Food Export

Food Export

Globalizzazione e internazionalizzazione sembrano essere le parole chiave per lo sviluppo del settore agroalimentare.

Nel rivolgersi verso i mercati esteri gli esportatori italiani si trovano sempre più a combattere con una concorrenza agguerrita e con clienti sempre più esigenti e selettivi.

In tale contesto, la qualità diventa, a seconda delle situazioni, un pre-requisito indispensabile, o uno strumento importante per sfuggire alla pura competizione sui prezzi e cercare segmenti di mercato più premianti e a maggior valore aggiunto.

E’ di fondamentale importanza, innanzitutto, conoscere quali siano i vincoli e le opportunità del paese di destinazione del prodotto agroalimentare, ricordando che, se in alcuni paesi il prodotto certificato risulta più facilmente collocabile, in altri stati la certificazione costituisce invece un lasciapassare indispensabile da esibire alla dogana.

Ci sono poi mercati particolarmente “maturi” che maggiormente spingono verso la direzione della “Qualità”, quali quello svizzero, tedesco, francese, britannico e nordeuropeo in genere.

In questi Paesi è oramai generalizzata la scelta delle principali catene distributive verso l’adozione obbligatoria di standard di garanzia per i propri fornitori, e non più solo per la private label.

Alcune di queste certificazioni (ad es. BRC-GSFS; IFS; GlobalG.A.P., ecc.) sono di tipo B2B (Business to Business) e non possono essere comunicate sul prodotto attraverso l’impiego di logo e quindi visibili al consumatore.

Hanno finalità di garantire la conformità del prodotto rispetto agli standard di riferimento, offrendo garanzie di igiene e sicurezza alla catena distributiva che distribuisce il prodotto.

Altre invece (ad es. Leaf Marque, QS, ecc...) sono di tipo B2C (Business to Consumer) e come tali possono essere comunicate al consumatore sul prodotto, anche attraverso l’utilizzo del logo.

E’ comunque evidente che per il sistema alimentare italiano diventa sempre più importante individuare le potenziali opportunità legate alla valorizzazione delle produzioni di qualità, certificate, a basso impatto ambientale (Carbon Footprint, EPD, PEFC, Waterfootprint, Carbon Neutrality, Etichettature ambientali, ecc.)  e del “Made in Italy” (DOP, IGP, STG, Reg. 1760, DM 29/07/04, ecc.), consapevole di non poter controbattere la crescente concorrenza dei mercati emergenti sul piano dei costi.