Droni, ecco le nuove regole

15/07/2015

Migliaia di occhi ci osservano dal cielo

di LUCIO CILLIS

Scene di ordinario caos cittadino, con auto volanti, droni inseriti nel flusso quotidiano del traffico (aereo) di una metropoli del 2263. Immagini di un futuro che probabilmente è molto più vicino di quanto si possa immaginare. Più di quanto abbiano sognato Fritz Lang con Metropolis nel 1927 o Luc Besson con il suo gioiello, il Quinto Elemento, ambientato tra 248 anni.

Ma l'assalto dei droni alla nostra vita di tutti i giorni è già iniziato. Il problema è che le regole sono ancora in embrione mentre i pericoli di una invasione fuori controllo sono sempre più tangibili e realistici. I rischi connessi al loro utilizzo vanno dall'incidente dovuto ad una caduta accidentale, causata magari dall'imperizia del proprietario, fino all'invasione della privacy. E per il momento non esistono polizze assicurative capaci di coprire tutti i potenziali pericoli dell'uso di massa di questi giocattoli volanti.

Il futuro prossimo venturo. Alcune indicazioni sul futuro che ci attende, le ha per la prima volta raccolte Marsh, società che si occupa di gestione dei rischi. L'utilizzo di questi mezzi per scopi civili sta crescendo in maniera esponenziale e si prevede un vero e proprio boom, con un giro di affari per il settore pari a 82 miliardi di dollari, entro 10 anni. Nello stesso periodo un mezzo volante su dieci non sarà più pilotato da uomini. Motivo in più per correre ai ripari e prepararsi ad un nuovo mondo, anzi cielo, popolato di ufo capaci di seguire i comandi dettati da terra.

Il pericolo vola sopra di noi. Ma nuvole di droni pronte a invadere le città, rischiano di complicare la quotidianità dello spazio sopra le nostre teste fino a diventare, in alcuni casi, un pericolo. L'ottimismo iniziale, la visione da bambini alle prese con un nuovo gioco, l'approccio da nerd al fenomeno, segna il passo. La sveglia l'ha suonata a gennaio un ingegnere indiano che ha candidamente ammesso di aver creato il primo "virus" in grado di prendere il comando di un drone. Un malware  -  denominato Maldrone - capace di hackerare il mezzo cambiandone la destinazione o facendolo sparire dalla vista del legittimo proprietario. O peggio, prendendone i comandi per dirigerlo su obiettivi sensibili. Fino, magari, ad essere utilizzato come un'arma letale quasi impossibile da neutralizzare.  

Al momento il mondo dei droni è ancora vincolato a norme che ne limitano la diffusione: nel nostro Paese è possibile utilizzarli fino al limite dei 25 chilogrammi di peso mentre a un passo da noi, in Francia, questo tetto è elevato fino ai 150 chili sia per i voli a vista che per quelli da remoto. L'Icao, l'autorità internazionale per l'aviazione civile, sta lavorando in queste settimane a delle linee guida generali alle quali dovranno adeguarsi i Paesi aderenti all'organizzazione entro il 2018. E l'Easa, l'agenzia europea per l'aviazione civile, ha pubblicato uno studio che di fatto anticipa queste norme.

Tre livelli di operatività. L'Easa, in particolare, distingue tre livelli di operatività: Open, il primo, è riservato a azioni con droni a basso rischio. In questo caso non sarà necessario richiedere permessi alle autorità aeronautiche. I limiti previsti sono: massimo 500 metri di ampiezza delle operazioni e altezza massima di 150 metri. Sarà però vietato l'uso in aree a rischio sicurezza o nei dintorni degli aeroporti. Il secondo livello messo a punto è stato soprannominato Specific, e sarà riservato a operazioni più rischiose per le persone. Queste attività dovranno essere preventivamente autorizzate dalle autorità aeronautiche. Infine il livello più alto e quindi quello per i quali sarà più difficile accedere è il Certified che riguarderà tutti i movimenti più rischiosi, paragonabili per questo a quelli che oggi rientrano nei voli "guidati" e quindi guidati direttamente dall'uomo. In questi casi occorrerà ottenere preventivamente una speciale certificazione che di fatto associa la possibilità di utilizzo dei droni più grandi e complessi a quella di un vero e proprio aereo con pilota a bordo.

Scuole per pilotare. Nel frattempo però la tecnologia va avanti prospettando nuovi scenari di riferimento che probabilmente corrono più velocemente delle regole. Lo sviluppo ha già sorpassato le norme che si stanno faticosamente mettendo a punto: un esempio su tutti viene dalla Saat (Sense and avoid technology) che consente al drone di evitare o aggirare ogni tipo di ostacoli, aprendo la strada al volo in totale autonomia, che consentirebbe un impiego dei droni per uso civile o commerciale fuori dal controllo diretto da remoto in maniera sicura, a bassa altitudine nello spazio aereo civile. Fortunatamente nascono anche nuove opportunità di lavoro per nuovi profili professionali. Dal pilota remoto all'ingegnere specializzato in droni, capace di integrare hardware e software miniaturizzati rispetto ad un aereo tradizionale. Se una "scuola guida per un formare un pilota parte come minimo dai 15mila euro e fino a oltre 100mila, ne bastano poche migliaia per un comandante dotato di joystick e comodamente seduto davanti ad un computer o dotato di smartwatch o un tablet abilitati.

