Rapporto tra imprese profit e non profit

17/02/2016

L’incontro tra profit e non profit non solo è un matrimonio possibile, ma risulta anche vantaggioso per entrambe le parti. Uno scambio reciprocamente utile che piace alle aziende e che rafforza il ruolo di un’economia sociale in continuo sviluppo. Qua si scambiano esperienze, professionità, servizi. E tutto contribuisce alla crescita nuove sinergie capaci di resistere alla crisi.


Ebbene, 9 imprese profit su 10 sono disponibili a valutare proposte di collaborazione con le cooperative sociali. I servizi delle coop che interessando di più alle aziende? Pulizie, manutenzione degli immobili, grafica, editoria e stampa. Mentre ciò che più conta nella scelta, per il mondo del profit è il prezzo del servizio offerto (seguito dalla tempistica di intervento e dalla presenza sul territorio).

E’ quanto emerge dall’indagine sul rapporto tra imprese profit e non profit presentata oggi a Milano e condotta da Right Hub e Isnet. L’obiettivo della ricerca è quello di indagare il “social procurement”, ovvero i rapporti di fornitura avviati da imprese profit con realtà del terzo settore. Secondo l’Osservatorio Isnet, la percentuale di cooperative sociali che hanno registrato un aumento delle relazioni con le imprese è in costante aumento negli ultimi cinque anni: si passa infatti dal 16% del 2010 al 27,2% del 2015. «La ricerca offre delle piste di lavoro molto concrete per aumentare le collaborazioni profit e non profit» spiega la presidente di Isnet, Laura Bongiovanni.

Il 31,3% delle imprese sociali che lavorano prevalentemente con i privati ritengono che il loro fatturato sarà in crescita. Un dato più basso si registra per quelle che lavorano prevalentemente con il pubblico (24,4%). L’88,1% delle aziende si dichiara inoltre disposto a valutare offerte delle cooperative sociali per la fornitura di prodotti e servizi. Il 27,5% ha già rapporti avviati e solo il 6,4% delle aziende intervistate dichiara di non averle mai sentite nominare.


Le categorie di servizi delle imprese sociali a cui le aziende dichiarano di essere più interessate sono pulizia (60,4%); grafica, editoria e stampa (58,3%); manutenzione immobili (58,3%); regalistica e oggetti promozionali (51%); catering e banqueting (41,7%). I servizi delle imprese sociali a cui le aziende dichiarano di essere meno interessate sono invece informatica e web (14,6%), abbigliamento (13,5%), servizi socio-sanitari per i dipendenti (10,4%).


I principali criteri con cui le aziende valutano le imprese sociali come potenziali fornitori sono il prezzo competitivo (54,2%), la rapidità di risposta (44,8%), la presenza sul territorio in cui si richiede l’attività (43,8%) e il contenuto di sostenibilità sociale dei servizi offerti (40,6%). Meno importanti sono invece considerati l’innovazione (25%), l’esperienza pluriennale (24%) e ke precedenti esperienze con aziende omologhe (12,5%).


«Dall’indagine – commenta Luca Guzzabocca, fondatore e general manager di Right Hub – emerge chiaramente che esiste un forte e concreto interesse delle imprese profit nel considerare la fornitura dalle imprese sociali non in modo casuale, ma strutturale e al pari di qualsiasi altro fornitore tradizionale».

(Fonte: http://sociale.corriere.it/)