Etichettatura agrumi, Tribunale UE

18/11/2014

La Commissione Europea è legittimata a rendere obbligatoria l’etichettatura degli agrumi che sono oggetto di un trattamento post-raccolta mediante agenti conservanti o altre sostanze chimiche. Tale obbligo assicura un livello uniforme ed elevato di tutela dei consumatori dentro e fuori dall’UE e non è discriminatorio. Con questa sentenza il Tribunale dell’UE dà torto alla Spagna che chiedeva l’annullamento dell’obbligo, considerandolo discriminatorio rispetto agli produttori ortofrutticoli, che pure ricorrono a trattamenti post-raccolta.

Una norma comunitaria sulla commercializzazione degli agrumi (limoni, mandarini e arance) stabilisce che gli imballaggi di tali frutti devono recare un’etichettatura che indichi gli agenti conservanti o le altre sostanze chimiche utilizzati nel trattamento post-raccolta (nel caso in cui ci sia stato). Ma una norma adottata dalla CEE-ONU (Commissione economica per l’Europa delle Nazioni Unite, che riunisce attualmente 56 Paesi dell’Europa) si è discostata da tale imposizione, rendendola facoltativa.

La Spagna, quindi, ha chiesto al Tribunale l’annullamento dell’obbligo. Con la sentenza di oggi, il Tribunale respinge il ricorso della Spagna, precisando che la Commissione non era obbligata ad adottare, a livello dell’Unione, una norma di commercializzazione degli agrumi identica alla norma CEE-ONU.

La Spagna contesta alla Commissione di aver violato il principio della parità di trattamento e di non discriminazione ingiustificata tra produttori: secondo tale Stato membro, solo i produttori di agrumi sono tenuti all’obbligo di etichettatura, nonostante anche altri frutti siano oggetto di un trattamento post-raccolta con sostanze chimiche. Inoltre, secondo la Spagna, l’etichettatura obbligatoria potrebbe indurre il consumatore a credere che gli agrumi siano gli unici frutti ad essere trattati con prodotti chimici dopo la raccolta, il che ne pregiudicherebbe la commercializzazione e il consumo, ponendoli in una situazione concorrenziale sfavorevole.

Il Tribunale rileva che l’obiettivo perseguito dall’etichettatura obbligatoria è di garantire una migliore informazione dei consumatori degli agrumi, attirando, se è il caso, la loro attenzione sul fatto che sono stati oggetto di un trattamento post-raccolta con agenti conservanti o altre sostanze chimiche. Ciò è necessario perché gli agrumi presentano alcune particolarità dal punto di vista del trattamento post-raccolta: la buccia degli agrumi, normalmente, non è consumata con la polpa, ma è gettata tra i rifiuti, come accade per molti altri frutti (banane, angurie, meloni). Spesso la buccia degli agrumi ha un impiego specifico in cucina e può essere utilizzata per preparare marmellate e liquori (come il limoncello) o per aromatizzare determinati preparati culinari come i biscotti o le zuppe.

Dunque rispetto all’obiettivo di informare i consumatori sulle sostanze utilizzate in trattamento post-raccolta, i produttori di agrumi si trovano in una situazione diversa da quella di altri produttori ortofrutticoli. Di conseguenza, il principio della parità di trattamento e di non discriminazione non è violato.

Il Tribunale ritiene che non sia stato violato neppure il principio di proporzionalità poiché esistono per quasi tutti gli ortofrutticoli etichette speciali che consentono di indicare che sono prodotti dell’agricoltura biologica e che non sono stati trattati con sostanze chimiche. Pertanto, i consumatori sono in generale coscienti del fatto che gli ortofrutticoli privi di siffatta etichetta possono aver subito un trattamento chimico. Notando l’etichettatura speciale degli agrumi, i consumatori non riterranno erroneamente che gli ortofrutticoli privi di siffatta etichettatura non siano stati trattatati con sostanze chimiche.

La Spagna sostiene infine che l’obbligo di etichettatura, riguardando anche gli agrumi destinati all’esportazione, comporta uno svantaggio concorrenziale per gli agrumi provenienti dall’UE nei mercati dei paesi terzi in cui non è richiesta un’etichettatura analoga a quella imposta dalla legislazione europea: il consumatore del paese importatore potrebbe avere l’impressione erronea che i prodotti provenienti da paesi terzi non siano stati trattati con sostanze chimiche dopo la raccolta. Ciò potrebbe indurre i consumatori a preferirli a quelli provenienti dall’UE.

Il Tribunale dichiara che il livello elevato di tutela dei consumatori garantito dalle politiche comunitarie dev’essere assicurato ai consumatori che si trovano tanto all’interno quanto all’esterno dell’UE. L’etichettatura concernente l’eventuale trattamento post-raccolta degli agrumi è necessaria ad assicurare una tutela adeguata dei consumatori. È, quindi, inaccettabile distinguere a tal fine tra i consumatori che si trovano all’interno e all’esterno dell’Unione. Inoltre, tale livello uniforme ed elevato di tutela dei consumatori contribuisce alla conservazione e al rafforzamento della loro posizione sui mercati internazionali, rientrando in un’immagine di qualità e di affidabilità dei prodotti provenienti dall’UE. Tale immagine rischierebbe di essere danneggiata nell’ipotesi in cui la salute dei consumatori all’esterno dell’Unione fosse minacciata a causa della mancanza di un’etichettatura concernente il trattamento post-raccolta degli agrumi provenienti dall’Unione. (Fonte: helpconsumatori.it)