Ogm, via libera alla nuova direttiva UE

14/01/2015

Accordo raggiunto (dopo anni di negoziati) sulle nuove regole per gli Ogm: oggi il Parlamento UE ha approvato definitivamente con 480 voti a favore, 159 contrari e 58 astenuti, la nuova direttiva europea che permetterà agli Stati membri di limitare o vietare, sul proprio territorio, la coltivazione di organismi geneticamente modificati già autorizzati a livello comunitario.

La direttiva entrerà in vigore già dalla prossima primavera.La legislazione, informalmente concordata dal Parlamento e dal Consiglio nel mese di dicembre, era stata resentata nel 2010 ed è rimasta in sospeso per 4 anni a causa di un disaccordo tra i Paesi a favore e quelli contrari.

 Nella nuova direttiva sono state accolte molte delle richieste che il Parlamento aveva approvato nella sua prima lettura, e che hanno rafforzato le posizioni dei paesi tradizionalmente contrari agli Ogm. Ma c’è un altro lato della medaglia che ha reso più facile l’autorizzazione a livello comunitario e dunque il via libera alle coltivazioni transgeniche nei paesi che lo desiderano.

Le nuove norme dovrebbero consentire agli Stati membri di vietare o limitare la coltivazione di Ogm perragioni di politica ambientale, diverse da quelle espresse nella valutazione dei rischi legati alla salute e all’ambiente effettuata dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA). Gli Stati membri potranno inoltre vietare le colture Ogm per altri motivi, quali gli obiettivi di pianificazione urbana e rurale, l’impatto socio-economico, per evitare la presenza involontaria di Ogm in altri prodotti, e gli obiettivi della politica agricola. I divieti potrebbero inoltre includere anche i gruppi di Ogm designati in base alla varietà o alla caratteristica.

Prima che uno Stato membro possa adottare tali misure, la normativa prevede una procedura che permette all’azienda che coltiva l’Ogm oggetto del processo di autorizzazione di esprimere il suo accordo alle restrizioni prevista all’immissione in commercio. Tuttavia, nel caso la società non sia d’accordo, lo Stato membro può imporre il divieto in maniera unilaterale.
Il mais MON810 è attualmente l’unica coltura geneticamente modificata autorizzata e coltivata nell’UE. La patata “Amflora” GM è stata vietata dal Tribunale dell’Unione europea nel 2013, dopo un iniziale via libera della Commissione europea.

Infine, l’accordo siglato prevede che gli Stati membri garantiscano che le colture Ogm non contaminino altri prodotti e una particolare attenzione deve essere rivolta alla prevenzione della contaminazione transfrontaliera con i paesi vicini.

Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali rivendica l’accordo raggiunto, come un successo italiano. “È un successo della Presidenza italiana – ha dichiarato il Ministro Maurizio Martina – del Ministro Galletti, con cui abbiamo lavorato a stretto contatto, che ha presieduto in questi mesi il Consiglio dei Ministri dell’Ambiente competente sulla materia Ogm. Un risultato che non era scontato e sul quale si lavorava da più di 4 anni. Molto importante è stato anche il dialogo e il lavoro fatto dal Parlamento europeo e in particolare dalla delegazione italiana. È una scelta che risponde alle attese degli agricoltori, dei territori e di tutti gli italiani che hanno a cuore la qualità, la tipicità dei nostri prodotti alimentari e la distintività del nostro modello agricolo – aggiunge Martina - Bene quindi che ora sia data libertà di scelta ai singoli Paesi dell’Ue. In Italia rinnoveremo il divieto di coltivazione del mais Mon810 e proprio nei prossimi giorni ci confronteremo con i Ministri Lorenzin e Galletti per procedere”.

Il Mipaaf spiega in una nota che l’accordo raggiunto con il Parlamento Europeo ha migliorato il testo approvato in prima lettura dal Consiglio europeo nel giugno scorso sotto 3 aspetti rilevanti:
  1. le valutazioni sui rischi ambientali e sanitari, di competenza dell’Agenzia europea per la sicurezza alimentare, dovranno essere aggiornate ogni due anni per tener conto del progresso scientifico e del principio di precauzione che è un pilastro del diritto ambientale internazionale;
  2. gli Stati Membri possono chiedere, tramite la Commissione europea, alle imprese produttrici di OGM, di escludere i loro territori dal novero dei Paesi nei quali intendono chiedere l’autorizzazione europea alla coltivazione; ma questa fase di “negoziato” con le imprese non è più obbligatoria, e gli Stati Membri potranno decidere di passare direttamente al divieto di coltivazione per le motivazioni indicate nella Direttiva;
  3. gli Stati Membri, prima di introdurre il divieto di coltivazione, dovranno comunicare il relativo provvedimento alla Commissione europea ed attendere 75 giorni per il parere, ma durante questo periodo di attesa gli agricoltori non potranno comunque procedere alla semina dei prodotti interessati dall’ipotesi di divieto.
(Fonte: http://www.helpconsumatori.it/)