Innovazione sociale: il Rapporto del Ceriis

19/04/2016


Comprendere e descrivere i principali modelli utilizzati nel nostro Paese al fine di realizzare progetti di innovazione sociale: questo l'obiettivo del secondo Rapporto sull’innovazione sociale italiana elaborato dalCeRIIS, Centro di Ricerca Internazionale per l’Innovazione sociale che la Fondazione ItaliaCamp promuove e sostiene in collaborazione con l’Università LUISS Guido Carli.

Il report è stato presentato il 12 aprile 2016 alla Camera dei Deputati, all'interno dell'iniziativa #InnovareCon il Ceriis, per una politica a favore dell’innovazione sociale, organizzata da ItaliaCamp e Agenzia Nazionale per i Giovani. Innovarecon, il modello ideato da ItaliaCamp per approfondire le tematiche di innovazione sociale, è arrivato per la prima volta alla Camera dei Deputati, proprio per la volontà di ItaliaCamp di dialogare con le istituzioni su tematiche concrete e di impatto per il Paese.

“L'innovazione relazionale e la sostenibilità economica si legano alla difficoltà di dialogo tra attori diversi come imprese, università e ricerca, e alla dipendenza dei progetti dall’intervento pubblico – ha spiegato Federico Florà, Presidente Fondazione ItaliaCamp, Dobbiamo superare questi limiti e dobbiamo farlo a livello Paese, dialogando con tutti gli attori coinvolti nei processi di innovazione sociale.”. 

Anche il Vice Presidente della Camera dei Deputati Luigi Di Maio, ha sottolineato l'importanza dell'iniziativa ed il valore della stessa per promuovere l’impegno delle Istituzioni sul tema dell'Innovazione Sociale, mentre Giacomo D'Arrigo, Direttore Generale dell'Agenzia Nazionale per i Giovani ha sottolineato "Grazie ad ItaliaCamp abbiamo iniziato un percorso sul tema dell'innovazione perché il tema generazionale è strettamente connesso a questo. Grazie al Programma Erasmus+, che l'Agenzia gestisce, è possibile fare innovazione e dare strumenti ai giovani per investire su loro stessi”.  

Ha concluso la giornata Luigi Bobba, Sottosegretario di Stato al Lavoro e alle politiche sociali: "Per fare innovazione è necessario ricongiungere i concetti di comunità e competizione che hanno stessa radice: uno si riferisce al dono, l'altro al tendere insieme verso la stessa meta: necessario quindi ricongiungerle per promuovere sostenibilità sociale ed economica. È necessario innovare sia nelle risposte ai bisogni sia nell'utilizzo delle risorse, per rigenerare e soddisfare bisogni".

I dati del report


Il report si focalizza sull’analisi dei modelli di business applicabili ad organizzazioni di diversa tipologia (imprese, no-profit organization, attori pubblici e comunità) impegnate in differenti ambiti sociali. L’innovazione sociale che tali organizzazioni realizzano è stata concepita quale risultante di alcune componenti:

-La capacità della casistica di soddisfare un bisogno sociale
La soddisfazione di un bisogno collettivo, in maniera migliore di quanto fatto in precedenza, costituisce la componente essenziale dell’innovazione sociale, rappresentando il fine della stessa. Questi bisogni si manifestano in ambiti diversi; quelli più rilevanti sono: assistenza sanitaria, assistenza sociale, integrazione sociale, formazione e inserimento professionale, cultura e valorizzazione dei beni culturali; miglioramento dell’ambiente e dell’eco-compatibilità delle attività umane, rivitalizzazione delle aree urbane e del territorio, mobilità sostenibile, sicurezza, sviluppo e condivisione di dati e informazioni, condivisione di beni, attività, conoscenze (sharing economy). Condizione di base dell’innovazione sociale è, dunque, l’acuta comprensione del contesto ove essa trova applicazione, ed in particolare delle esigenze fondamentali degli attori per i quali essa intende creare valore e dei fattori critici da cui dipende il successo della sua implementazione. I 462 progetti di innovazione sociale sono stati suddivisi per tipologia di ambito sociale ed i risultati, frutto dell’analisi del campione e delle interviste effettuate, implicano che il maggior numero di progetti di innovazione sociale si concentra negli ambiti della Sharing economy (19%), dell’assistenza (17%) e dell’integrazione sociale (16%)

