualora diverso da quello dell’azienda produttrice in senso lato.

La norma- che di fatto era prevista anche dalla precedente direttiva europea, è stata però in passato filtrata dalla normativa italiana, più restrittiva. Infatti, in deroga al art. 3 par. 1 della Direttiva 2000/13 per l'Italia, l'indicazione della sede dello stabilimento di produzione (decreto 109/92, art.3.1 lettera f) è ritenuta da indicarsi. Questa scelta rifletteva la volontà di una maggiore trasparenza al consumatore.

Cosa cambierà- se le cose effettivamente vanno nella direzione voluta dal Regolamento UE, che si applicherà appunto dal prossimo dicembre? Per capirlo, bisogna intendere il ruolo della doppia indicazione (sede aziendale, nome produttore o ragione sociale / stabilimento di produzione-di confezionamento).

Consapevolezza dei consumatori
Intanto, una doppia indicazione riesce a garantire una maggiore consapevolezza dei consumatori, con un minore livello di opacità nella catena alimentare di fornitura. E’ un aspetto che permette di legare il prodotto ai territori, e rappresenta pertanto un elemento utile per visualizzare i vari passaggi (o almeno alcuni) della filiera. E così geo-referenziando il prodotto alimentare in modo più preciso.Questo in aggiunta alle indicazioni, volontarie od obbligatorie sull’origine del prodotto stesso. Ma vi è dell’altro.
 
Poi, la via “Italiana” consentiva un incentivo a stabilire relazioni più eque lungo la stessa filiera alimentare: si ripristinava insomma il potere contrattuale dei fornitori a valle.
 
Ma l’indicazione dello stabilimento è utile anche in caso di crisi alimentari e richiami di prodotto. La scorsa estate non a caso, il Ministero della Salute, circa l’allarme botulino ha invitato a non consumare prodotti non in base al marchio del venditore, ma in base al nome dell'azienda produttrice (che denota il luogo, il contesto produttivo di reale fabbricazione). Invitando a controllare in particolare il lotto, la scadenza ed il nome del produttore sul retro del vasetto.

Non ultimo: in caso di crisi alimentare, come Mucca Pazza e diossina negli anni scorsi, l'indicazione del luogo di fabbricazione circoscrive meglio  i produttori e i lotti da "mettere al bando", salvando invece le aziende e imprese "sane".

Cosa accadrà?
Se il Ministro della Salute precedente aveva speso alcune parole di apertura al mantenimento dello schema dell’indicazione dello stabilimento, bisogna anche ricordare che l’indicazione dello stabilimento era stata accettata dalla CE, proprio per una maggiore tutela della sicurezza alimentare, come ipotizzato dal Governo italiano e su richiesta delle associazioni di categoria.

Di conseguenza, e stanti le possibilità offerte dal Regolamento 1169 nell’ambito degli schemi volontari di informazione addizionale al consumatore (come quello dell’Inghilterra sui semafori in etichetta), si spera che l’indicazione dello stabilimento potrà essere mantenuta.  (Fonte: sicurezzaalimentare.it)