Commercio di legname illegale

18/08/2014

Indietro in tema di controlli sul legname, l’Italia la scorsa settimana è stata bocciata dalla Commissione Europea. Senza l’adozione di specifiche norme e controlli infatti l’EUTR, il Regolamento Europeo del Legno, non può essere applicato e quindi non si può contrastare il commercio di legname illegale.

La gestione fuori norma del legname, fanno sapere Interpol e UNEP, dà vita ad un commercio illegale che rappresenta nel mondo un giro d’affari di 22 miliardi di euro l’anno.
 
“Il taglio illegale – ha specificato Greenpeace in un comunicato stampa– costituisce il 50-90 per cento del volume delle attività forestali in aree tropicali chiave come il bacino dell’Amazzonia, l’Africa centrale e il Sudest asiatico. Globalmente, è di provenienza illegale il 15-30 per cento di tutto il legname commerciato”.

Per l’inadempienza dimostrata ad un anno dall’entrata in vigore dell’EUTR l’Italia rischi quindi ora di diventare soggetto di una procedura d’infrazione proprio mentre di trova a gestire la presidenza dell’Unione europea. Di questo si sta preoccupando Greenpeace, che vede con chiarezza le conseguenze di un tale ritardo nell’adozione del decreto.

Al momento l’EUTR non riesce ancora a contrastare totalmente la penetrazione di legname illegale in Europa, dove a 4 anni dall’adozione risulta ancora in ritardo nella metà degli Stati Membri. Per contrastare il fenomeno la Commissione impone che gli Stati Membri garantiscano “l’osservanza del regolamento EUTR attraverso un sistema di sanzioni efficaci, proporzionate e dissuasive, a carico degli operatori che importano legno illegale o non agiscono con la dovuta diligenza per prevenirne l’importazione”. Ma al momento il decreto del Ministro delle Politiche Agricole non prevede sanzioni adeguate per le violazioni dell’EUTR, rischiando così di alimentare ulteriormente l’ingresso di legno illegale.

Con sanzioni così deboli, l’Italia rischia di diventare la porta d’ingresso del legno illegale in Europa. Chiediamo alle commissioni parlamentari e al governo di adeguare il sistema di sanzioni della normativa italiana ai criteri di efficacia, proporzionalità e dissuasività previsti dal regolamento EUTR”, conclude Greenpeace. (rinnovabili.it)