Big Data: le informazioni su web e social media

15/01/2013

Ricerche su Google, transazioni sui siti di ecommerce, commenti su Facebook, tweet, post sui blog, video di YouTube: le attività sul web e sui social media (ma non solo) generano un’immensa mole di dati, chiamata appunto Big Data, la cui mancata gestione e interpretazione può costare oggi alle aziende fino al 30% del reddito operativo.

Il dato proviene da uno studio commissionato da Oracle che beanTech, azienda italiana specializzata in software di business analytics e gestione di Big Data, ha ripreso per sottolineare il valore che le informazioni estraibili dal web hanno per il business di qualsiasi azienda.

“Per avere un’idea della quantità di dati di cui stiamo parlando, basta considerare che se dovessimo memorizzare su dvd tutte le informazioni esistenti nell’universo digitale, impilandoli uno sopra l'altro riusciremmo a coprire la distanza tra la terra e la luna e ritorno” afferma Fabiano Benedetti, CEO di beanTech. I dati prodotti nel mondo crescono del 40% l’anno, e la possibilità di collegarli con i dati già presenti nei database aziendali e di interpretarli in tempo reale costituisce secondo beanTech un fattore cruciale per la competitività aziendale. “Nel giro di 3-5 anni il tema dei Big Data diventerà imprescindibile sia nel settore pubblico che privato” dice Benedetti.

Sulla raccolta, archiviazione e storage delle informazioni si giocherà il futuro delle aziende: per gestire grandi quantità di informazioni, eterogenee e complesse, in tempo reale occorrono però metodologie e operazioni sempre più strutturate, che con sofisticati algoritmi permettono di sopperire al limite umano dell’elaborazione dati.

Lo studio di Oracle afferma che entro il 2017 il mercato globale dei Big Data varrà 50 miliardi di dollari: oggi, solo negli Stati Uniti, la mancanza o la scarsa qualità dei dati ha un impatto a livello di costi pari a 600 miliardi di dollari, fino al 30% del reddito operativo di ogni azienda. “I volumi di dati sono destinati a crescere a dismisura: si prevede che nel 2020 i dati digitali aumenteranno di 40 volte rispetto a oggi, arrivando a un miliardo di terabytes. Circa un terzo di questi saranno gestiti dal cloud. Su scala mondiale, solo i dati aziendali raddoppiano ogni 1,2 anni” aggiunge Benedetti.

In crescita esponenziale è anche il numero delle fonti da cui, a livello globale, provengono i dati che è rilevante raccogliere e analizzare: ci sono gli smartphone (6,5 miliardi di dispositivi mobili), i social network (175 milioni di tweet al giorno e 2,5 miliardi di post su Facebook), le ricerche su internet (solo su Google 34mila ricerche al secondo), le transazioni sui siti di ecommerce e i pagamenti online (i clienti del colosso Walmart producono un milione di transazioni all’ora), i video (su YouTube si caricano 48 ore di video al minuto).

La complessità di questi dati, e l’impossibilità di “incasellarli” in database tradizionali, richiede nuove metodologie per raccoglierli e analizzali in tempo reale. “Non è più necessario salvare i dati sul proprio computer e poi elaborarli, come succedeva con l’approccio tradizionale. Le nuove tecnologie di analisi dei Big Data consentono di estrarre solo ciò che serve, con vantaggi anche sull’archiviazione dei dati oltre che sui tempi di gestione” dice Benedetti.

L’analisi e interpretazione di Big Data è particolarmente rilevante per il marketing aziendale: sapere in tempo reale non soltanto che cosa i clienti comprano, ma anche che cosa pensano dei prodotti costituisce per i brand un vantaggio competitivo e un’opportunità per elaborare immediatamente strategie di impatto sul mercato. (Fonte: Eventreport.it)