3°Settore: impresa sociale e società benefit

16/05/2016


Dalla lettura del testo del disegno di legge delega che ha riformato la disciplina delle imprese del Terzo Settore, e in particolare dell’impresa sociale, emergono dubbi riguardo alla sovrapposizione normativa con l’impianto delle società benefit, che determinerebbe una perdita di efficacia degli interventi legislativi destinati alla crescita e allo sviluppo delle due entità.

Tuttavia, le società benefit hanno caratteristiche e finalità diverse dalle imprese sociali e, nonostante, alcuni punti di contatto, esistono notevoli differenze tra loro. Come si differenzia l’oggetto sociale nei due modelli?
Nonostante i punti di contatto col mondo dell'imprenditoria sociale la società benefit non può essere considerata come un nuovo attore del Terzo Settore.

La “Benefit Corporation italiana” istituita dalla legge di Stabilità 2016 si rivolge a veicoli societari che svolgono un'attività di impresa allo scopo di dividerne gli utili e che, contestualmente, perseguono una o più finalità di beneficio operando in modo responsabile, sostenibile e trasparente nei confronti di persone, comunità, territori, ambiente, beni ed attività culturali, sociali, enti, associazioni ed altri portatori di interesse.
L’impresa sociale, invece, può essere rappresentata come un soggetto giuridico privato e autonomo dalla pubblica amministrazione, che svolge attività produttive secondo criteri imprenditoriali (continuità, sostenibilità, qualità), ma che persegue, a differenza delle imprese convenzionali, una esplicita finalità sociale che si traduce nella produzione di benefici diretti a favore di una intera comunità o di soggetti svantaggiati.
 

Società Benefit


Per tali imprese il legislatore non ha introdotto né deroghe al diritto societario, né tantomeno agevolazioni di alcuna natura: la scelta di intraprendere questo percorso rappresenta pertanto un’opportunità per quegli imprenditori che vogliano valorizzare ulteriormente le proprie azioni nell'ambito della responsabilità sociale d’impresa (o Corporate Social Responsability), oppure, in maniera molto più concreta e radicale, che intendano strutturare un nuovo modello di businesscondiviso con gli stakeholder, più equilibrato e con maggiori tutele a favore di dipendenti e collaboratori, più attento e rispettoso dell'ambiente, focalizzato sulla generazione di un impatto sociale; in definitiva, un modello di business volto a perseguire finalità di beneficio comune.
Le società benefit non sono identificabili semplicemente con imprese che aggiungono al profitto l’aspetto sociale, ma che integrano i due temi in una unica mission.
In altre parole, pur rientrando nel perimetro segnato dalle imprese “for profit”, le società benefit hanno come oggetto sociale la produzione, la gestione o la manutenzione di quei beni che possono essere definiti “comuni”, il che costituisce anche un elemento caratteristico dell’impresa sociale. Da questo punto d vista, pur partendo da ambiti distinti, società benefit e impresa sociale presentano un punto di contatto.
 

Impresa sociale


L’impresa sociale è tesa alla ricerca dell’equilibrio tra una giusta remunerazione di almeno una parte dei fattori produttivi e le possibili ricadute a vantaggio di coloro che utilizzano i beni o i servizi prodotti.
In sostanza, si tratta di un’impresa che può coinvolgere nella proprietà e nella gestione più tipologie di stakeholder (dai volontari ai finanziatori), che mantiene forti legami con la comunità territoriale in cui opera e che trae le risorse di cui ha bisogno da una pluralità di fonti: dalla pubblica amministrazione quando i servizi hanno una natura meritoria riconosciuta, dalle donazioni di denaro e di lavoro, ma anche dal mercato e dalla domanda privata.
Oltre alle suddette caratteristiche, l’impresa sociale si distingue:
- dalle tradizionali imprese di capitale perché esclude la massimizzazione dei vantaggi (monetari e non) dei proprietari; al riguardo, la riforma ha consentito la possibilità di una limitata remunerazione del capitale investito;
- dall’impresa pubblica, perché è a tutti gli effetti un’impresa fondata e gestita da soggetti privati;
- dalla forma cooperativa, cioè da un’impresa di proprietà di soggetti diversi dai portatori di capitale di rischio ma finalizzata ad apportare benefici diretti ai soli proprietari.
Rispetto alla formula “profit”, le imprese sociali sono più profilate rispetto alla domanda, hanno un break-even più basso, hanno costi inferiori rispetto agli altri due partner del sistema socio-economico (pubblico e privato “profit”) e hanno maggiore motivazione interna rispetto al raggiungimento dei risultati.
 

Punti di differenziazione


Anche se vi possono essere dei punti di contatto col mondo dell'imprenditoria sociale – e ciò rappresenta la causa che ha generato i dubbi circa la paventata duplicazione e/o sovrapposizione normativa delle due entità – la società benefit non può essere considerata come un nuovo attore afferente al Terzo Settore.
Mentre le imprese sociali in maniera volontaria perseguono un fine sociale che è core rispetto all’attività imprenditoriale messa in campo (e possono operare solo in determinati settori, dall’assistenza sociale, all’istruzione, alla tutela dei beni culturali, ecc.), le società benefit all’interno della loro attività principale, che è quella economica, devono (e possono) perseguire uno o più effetti positivi o ridurre gli effetti negativi su una o più categorie di soggetti.
 
Inoltre, la società benefit, per assumere la veste attribuitagli dal legislatore, deve semplicementeunire all’attività profit la finalità sociale inserendo nel proprio statuto le clausole relative agli scopi di beneficio comune da perseguire. Le imprese sociali, invece, hanno uno statuto regolamentato in modo tassativo dalla legge e devono essere in grado di collocare sul mercato beni o servizi in modo remunerativo al fine di garantire il buon andamento economico della gestione.
Inoltre, a differenza dell’impresa sociale, la società benefit deve redigere annualmente unarelazione inerente il perseguimento delle finalità di beneficio comune, da allegare al bilancio societario. Non si tratta quindi di rendicontare, ma di misurare l'impatto generato dalla società utilizzando uno standard di valutazione esterno, indipendente, credibile e trasparente, che tenga conto delle aree inerenti al governo d’impresa, ai lavoratori, l'ambiente, ecc.
La società benefit non sembra, pertanto, poter essere considerata alla stregua di un’impresa sociale ex legge poiché quest’ultima è un’entità senza fini di lucro (come ribadito anche dal DDL delega), seppure in maniera limitata – ed a certe condizioni – avrà la facoltà di distribuire utili.
 
L’impresa sociale in generale è infatti caratterizzata da “capital locked in” parziale, ovvero capitale in parte vincolato (lo era totalmente prima della riforma), che deve essere prioritariamente massimizzato per aumentare l’efficacia del progetto imprenditoriale.
Solo dopo aver assolto a tale obbligo, potranno essere distribuiti utili agli aventi diritto, nella misure prevista dal codice civile (art. 2514) per le cooperative a mutualità prevalente.
Le società benefit e le imprese sociali (così come rimodellate dalla recente riforma del Terzo settore), essendo entrambe legate al crescente sviluppo di partenariati tra privato “for profit”, “non profit” e settore pubblico sono pertanto l’emblema del sempre più diffuso svilupparsi didinamiche di ibridazione. Ed è forse questo processo di convergenza che potrebbe generare i dubbi di sovrapposizione tra le due entità. (Fonte: http://www.ipsoa.it/documents/impresa/contratti-dimpresa/quotidiano/2016/04/19/terzo-settore-impresa-sociale-e-societa-benefit-a-confronto)