Impresa sociale, nuovo codice appalti

15/03/2016

Il nuovo Codice degli appalti e delle concessioni può segnare svolta molto importante in tre grandi direzioni: semplificazione, trasparenza, innovazione. Queste tre direzioni, riguardano sia aspetti generali del sistema di acquisti della pubblica amministrazione, sia le parti più direttamente legate alla sostenibilità e alla dimensione sociale.

Il Governo introduce infatti alcune disposizioni che sono in grado di favorire quelle innovazioni sociali che ancora non si è riusciti ad introdurre, nell’ordinamento italiano, con la riforma del terzo settore, che vanno nella direzione di costruire un ecosistema favorevole allo sviluppo di forme di imprenditoria sociale.

Si ristabilisce così un equilibrio tra concorrenza e responsabilità sociale, con l’introduzione di maggiori possibilità per premiare il ricorso a clausole ambientali e sociali, che riportano il primato dell’interesse generale e del bene comune su quello della mera concorrenza.

Emblematico di questa mutazione di prospettiva, è il recepimento delle disposizioni più innovative delle direttive, quello che consente di realizzare gare riservate a imprese che, svolgendo un determinato servizio, realizzano programmi per l’inserimento lavorativo di persone svantaggiate e disabili. Questa innovazione potrebbe davvero rappresentare una spinta potente di innovazione sociale, con impatti sull’inclusione di lavoratori svantaggiati di grande rilevanza.

E’ importantissimo il recepimento degli appalti riservati per l’inserimento lavorativo di persone disabili e svantaggiate. Un’innovazione della direttiva che il Governo ha pienamente colto e che potrà dare buoni frutti sul fronte delle opportunità per chi ha gravi difficoltà di accesso al mercato del lavoro. In questi anni di crisi è diminuito il numero dei disabili che hanno trovato lavoro, le persone più svantaggiate hanno visto troppo spesso chiudersi tutte opportunità di ripartire, attraverso un lavoro. Ci può essere una svolta per loro se gli enti locali sapranno usare bene questi nuovi strumenti per i loro cittadini più in difficoltà.

E’ inoltre certamente innovativa la scelta di mandare in soffitta il regolamento ed affidarsi alla soft law con Linee Guida e bandi tipo. È un segnale importane per rendere più trasparente e accessibile il sistema, che dovrebbe ridurre arbitrarietà e sovra regolamentazione che, spesso sono state le cortine dietro cui si sono annidate collusioni e corruttele.

Con il nuovo codice, le recenti le recenti linee guida sugli affidamenti al terzo settore, emanante dall’ANAC, assumono ulteriore rilevanza, poiché sono state un ambizioso e importante progetto precursore di quello che diverrà il sistema di orientamento e regolazione del mercato pubblico.

Con il recepimento delle direttive appalti e concessioni, si consolida il metodo adottato per le linee guida, dall’ANAC, che ha previsto il coinvolgimento e la consultazione degli stakeholders, delle parti sociali edegli operatore del settore. In qualche misura quanto adottato per il terzo settore è il primo banco di prova per l’innovazione del sistema degli appalti nel nostro Paese.
Insomma, il lavoro inizia ora ma, almeno da parte nostra c’è molta aspettativa su questo nuovo meccanismo.

Importante poi nello specifico degli appalti per il welfare, il fatto che finalmente il nuovo Codice cancella una volta per tutte il massimo ribasso. Si punta sulla qualità dei progetti con l’obbligo del criterio dell’offerta economica più vantaggiosa.Bisognerà che questa regola sia effettivamente applicata assicurando che sia rispettato il costo del lavoro; vigilando sull’applicazione dei contratti di lavoro. Su questo punto auspichiamo che ci siano subito le linee guida. Chi bara sul costo del lavoro deve essere escluso. Chi bara nella qualità dei servizi sociali forniti agli utenti non deve poter partecipare alle gare successive.

Sui principi per l’aggiudicazione degli appalti e le concessioni di servizi sociali il Governo conferma le indicazioni delle direttive europee, che affidanoagli Stati la facoltà di determinare le modalità con normare in questo settore. Anche in funzione di specifiche necessità, per garantire la qualità, la continuità, l’accessibilità dei servizi, per le diverse categorie di utenti.
Nel caso dell’Italia, il sistema socioassistenziale è di competenza delle Regioni che negli anni hanno legiferato in materia in modo articolato a partire dai bisogni del territorio. Tuttavia, non sempre i principi cardine a cui bisogna attenersi sono stati efficacemente raggiunti in tutte le Regioni.

Alcune Regioni sono indietro e non si può più attendere l’inerzia di alcune amministrazioni che di fatto sono colpevoli delle diseguaglianze e disparità di accesso ai servizi per i cittadini di quei territori.
Ora si può aprire una nuova stagione di riforme sul welfare anche a livello locale a partire appunto dalla semplificazione e dalla trasparenza, puntando sulla legalità sulla qualità, sull’innovazione sociale, sul coinvolgimento degli utenti e la co-progettazione.

Esistono molte buone prassi a livello regionale e territoriale che si sono dimostrate molto efficaci sul fronte della qualità e della trasparenza; possono essere di diffuse e replicate, grazie alle nuove previsioni delle direttive e del Codice. Una grande opportunità per “cambiare verso” al sistema degli appalti, che dameccanismo ampolloso e burocratico che in taluni casi è stato fonte di sprechi e di malaffare, possa essere leva per un nuovo sviluppo locale. (Fonte: 
di Giuseppe Guerini,  http://www.vita.it)