A rischio le foreste europee

10/04/2015

C'è un "futuro incerto" per le foreste europee perchè uno "scenario in cui il clima in Europa tende a riscaldarsi più velocemente rispetto ad altre regioni del globo, e fattori di disturbo quali eventi meteorici estremi, inquinamento ed urbanizzazione mettono a rischio la capacità di accrescimento" di questi ampi territori verdi.

E' il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (Cra) ad evidenziarlo in uno studio pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica 'Nature' in cui delinea 5 azioni per tutelare questi "ecosistemi bioclimaticamente eterogenei e ad elevato tasso di biodiversità", che coprono circa il 40% del territorio e sono in grado di assorbire oltre il 9% del carbonio prodotto dall'uomo ogni anno.

I ricercatori e autori dello studio, Piermaria Corona e Silvano Fares del Cra-Silvicoltura, assieme a Giuseppe Scarascia Mugnozza dell'Università della Tuscia e Marc Palahì dell'European Forest Institute), nella ricerca evidenziano "cinque azioni fondamentali per tutelare le foreste del Vecchio Continente,pesantemente esposte agli effetti del cambiamento climatico, dell’inquinamento e dell’urbanizzazione"

Il primo passo da compiere, affermano i ricercatori è selezionare tramite interventi selvicolturali le specie arboree in relazione alle loro capacità di adattamento alle condizioni climatiche e ai disturbi ambientali, quindi favorire l’assorbimento di carbonio, aumentando l’intensità dei diradamenti e dei tagli, inoltre assecondare l’espansione di boschi con variabilità genetica in grado di contrastare attacchi patogeni.

E non è tutto. Per salvare le foreste europee, è necessario, avvertono ancora gli esperti, porre maggiore impegno nell’utilizzo della biomassa forestale, incentivando i consumi di energia da fonti rinnovabili e considerare come si possa agevolmente raggiungere un buon livello di protezione ambientale in armonia con lo sviluppo socio-economico del territorio.

"Se infatti da un lato i boschi stanno guadagnando terreno, l’incremento delle selve boschive è del 9% dal 1990, dall’altro, spiegano i ricercatori del Cra, vedono abbassare la loro produzione annuale di legno che diminuisce di circa lo 0,3% l'anno. Le sempre più frequenti ondate di calore, le siccità e gli incendi, inoltre, "stanno riducendo la salute e la produttività dei boschi. A ciò si uniscono gli effetti dannosi causati da inquinamento, urbanizzazione ed altri fattori antropogenici".

Queste cinque azioni, spiegano gli studiosi, "oltre a favorire una gestione sostenibile delle aree forestali, garantirebbero altri benefici conseguenziali come la prevenzione del dissesto idrogeologico, la conservazione della biodiversità, la salvaguardia del paesaggio, il contrasto e la mitigazione dei cambiamenti climatici fornendo anche un valido contrasto agli incendi".

Al tempo stesso, l’impiego di manodopera nelle attività selvicolturali "può promuovere consenso e stabilità sociale, facendo crescere nell’opinione pubblica il senso di rispetto verso il bosco" osservano gli scienziati. "Il fatto che uno studio sulla foresta sia stato pubblicato da 'Nature' -afferma Ida Marandola, Direttore Generale del Cra- conferma che la sua salvaguardia e la sua corretta gestione sono al centro dell’interesse comune e in grado di apportare benefici all’intera collettività. E, a tal fine, il contributo della ricerca pubblica italiana, anche attraverso il Cra, si è rivelato determinante". (Fonte: http://www.adnkronos.com)