-Tipologia innovativa
L’innovazione tecnologica la quale coinvolge il prodotto/servizio offerto o il processo organizzativo e/o decisionale adottato (Schumpeter, 1934; 1942) e l’innovazione delle relazioni e dei ruoli che gli attori rivestono nella casistica considerata. Si parla di innovazione relazionale quando mediante il progetto siinstaurano nuove relazioni basate su diverse modalità interattive o su differenti ruoli assunti dai soggetti coinvolti. Nel campione, non vi è una netta predominanza di una tipologia innovativa rispetto ad un’altra: relazionale (35%), tecnologica (35%), progetti caratterizzati da entrambe le innovazioni (30%). Tuttavia, la maggior parte degli attori intervistati considera quali elementi innovativi della propria offerta di innovazione sociale proprio la relazione, la collaborazione e lo scambio con gli altri attori evidenziando un probabile effetto delle relazioni sul successo dell’innovazione sociale.

-La sostenibilità economico-finanziaria
La sostenibilità economico-finanziaria di un progetto si basa sulla capacità potenziale dello stesso di generare entrate adeguate almeno alla copertura dei costi secondo un revenue model più o meno strutturato. La maggior parte delle iniziative risulta scarsamente sostenibile (54%), tuttavia, i progetti sostenibili si concentrano per lo più nella fase di scaling segno che innovazioni sociali prive di impatto strutturale difficilmente possono divenire autonome dal punto di vista economico-finanziario.

-Gli attori coinvolti
Le NPO (no-profit organization) emergono come protagoniste dell’IS, sia come attuatori che quali promotori delle iniziative di tutte le tipologie innovative (relazionale, tecnologica, entrambe). Riguardo le singole innovazioni, le imprese rappresentano (dopo le NPO) gli attuatori con maggior peso numerico nel contesto dell’innovazione relazionale (20%), mentre gli attori pubblici costituiscono, dopo le NPO (40%), i principali promotori dell’IS basata sulla tecnologia (39%). I promotori sono quasi sempre dotati di rilevanza istituzionale mentre gli attuatori sono per lo più soggetti privi di tale caratteristica laddove per rilevanza istituzionale dell’attuatore e dei promotori si intende il rilievo dimensionale (nazionale o internazionale) connesso all’identità di un soggetto pubblico o privato.
 
Le casistiche in grado di soddisfare tutti i parametri elencati possono considerarsi innovazione sociale in senso stretto, dunque le manifestazioni più complete che quest’ultima può assumere.
Lo studio dei progetti sociali innovativi e delle componenti che li caratterizzano viene effettuato mediante l’identificazione di 462 casi di innovazione sociale, espressione delle realtà empirica italiana, nonché attraverso la raccolta di 56 testimonianze da parte degli attori coinvolti nelle iniziative.

Sulla base dei risultati derivanti dall’analisi, il rapporto presenta un set di proposte per l’elaborazione di una politica organica a favore dello sviluppo dell’innovazione sociale. In tal senso, le linee guida sarebberofinalizzate, in primis, ad aumentare la consapevolezza dell’innovazione sociale presso i “decision maker”, i soggetti economici rilevanti e i membri della Comunità, alla creazione di condizioni “di contesto” favorevoli alla nascita e anche al consolidamento di iniziative di innovazione sociale, ed infine, allo stimolo di investimenti in progetti in grado di generare innovazioni sociali strutturali.

Il Prof. Matteo Caroli, Direttore del CeRIIS, ha riassunto i risultati del secondo Rapporto sull’innovazione sociale in Italia, identificando le principali condizioni che ne favoriscono lo sviluppo ed evidenziando le specificità dei soggetti coinvolti e le modalità con cui interagiscono. “Occorre rafforzare le condizioni di contesto favorevoli in termini di sviluppo del mercato. Dobbiamo lavorare sulla consapevolezza” (Fonte: http://www.economia.rai.it/)

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