I nanomateriali sono sicuri?

18/10/2012

Pubblicata dalla Commissione Europea una comunicazione al Parlamento Europeo, al Consiglio e al Comitato Economico e Sociale Europeo sul “Secondo esame regolamentare relativo ai nanomateriali”.

Il documento aggiorna quanto rilevato nel precedente esame del 2008, valuta l’adeguatezza e l’attuazione della legislazione dell’UE sui nanomateriali e dà una risposta alle preoccupazioni espresse dal Parlamento europeo, in merito alla mancanza di informazioni sull’utilizzazione e la sicurezza di questa forma di sostanze.

Per quanto riguarda la definizione di nanomateriali il documento non apporta cambiamenti rilevanti ma annuncia che nel 2014 la definizione sarà arricchita alla luce delle nuove esperienze e ricerche scientifiche.

Circa 11 milioni di tonnellate è la stima della quantità annua di nanomateriali prodotti nel mondo, sviluppando un valore di mercato di circa 20 miliardi di euro. Tre i principali gruppi presenti sul mercato, classificati in base alla loro diffusione:
  • nel primo gruppo rientrano i nanomateriali “tradizionali” largamente diffusi sul mercato ormai da molte decadi, tra questi il nerofumo usato come riempitivo in gomme e polimeri e il silicio amorfo usato nell’industria della carta, in vernici e adesivi, e nell’industria alimentare;
  • nel secondo gruppo rientrano sostanze la cui diffusione è in rapido sviluppo, quali quelle usate nei filtri solari (nanotitanio e nanozinco), o utilizzati pe la conduttività elettrica, o come disinfettanti quali il nanoargento;
  • nel terzo gruppo ricadono i nanomateriali di ultima generazione i cui impieghi spaziano in ambiti diversi dalla green economy nella costruzione dei pannelli solari alle più innovative tecnologie mediche di diagnostica e terapia antitumorale.
I nanomateriali rivestono un’importanza sempre più rilevante nella vita quotidiana di ognuno, per la ricerca e non da ultimo per l’economia globale. L’industria che ne è a capo rappresenta un settore florido e in rapida espansione: solo in Europa sono migliaia i lavoratori direttamente impiegati nel settore. Molte le PMI nate e il valore dei prodotti basati sulle nanotecnologie dovrebbe aumentare nel prossimo futuro e passare da un volume di 200 miliardi di euro rilevato nel 2009 a 2 trilioni di euro entro il 2015.

Sono quindi numerosi i vantaggi dell’utilizzo di nanomateriali sia per l’avanzamento tecnologico che per lo sviluppo economico. Ma quanto sappiamo sulla loro sicurezza?

Già dal 2004 sono diversi gli organismi che si sono impegnati  per valutarne eventuale pericolosità: il Comitato Scientifico dei Rischi Sanitari Emergenti e Recentemente Identificati (CSRSERI), il Comitato Scientifico della Sicurezza dei Consumatori (CSSC), l’Autorità Europea per la Sicurezza degli Alimenti (EFSA) e l’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA).

Principale conclusione cui questi organismi sono pervenuti è che i nanomateriali sono da assimilare a normali sostanze e agenti chimici: di alcuni è stata verificata la tossicità ma altri, largamente utilizzati, non provocano alcun danno né all’uomo né all’ambiente.

Non è data, né scientificamente provata, una generica tossicità o pericolosità per tutti i nanomateriali ma questa cambia per ognuno e l’ipotesi secondo la quale più una sostanza è piccola, più sarebbe reattiva e pertanto tossica non è sostenibile in base ai dati pubblicati.

Da questo discende che obiettivo primario della ricerca deve quindi ora essere quello di produrre strumentazioni e metodi validi per l’identificazione, caratterizzazione e valutazione di questi materiali e di sviluppare metodologie adeguate per misurarne l’esposizione e la pericolosità.

I rischi dovranno pertanto essere valutati specificamente per ogni nanomateriale e in relazione ad ogni diverso uso: ogni situazione dovrà essere analizzata caso per caso.

La CE conferma che il regolamento REACH è il quadro di riferimento più adatto per la gestione del rischio nanomateriali e si impegna a potenziare la diffusione di informazioni a disposizione anche attraverso la realizzazione di una apposita piattaforma web.

Si evidenzia una problematica relativa all’identificazione delle sostanze e termini di registrazione in quanto molte sostanze esistono sia allo stato sfuso che in nanoforme per le quali si pone la questione di sapere se esse sono considerate come sostanze “nuove” e se devono essere soggette ad una registrazione immediata.

Per quanto riguarda la normativa il rapporto traccia una panoramica sulle regolamentazioni attuali e ne valuta eventuali lacune. Si rileva che una serie di atti legislativi si applicano a usi specifici dei nanomateriali, soprattutto per i prodotti di consumo in cui l’esposizione può essere particolarmente elevata, come ad esempio per i cosmetici, i materiali a contatto con gli alimenti e nella nanomedicina tuttavia una lacuna normativa si evidenzia per la legislazione sul lavoro che al momento non contiene disposizioni specifiche in materia di nanomateriali.

La Commissione Europea ha avviato uno studio sulla loro presenza nei luoghi di lavoro. Inoltre il gruppo di lavoro sulle nanosostanze chimiche istituito nell’ambito del Comitato Consultivo per la Sicurezza e la Salute sul Lavoro sta lavorando su un progetto di parere sulla valutazione dei rischi e la gestione dei nanomateriali.

Entro il 2014 si prevede una revisione della normativa sulla salute e sicurezza sul luogo di lavoro alla luce di queste attività e delle rispettive conclusioni.

In ultimo il documento interviene in merito alla trasparenza delle informazioni sui nanomateriali e sui prodotti che li contengono.

Questo è un requisito essenziale per cui il Parlamento stesso ha chiesto che si valuti l’obbligo di notifica per tutto ciò che contiene nanomateriali, comprese le miscele e gli articoli. Il Consiglio ha invitato la Commissione a  sviluppare un database armonizzato che ne prenda in considerazione gli impatti potenziali. (Fonte: Quotidianosicurezza.it)