Per una corretta comunicazione del rischio

27/03/2014

Uno dei temi centrali circa la sicurezza alimentare è costituito dalla comunicazione del rischio -non a caso, una parte vera e propria del “ciclo” di gestione del rischio-.
Negli ultimi anni poi alla tradizionale comunicazione del rischio si è aggiunta una parallela e contestuale comunicazione dei benefici, in modo da fornire un quadro più completo della situazione osservata. Tra gli obiettivi fondamentali di una buona comunicazione di questo tipo vi è una maggiore comprensione di tematiche altrimenti troppo tecniche o per “addette ai lavori”, in modo da renderle comprensibili per pubblici più ampi (e per i cittadini in generale). Creando “fiducia” sulle tematiche alimentari, e possibilmente, prevenendo crolli dei consumi (che purtroppo si verificano in caso di crisi).

Efsa in collaborazione con gli Stati membri dell’Unione riuniti nell’Advisory Forum ha pubblicato da poco un manuale per una corretta comunicazione del rischio, facendo un inventario dei casi di successo di “buona comunicazione”.

New media
Ma se la ricerca ha investigato parecchio su aspetti relativi ai canali di comunicazione tradizionali, ancora poco su sa sulle “promesse” implicite dei social media e in genere, dei new media: sono in grado di migliorare la comunicazione del rischio alimentare? E se sì, come?

Queste domande sono state poste (insieme a molte altre) a diversi esperti di comunicazione del rischio, nonché a stakeholders. Ricavando quindi alcuni giudizi.

Nello studio – pubblicato su Food Policy e svolto entro il progetto europeo “FoodRisC”, entro il Settimo Programma Quadro (CORDIS FP/) della ricerca, sono stati intervistati a due riprese un diverso numero di comunicatori del rischio (professionisti della comunicazione, 33) e di stakeholders, o portatori di interesse (38). Si è chiesto loro di evidenziare i punti di forza e di debolezza, nonché le minacce ed opportunità. In una seconda fase tali aspetti sono stati “pesati” nella importanza relativa, in modo da visualizzare quali potranno prevalere in futuro.

La sfida
I new media intanto sfidano il modello tradizionale di comunicazione “dall’alto al basso”, che implica un gap di conoscenze e autorevolezza tra chi dirama le fonti e chi le riceve (per lo più, cittadini, pubblici generici). Questo modello, cosiddetto “deficit model”, è però superato dalle nuove tecnologie, che rendono chiunque abbia qualcosa da dire e lo sappia dire nei modi giusti, una fonte affidabile o comunque influente. L’interattività allora è il risultato di questo nuovo sistema mediatico. Infatti il risultato del web 2.0 è che si consente agli utenti di creare informazione per proprio conto, laddove il web 1.0 consentiva al pubblico generalista solo di ricevere informazioni.

Le aziende non hanno tardato ad avvantaggiarsi di tale disponibilità dei cittadini, creando campagne pubblicitarie virali e facendo affidamento su un uso attivo di internet. Le fonti istituzionali della sicurezza alimentare per contro sembrano aver avuto qualche resistenza in più. Ma vi è una mancanza di ricerca su come i social media sono giudicati dagli operatori del rischio alimentare e dalle parti interessate.

L’utilità della ricerca è allora tanto maggiore se si pensa che ad oggi mancano linee guida di tipo “evidence-based” per indirizzare i funzionari sul modo migliore per usare i social media. E proprio lo studio in questione contribuisce a porre le primissime fondamenta in tal senso. Scandagliando il pensiero di funzionari e parti interessate, per capire i bisogni e le prospettive.

Risultati
In base ai risultati, tra i punti di forza dei social media si ravvisano la velocità, la possibilità di interagire e coinvolgere pubblici terzi, e in terzo luogo, la facilità di accesso agli stessi.

Facebook
, Twitter e Youtube sembrano davvero alla portata di tutti. Come quarta e quinta possibilità poi vi sarebberola capacità di avere followers o amici, la cosiddetta “consapevolezza” tra pari, il tenersi in qualche modo a mente. E le possibilità tecnologiche dei social media sono ritenute la quinta grande forza, con condivisione di fotografie, video e materiale di vario tipo. (Fonte: sicurezzaalimentare.it)