Chi paga i danni. Ma restano i dubbi sui possibili rischi connessi all'utilizzo: danni alle cose o alle persone, violazioni eclatanti della privacy, ricadono in molti casi ancora sotto la piena responsabilità dell'utilizzatore del mezzo. Nessuna polizza assicurativa copre oggi i potenziali danni derivanti da violazioni della riservatezza, del proprio domicilio, della sfera della vita privata. I numeri del boom degli Uas (Unmanned aerial system, sistemi aerei non guidati dall'uomo) in Gran Bretagna rappresenta un piccolo assaggio di ciò che ci aspetta: se nel 2010 le licenze concesse dall'autorità del Regno Unito erano una cinquantina, oggi questo numero è prossimo a quota 600, più che decuplicato quindi, in un solo lustro.

I numeri in Italia. E in Italia? Ecco i dati appena pubblicati sul Rapporto annuale, dall'Enac il nostro ente per l'aviazione civile presieduto da Vito Riggio: "Il 2014 è stato l'anno della diffusione dei mezzi a pilotaggio remoto, in molti settori della società civile" spiega l'Enac. L'utilizzo dei droni "sta crescendo esponenzialmente, per diverse attività quali, ad esempio, quelle di sorveglianza del territorio, di rilevamento delle condizioni ambientali, di trasmissione dati, di riprese aeree e lavori giornalistici, di impieghi agricoli". Sono utilizzati anche per applicazioni in ambienti ostili come monitoraggio di incendi, ispezioni di infrastrutture e di impianti, sorveglianza del traffico stradale o, ancora, compiti di ordine pubblico. Tutto questo ha portato l'Enac a regolamentare il settore con norme entrate in vigore nel 2014.


Dagli incendi alle mappature: dove si usano

di LORENZO SORBINI

Il fotografo Tomas Van Houtryve vince al World Press Photo 2015 con uno scatto realizzato tramite un drone. Alcune scene aeree di film come 'The Wolf of Wall Street o '007 Skyfall' sono state girate anch'esse con droni. È solo un assaggio delle potenzialità e dei campi di applicazione negli ultimi anni degli APR, che non si limitano al solo ambito militare, ma spaziano dall'agricoltura al cinema, alla salvaguardia dell'ambiente, fino al monitoraggio di beni culturali e operazioni delle forze dell'ordine.

Archeologia. L'alta versatilità del velivolo - data dalla possibilità di supportare camere di vario genere, sensori termici, e a infrarossi - ha facilitato molti interventi anche nell'ambito archeologico. "Abbiamo svolto due operazioni tramite utilizzo di droni in collaborazione con la società ArcheoStudio", spiega Rita Paris, direttore della Soprintendenza Archeologica di Roma. "La prima sopra la villa dei Quintili; la seconda, più recente, sorvolando l'acquedotto dei Quintili. In quest'ultima, abbiamo eseguito con il drone un rilievo sulle arcate alte in modo da poter facilitare i successivi lavori di restauro." Il drone si è quindi rivelato un utile strumento di supporto. "Senza di esso non avremmo potuto eseguire un rilievo della sommità dell'acquedotto, se non montando dei ponteggi", aggiunge la Paris, a prova del fatto che l'utilizzo dei droni ammortizza notevolmente sia i tempi che i costi di queste operazioni.  

Terremoti. Attualmente, anche l'Enea (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile) fa uso di APR. L'utilizzo dei droni da parte dell'agenzia riguarda il controllo di navigazione e anticollisione, la diagnostica degli edifici e l'agricoltura di precisione. Tra i progetti più noti c'è il rilevamento dei danni agli edifici storici danneggiati dal sisma in Emilia-Romagna del luglio 2012, e l'operazione alla Villa dei Misteri a Pompei, dove sono stati valutati i necessari interventi di messa in sicurezza grazie al telerilevamento e analisi delle vibrazioni e del suolo condotto con i droni.

