Pa, i consulenti sul web per legge

26/07/2012

Nel Decreto Legge “Misure urgenti per la crescita del Paese” (cosiddetto Decreto Sviluppo, D.L. n. 83/2012) l’articolo 18 aintroduce novità per le consulenze degli enti centrali e locali, obbligando le Pubbliche Amministrazioni (Pa) a pubblicare on-line qualunque concessione di denaro, superiore ai 1.000 euro nell’anno corrente, verso altre imprese o soggetti economici.

Il DL prevede che «la concessione delle sovvenzioni, contributi, sussidi e ausili finanziari alle imprese e l’attribuzione dei corrispettivi e dei compensi a persone, professionisti, imprese ed enti privati e comunque di vantaggi economici di qualunque genere di cui all’articolo 12 della legge 7 agosto 1990, n. 241 ad enti pubblici e privati, sono soggetti alla pubblicità sulla rete internet».

La normativa entrerà in vigore dal 1° gennaio 2013 e ne saranno soggette tutte le Pa centrali, regionali (anche quelle a statuto speciale) e locali, i concessionari di servizi pubblici e, inoltre, le società a prevalente controllo pubblico.

C’erano già amministrazioni più all’avanguardia, che inserivano lunghe liste di mandati a consulenti esterni. Ora, però, la regola è una legge dello Stato, definita nei minimi particolari. Si arriva a imporre che nel sito internet dell’ente obbligato siano indicati:

a) Il nome dell’impresa o altro soggetto beneficiario ed i suoi dati fiscali;
b) l’importo;
c) la norma o il titolo a base dell’attribuzione;
d) l’ufficio e il funzionario o dirigente responsabile del relativo procedimento amministrativo;
e) la modalità seguita per l’individuazione del beneficiario;
f) il link al progetto selezionato, al curriculum del soggetto incaricato, nonché al contratto e capitolato della prestazione, fornitura o servizio.
 
I dati dovranno essere divulgati con un link ben visibile nella sezione “Trasparenza, valutazione e merito” dell’ente.

Inoltre, le informazioni dovranno essere «di facile consultazione, accessibili ai motori di ricerca e in formato tabellare aperto che ne consente l’esportazione, il trattamento e il riuso».

L’obiettivo strategico è perciò quello di fornire informazioni che siano certe e tempestive al fine di evitare sovrapposizioni di risorse e spese superflue. Ciò permetterà, inoltre, di pianificare in modo più efficace i costi e così migliorare i servizi offerti dagli enti.

Infine, l’aspetto punitivo per l’omissione di queste misure.
In primo luogo, colpisce i destinatari degli incarichi: «Per le concessioni di vantaggi economici successivi all’entrata in vigore del presente decreto-legge, la pubblicazione ai sensi del presente articolo costituisce condizione legale di efficacia del titolo legittimante delle concessioni ed attribuzioni di importo complessivo superiore a mille euro».

Ma a pagare per il protrarsi della eventuale mancata trasparenza saranno anche i dirigenti: «La sua eventuale omissione o incompletezza – prosegue il comma 5 – è rilevata d’ufficio dagli organi dirigenziali e di controllo, sotto la propria diretta responsabilità amministrativa, patrimoniale e contabile per l’indebita concessione o attribuzione del beneficio economico».

È quindi previsto un triplice ordine di responsabilità, compresa quella patrimoniale: «La mancata, incompleta o ritardata pubblicazione è altresì rilevabile dal destinatario della prevista concessione o attribuzione», ma anche «da chiunque altro abbia interesse, anche ai fini del risarcimento del danno da ritardo da parte dell’amministrazione, ai sensi dell’articolo 30 del codice del processo amministrativo di cui al decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104». (Fonte: Eticanews.it)