Prosecco, servono altri duemila ettari di vigne

27/02/2015

Non c’è abbastanza Prosecco Doc in Veneto. Difficile da credere, ma sul mercato nei prossimi mesi la domanda sarà maggiore dell’offerta: tutta colpa di un calcolo errato, secondo il quale il tetto di ettari da destinare a Prosecco Doc in Veneto, nel 2014, era già stato raggiunto.

In realtà non è così: c’è ancora spazio per una fetta consistente di produzione (una cifra che si aggirerebbe sui duemila ettari), e il calcolo ha lasciato increduli anche Consorzio di Tutela e Regione Veneto. I produttori (cui era stato chiesto, negli anni scorsi, il sacrificio di stoccare parte del prodotto) dopo un comprensibile malumore iniziale (per usare un eufemismo) ora si potranno consolare sapendo che Regione Veneto e Consorzio sono al lavoro per riassegnare quegli ettari mancanti, che non sono affatto pochi: andranno però ad aziende agricole già esistenti, e quindi nessun nuovo soggetto sarà introdotto nella denominazione.

I due enti si sono dati la mano dopo lo choc iniziale, perché l’errore di calcolo – entrambi sorvolano sulle responsabilità di un simile sbaglio – è stato davvero madornale. Secondo i piani di produzione, alla fine del 2014 lo spazio destinato a vigneti per la produzione di Prosecco Doc, in Veneto, era di 16.500 ettari (cui se ne aggiungono, in Friuli, 3.500 più altri 200 in deroga).

Tetto massimo raggiunto, secondo il Consorzio, salvo poi accorgersi a gennaio, insospettito da una discrepanza nei numeri delle dichiarazioni di vendemmia, che solo 15 mila di quei 16.500 ettari erano stati occupati dal Prosecco. A causare il “deficit”, pare, anche la scelta imprenditoriale di alcune aziende, che avrebbero preferito puntare sul Pinot Grigio e sul Moscato al posto del Prosecco.

Se al buco di produzione si aggiunge poi un’annata storta dal punto di vista climatico, come quella del 2014, e di conseguenza una vendemmia assai modesta, ecco che le scorte di Prosecco vanno... in rosso. Alcune aziende imbottigliatrici saranno infatti senza prodotto per un paio di mesi, prima di colmare la lacuna con la prossima vendemmia. Una vera e propria emergenza.

Il presidente del Consorzio di Tutela, Stefano Zanette, predica pazienza: «Stiamo lavorando per risolvere questa situazione, ma sottolineo che anche il clima ha giocato un ruolo importante nel deficit produttivo. Daremo le nuove autorizzazioni, per lo spazio “libero”, ad aziende produttrici che hanno già superfici atte alla produzione di Prosecco Doc. Siamo al lavoro con la Regione Veneto, comunicheremo i criteri per le assegnazioni e le percentuali di crescita a disposizione di ciascuna azienda. La questione non va presa con leggerezza, ma siamo al lavoro per sistemare tutto». Il deficit di produzione rischia di avere anche un altro effetto: se l’offerta diminuisce, aumentano di conseguenza i prezzi, è la regola ferrea del mercato.

«L’importante è che il Prosecco non vada fuori prezzo sullo scaffale», risponde Zanette, «ma fa bene ogni tanto ricordare che non si tratta di un bene illimitato, è un vino prezioso e non banale». Nel prossimo futuro si lavorerà sia per assegnare lo spazio “dimenticato”, sia per modificare in parte il disciplinare di produzione in modo da raggiungere la quantità richiesta dal mercato. E i produttori di Prosecco oggi più che mai devono fare massa critica, anche perché i produttori spagnoli del Cava, ad esempio, stanno con il fiato sul loro collo, e approfittano di ogni debolezza, sia climatica che comunicativa. E hanno introdotto sul mercato un vino che assomiglia molto al Prosecco, un bianco frizzante “sostitutivo”, e quindi chi produce Prosecco in Veneto non deve mostrarsi vulnerabile. (http://tribunatreviso.gelocal.it/)