Big Data, un pericolo per la privacy

07/05/2014

Con un report di 85 pagine la Casa Bianca mette sotto accusa i Big Data che metterebbero a rischio la privacy degli utenti.

Suona leggermente bizzarro che chi intercetta centinaia di migliaia di telefonate si preoccupi per gli effetti dell’Internet delle cose, ma forse “l’effetto Snowden” ha a che fare con il report dove si racconta che tramite l’utilizzo dei contatori intelligenti si è in grado di analizzare i singoli carichi di potenza e conoscere cosa succede nelle case degli americani.

La preoccupazione dell’amministrazione di Barack Obama è basata in parte sullo studio di Stephen Wicker, professore di ingegneria elettrica e informatica alla Cornell University e coautore di studi che hanno esaminato alcune delle implicazioni dell’utilizzo dei contatori intelligenti.

Il lavoro di Wicker spiega come se la misurazione a casa è abbastanza sensibile sia possibile “distinguere il forno a microonde dal frigorifero, o anche la lampadina in bagno da quella della sala da pranzo”, come ha spiegato il docente in un’intervista. Questo tipo di informazioni potrebbero rivelarsi molto utili per le aziende che potrebbero realizzare operazioni di marketintg molto mirate.

La linea di fondo”, prosegue Wicker, “è che questo tipo di dati, quelli sui consumi , in particolare, rivelano molto circa le preferenze della gente, il loro comportamento e dobbiamo trattarle di conseguenza”.

Il rapporto si occupa anche delle tecnologie indossabili, il wearable, la cui diffusione amplierà ulteriormente la massa di infomazioni disponibili.

L’indagine sottolinea come tutti questi dispositivi abbiano dei legittimi utilizzi e che i Big Data servono per applicazioni molto utili come il monitoraggio delle tempeste o la diagnosi di malattie mortali.  “I Big Data stanno facendo fare al governo un lavoro migliore, consentendo ai contribuenti di risparmiare denaro“.

Ma la grande raccolta  dati solleva “seri dubbi” sulla privacy perché, per esempio, alcune aziende potrebbero utilizzarli per discriminare le minoranze per gli alloggi, il credito o il lavoro. In più ci si chiede se il classico meccanismo “preavviso e consenso” garatisca ancora i consumatori. I dati infatti sono ormai utilizzati e riutilizzati “in modi che non avrebbero potuto essere previsti quando sono stati raccolti”.

La Software e Information Industry Association ha accolto con favore le conclusioni della relazione che stabilisce “i sostanziali vantaggi pubblici” che arrivano dall’utilizzo dei Big Data. Per loro non c’è problema: “Le attuali norme sono adeguate per affrontare potenziali problemi”, spiega la Siia.

Diverso il parere di Consumer Watchdog che apprezza però il lavoro della Casa Bianca che spiega chiaramente i pericoli insiti nella raccolta dati.

Ora la palla passa al Congresso che la Casa Bianca sta cercando di spronare per varare una serie di proposte legislative mirate, come per esempio una legge sulla comunicazione e i dati che sostituisca l’attuale mosaico di normative statali.

Inoltre, l’amministrazione chiede un aggiornamento della Electronic Communications Privacy Act, una legge del 1986 che riguarda la tutela della privacy varata prima dell’arrivo di Internet e degli sviluppi del digitale. (Fonte: cwi.it)