GlobalGAP e le imprese ortofrutticole

21/07/2016


Lo standard di Buone Pratiche Agricole (G.A.P.) GlobalGAP è ancora marginale se si considera tutto il comparto agricolo che comprende le produzioni cerealicole, quelle per l'industria, olivo da olio, vite da vino etc.. Al contrario, è senza dubbio da considerare come rilevante nell'ambito dell'ortofrutta.

E' quanto emerge dall'intervista rilasciataci dal dott.Alessandro Mattiazzi, standard technical manager di CSQA Certificazioni, scheme manager GlobalGAP, membro del NTWG IT di GlobalGAP.
 
In merito alla possibilità di "scattare una fotografia" dell'attuale diffusione di questo standard tra le imprese agricole, Mattiazzi precisa: "Purtroppo non disponiamo di dati aggiornati, inoltre nella lettura dei dati è necessario considerare che GlobalGAP prevede la possibilità di certificare la singola azienda (Opzione 1) e le organizzazioni quali cooperative, consorzi, OP, filiera (Opzione 2)". 

Per cui normalmente GlobalGAP pubblica due tipi di dati:
  • numero di produttori a sistema (dato non ufficiale 160.000, per l'Italia circa 18.000/20.000)
  • numero di certificati emessi (dato non ufficiale aggiornato ad autunno 2015: 44.000 certificati a livello globale, 3000 circa in Italia).
L'Italia oggi figura ai primi posti a livello globale come numero di produttori a sistema nel confronto con i paesi più vocati, come la Spagna.

Circa la sensibilità delle imprese nei confronti del GlobalGAP, esso viene percepito come uno standard necessario per accedere ad alcuni mercati per cui le aziende tendono a vederlo come il "rispetto di un requisito contrattuale". 

L'esperto sottolinea: "Tuttavia sono molte le aziende e le organizzazioni che utilizzano e hanno sfruttato GlobalGAP come standard di base per l'adozione delle buone pratiche agricole e come strumento per dare evidenza in modo ordinato della conformità ai molteplici vincoli che caratterizzano le produzioni ortofrutticole".

Ha destato una certa apprensione l'introduzione della nuova versione 5 dello standard che presenta alcuni aspetti problematici, ad esempio in merito alle analisi delle acque per irrigazione e trattamenti fitosanitari. 

"A questo proposito - spiega Mattiazzi - va segnalato che il Gruppo di Lavoro Nazionale di GlobalGAP, a cui partecipano diversi stakeholder della filiera, sta lavorando interfacciandosi con GlobalGAP per produrre delle Linee Guida nazionali che dovrebbero facilitare l'adozione dello standard in Italia". 

Tempistiche e vantaggi della certificazione
Diversamente da quanto si possa immaginare, i tempi per l'ottenimento della certificazione possono essere anche abbastanza rapidi: prevedono la registrazione dell'azienda sul portale GlobalGAP, l'esecuzione della verifica e - dopo la chiusura di eventuali rilievi - l'emissione del certificato annuale. 

"I tempi pertanto - spiega il manager - non sono dettati più di tanto da aspetti "burocratici" ma dipendono: 1) dal tempo necessario all'azienda per adeguarsi ai singoli punti della check list (sono più di 200); 2) dai vincoli dettati dal regolamento dello standard, ad esempio legati all'obbligo di sostenere la verifica di certificazione in fase di raccolta e lavorazione del prodotto".

Tra gli indubbi vantaggi della certificazione figura la possibilità di rispondere alle richieste provenienti dai clienti europei, che sempre più richiedono l'adozione di standard internazionali. GlobalGAP infatti definisce lo standard di produzione dei prodotti ortofrutticoli condiviso e accettato dai maggiori gruppi della distribuzione europea.

Mattiazzi segnala anche altri due aspetti degni di nota:
  • L'integrazione e le sinergie con le regole della Produzione Integrata per la produzione e commercializzazione di ortofrutta e prodotti freschi in genere.
  • Il protocollo GlobalGAP rappresenta una vera e propria Linea Guida per le Buone Pratiche Agricole.
"Lo standard nel complesso è impegnativo per cui lo richiedono le aziende che hanno una vocazione/ambizione ai mercati della GD, soprattutto quella straniera. Come detto sopra, la certificazione è vista come richiesta del cliente, ma le organizzazioni riconoscono anche i benefici legati a questa certificazione. In alcuni territori è evidente la crescita delle aziende che un decennio fa sono state "forzate" verso le certificazioni. In alcuni settori, ad esempio quello dei prodotti della quarta gamma, la certificazione è estremamente diffusa e può essere considerato uno strumento così consolidato da essere quasi dato per scontato". 

La catena di custodia GlobalGAP (CoC)
GlobalGAP è uno standard di buone pratiche agricole quindi ha una collocazione logica a livello di produzione agricola, ma si poneva il problema di garantire il prodotto dal cancello dell'azienda agricola fino alla distribuzione. Ecco dunque come nasce la cosiddetta "catena di custodia", ossia la raccolta sistematica di evidenze che consentono di documentare la storia del prodotto lungo le varie fasi della produzione e distribuzione commerciale.

L'esperto CSQA precisa: "Lo scopo della catena di custodia è proprio quello di consentire alle aziende della filiera di garantire ai propri clienti l'"origine GlobalGAP" del prodotto. La catena di custodia GlobalGAP (CoC) è già disponibile da qualche anno, e stiamo registrando una forte crescita di queste certificazioni". 

Il modulo volontario GRASP
Con riferimento al modulo volontario GRASP (GlobalGAP Risk Assessment on Social Practice), Mattiazzi conclude: "I clienti lo stanno chiedendo alle aziende certificate. Del resto era abbastanza prevedibile una reazione simile dopo la difficile annata del 2015 dal punto di vista delle tematiche sociali. Anche in questo caso registriamo numeri in crescita e attendiamo che anche le grandi organizzazioni inizino a confrontarsi con questo protocollo. La GD tedesca (ALDI Nord, ALDI Sud, LIDL, GLOBUS) sta già chiedendo ai fornitori certificati GlobalGAP di integrare le loro certificazioni con il modulo Grasp".

(fonte: http://www.freshplaza.it/, Autore: Rossella Gigli)