Welfare di comunità

16/09/2014

Si chiama “Alici per gli amici”. Sottotitolo: “la sfida dell’inefficienza”.

La sfida è stata d’inserire soggetti svantaggiati in una pescheria di Comacchio per rilanciare un prodotto tipico, le “alici marinate”; ed è stata vinta perché ha portato l’azienda ad aprire una nuova filiera di produzione e nuove opportunità occupazionali.

E’ uno dei 7 progetti emiliano-romagnoli presi in esame dall’indagine “Welfare e (ben) essere: il ruolo delle imprese nello sviluppo della comunità” a dimostrazione del fatto che l’integrazione fra i due mondi – profit e no profit – genera equità sociale e porta valore aggiunto anche dal punto di vista economico, quindi benessere sotto tutti gli aspetti.
Un’opportunità imprescindibile. E non solo per fronteggiare la crisi.

La ricerca di Aiccon mette a fuoco le trasformazioni del profit italiano, che vuole essere sempre più no-profit

Lo studio è a cura di Aiccon, Associazione Italiana Promozione Cultura della Cooperazione e del Non Profit, per conto dell’Assessorato alle Politiche Sociali dell’Emilia Romagna su un campione di circa 120 piccole e medie imprese che si relazionano col no profit con nuove modalità, non più ispirate alla filantropia, o al welfare aziendale, né alla responsabilità sociale d’impresa in senso classico, ma che con associazioni di volontariato, di categoria e istituzioni locali hanno attivato progetti per favorire il coinvolgimento diretto di  soggetti vulnerabili.

Hanno recepito che occorre cambiare rotta, che per mantenere competitività non ci si può più limitare alle logiche del profitto, ma fare scelte che perseguono l’interesse generale. 

Altro dato: sempre più imprese for profit (in Italia 88mila operano nei settori a vocazione sociale) si sentono chiamate – per migliorare o per la loro stessa sopravvivenza – a contribuire alla costruzione del “Welfare di comunità”, agendo di concerto con la Pubblica Amministrazione e col Terzo Settore.

«Hanno compreso – afferma Paolo Venturi, direttore Aiccon – che la loro competitività dipende dal rapporto col territorio, dalle condizioni economiche e sociali della comunità in cui operano». (Fonte: http://sociale.corriere.it/)