OGM: la proposta di revisione del Reg.1829/2003

08/05/2015

La Commissione Europea ha ufficializzato la revisione del processo decisionale in materia di OGM nell'Unione. 

Due giorni prima di autorizzare nuovi GM nell'Unione, la Commissione Europea- il 22 aprile scorso- ha ufficializzato un 'pacchetto' di azioni, adempiendo all'impegno di revisione della normativa applicabile all'autorizzazione degli OGM. Il pacchetto prevede due passaggi:
1. una comunicazione della Commissione sulla revisione del processo decisionale in materia di organismi geneticamente modificati; (link)
2. una proposta di regolamento che consente agli Stati membri di limitare o proibire nei rispettivi territori l'uso di OGM negli alimenti o nei mangimi (Revisione del Reg 1826/2003)

La proposta conferma che l'Europa tiene conto delle preoccupazioni dei cittadini, che possono variare da un paese all'altro. Il nuovo approccio è teso a raggiungere il giusto equilibrio tra il mantenimento del sistema di autorizzazione dell'UE e la libertà di decisione degli Stati membri riguardo all'uso degli OGM nel loro territorio. 

Data l'importanza cruciale di mantenere un sistema unico di gestione del rischio al fine di garantire lo stesso livello di protezione in tutta l'UE, non verrà modificato l'attuale sistema di autorizzazione, fondato su basi scientifiche e sulle norme in materia di etichettatura che garantiscono la libertà di scelta per il consumatore. 

La novità consiste nel fatto che, una volta che un OGM è autorizzato per l'uso in Europa come alimento o come mangime, gli Stati membri avranno la possibilità di decidere se consentire o no che un determinato OGM venga usato nella loro catena alimentare (misure di opt-out). Gli Stati membri dovranno giustificare la compatibilità delle loro misure di opt-out con la legislazione dell'UE, compresi i principi che disciplinano il mercato interno, e con gli obblighi internazionali dell'UE, di cui sono parte integrante gli obblighi assunti dall'UE nell'ambito dell'OMC. Le misure di opt-out dovranno fondarsi su motivi legittimi diversi da quelli valutati a livello dell'UE, vale a dire su rischi per la salute umana o animale o per l'ambiente.

Per la Commissione Europea questa proposta riflette e integra i diritti già conferiti agli Stati membri in materia di OGM destinati alla coltivazione dalla direttiva (UE) 2015/412, basata su un recente accordo tra il Parlamento europeo e il Consiglio ed entrata in vigore all'inizio di questo mese. L'UE disporrebbe pertanto di un insieme più coerente di norme per l'autorizzazione di OGM destinati alla coltivazione e alla produzione di alimenti e mangimi, il che consentirebbe di tenere conto delle preoccupazioni degli Stati membri in entrambi tali settori.

La proposta legislativa sarà ora trasmessa al Parlamento europeo e al Consiglio e seguirà la procedura legislativa ordinaria.

Il commento di Assalzoo-Per l'Associazione nazionale tra i produttori di alimenti zootecnici "è un atto che cambierebbe le regole del gioco a livello europeoe che derogherebbe alle regole comunitarie finora vigenti".
Per Assalzoo si tratta di un atto che "comporta grandi rischi per ciascun Paese europeo, ma che nasconde seri pericoli soprattutto per un paese come l'Italia costretto da sempre a importare grandi quantità di materie prime, anche Gm, per garantire il proprio fabbisogno interno e anche il suo export alimentare".

Considerato che la proposta prevede la nazionalizzazione delle autorizzazioni, Assalzoo richiama l'attenzione - nel caso di un varo definitivo della norma - sull'enorme impatto socio-economico che ne deriverebbe su tutti i Paesi comunitari: "Il settore agroalimentare dell'UE richiede un sistema di autorizzazione per gli usi alimentari e mangimistici che permetta il libero e regolare movimento sul mercato comunitario di alimenti e mangimi. Ogni tentativo di deviare da un processo decisionale unico per l'intera UE causerebbe incertezza nei mercati e la nazionalizzazione delle autorizzazioni all'immissione in commercio degli OGM metterebbe in pericolo il principio cardine dell'Unione Europea, vale a dire il mercato unico. La difesa del principio del libero mercato è di vitale importanza se si considera che l'Industria alimentare italiana, in un contesto di calo dei consumi interni, ha continuato a crescere grazie all'export, vero e proprio volano dello sviluppo della filiera agroalimentare nazionale"- commenta Assalzoo.

Quali sono gli OGM autorizzati nell'UE destinati all'alimentazione umana e animale? Ad oggi sono 58 gli OGM autorizzati nell'UE a fini di alimentazione umana ed animale (tra i quali granturco, cotone, soia, colza, barbabietola da zucchero). Dei 58 fascicoli delle domande pendenti, 17 hanno ricevuto un parere positivo dall'EFSA, mentre uno ha ricevuto un parere non risolutivo. L'elenco delle piante geneticamente modificate autorizzate e l'esatta portata della loro autorizzazione sono disponibili nel registro UE degli alimenti e dei mangimi geneticamente modificati.

Il fabbisogno zootecnico- I dati indicano che l'Unione ha bisogno di più di 36 milioni di tonnellate di soia all'anno per alimentare il bestiame. Tuttavia l'Unione produce solo 1,4 milioni di tonnellate di soia (che è di fatto non GM, in quanto la coltivazione di soia geneticamente modificata non è autorizzata nell'UE).

Il settore zootecnico dell'Unione dipende quindi in misura significativa dalla produzione di paesi terzi per soddisfare il proprio fabbisogno di proteine vegetali. Nel 2013 l'Unione ha importato 18,5 milioni di tonnellate di farina di soia e 13,5 milioni di tonnellate di soia, che rappresentano più del 60% del fabbisogno di proteine vegetali dell'Unione. Tali importazioni provengono essenzialmente da paesi terzi nei quali è diffusa la coltivazione di OGM: il 90% proviene da quattro paesi terzi in cui i terreni coltivati a soia GM rappresentano circa il 90% della superficie coltivata a soia. Nel 2013 il 43,8% proveniva dal Brasile (in cui l'89% della soia coltivata era GM), il 22,4% dall'Argentina (dove il 100% della soia coltivata era GM), il 15,9% dagli Stati Uniti (in cui il 93% della soia coltivata era GM), e il 7,3% dal Paraguay (in cui il 95% della soia coltivata era GM). (Fonte: http://www.anmvioggi.it/)