Incendi. E le forze dell'ordine? Che tipo di operazioni hanno eseguito fino ad oggi, dal momento che il regolamento Enac non si applica alla loro attività? "Abbiamo condotto una trentina di attività sperimentali con droni, principalmente nel Mezzogiorno, in aree non critiche e con la collaborazione di società del settore", ricorda Marco di Fonzo, responsabile del Nucleo investigativo antincendio boschivo del corpo Forestale. "Queste attività sperimentali si sono focalizzate sulla perimetrazione delle aree percorse dal fuoco con l'ausilio del M. E. G. (metodo delle evidenze geometriche) che ci consente d'individuare automaticamente il punto d'insorgenza di un incendio boschivo partendo dalla perimetrazione dell'area percorsa dal fuoco." I droni sono quindi stati impiegati in attività 'sperimentalì di monitoraggio post-incendio ma anche per contrastare gli illeciti ambientali (sversamenti, falde inquinate) in una recente indagine sul litorale campano. D'altro canto, la Polizia di Stato a oggi non ha, né acquistato alcun APR (come nel caso della Forestale), né ha eseguito operazioni, ma rende noto che stanno lavorando a un tavolo tecnico interforze per l'emanazione di un documento ad hoc, volto a disciplinarne l'utilizzo di questi mezzi per le forze dell'ordine.

Mappature. Nell'ambito della geomatica (rilievi aerofotogrammetrici per la mappatura del territorio, controllo delle infrastrutture) ma soprattutto nel settore agricolo, l'utilizzo di droni sta prendendo sempre di più piede. In tutta Italia sono già state registrate delle operazioni di questo tipo. "Quella del precision farming (agricoltura di precisione) è un'attività che nel futuro prossimo si espanderà", conferma Flytop, azienda di droni con sede a Roma. Per i non addetti ai lavori, il 'precision farming' consiste nella raccolta dati e analisi-tramite sensori e sofisticate camere- dello stato di salute delle coltivazioni, e permette di intervenire dove necessario, gestendo e aumentando la sostenibilità del processo agricolo. Il tallone d'Achille? "Questo è un sistema che permette di scoprire quali aree di coltivazione necessitano un intervento, ma non determina la causa per la quale ce n'è bisogno", precisa AIDroni, associazione italiana dei droni, come a ricordarci che anche la tecnologia dei velivoli volanti è soggetta a limiti tecnici oltre che normativi.
 


Ma serve una sola regola mondiale

di LORENZO SORBINI

A gennaio un drone si schianta sul suolo della Casa Bianca e fa tremare Washington. In autunno un Parrot atterra accanto ad un'attonita Angela Merkel nel corso di un comizio elettorale. In estate un altro drone all'aeroporto di Heathrow sfiora la collisione con un aereo di linea. Incidenti sempre più frequenti quelli degli Apr (Aeromobili a pilotaggio remoto) che nell'ultimo anno sono entrati nel dibattito pubblico, accelerando il processo di regolamentazione per l'uso civile in tutto il mondo.

Il documento di Riga. L'introduzione di norme per disciplinare l'uso di Apr in Europa inizia nel 2007 e raggiunge il suo apice con la Dichiarazione di Riga a marzo di quest'anno. Obiettivo per il 2016? L'integrazione dei droni nello spazio aereo civile europeo. Al momento però c'è frammentazione a livello di norme. Dei 28 stati membri dell'UE soltanto una decina hanno un quadro normativo nazionale, fra cui Regno Unito, Italia, Francia.  Oltreoceano invece, ci sono gli Stati Uniti, il Brasile - che hanno tuttora proposte in fase di approvazione- o il Canada e l'Australia con un quadro normativo parziale


Privacy. Qual è quindi il leitmotiv in Europa in materia di droni? Il tema privacy. "L'uso sempre più diffuso dei droni può comportare rischi per la privacy che sfuggono totalmente alla percezione delle persone. Le regole usate finora non sono più efficaci. Per questo dobbiamo puntare su tecnologie che limitino la raccolta dei dati fin dalla loro progettazione" dice Antonello Soro, Presidente dell'Autorità Garante privacy. Dello stesso avviso Ottavio Marzocchi, policy analyst e ricercatore al Parlamento Europeo " Le norme UE sulla privacy non coprono le attività di raccolta di dati personali operate dall'intelligence, dalla polizia o giornalisti, e neppure le attività private delle persone, non garantendo così sufficiente protezione dei diritti fondamentali dei cittadini".

Che accade in Italia. In Italia, il regolamento Enac (Ente nazionale aviazione civile) obbliga l'operatore a dichiarare se verranno trattati dei dati personali. Vanno quindi evitate riprese di persone se non strettamente necessarie. Ma questo è solo uno dei nodi da sciogliere. In materia di assicurazione e di responsabilità civile, i droni 'professionalì sono considerati dall'Enac al pari di aerei. Questo significa che l'operatore ha una responsabilità oggettiva in caso d'incidente, sia pure limitata al massimale minimo di legge. Intanto luglio si avvicina e con esso il nuovo regolamento Enac che, assicura Alessandro Cardi, Direttore centrale Regolazione tecnica Enac, "rappresenterà il passaggio verso una maggiore professionalizzazione del settore". Cardi sottolinea anche che "siamo tra i primi in Europa ad aver definito in maniera chiara dei livelli di affidabilità e quindi di sicurezza del drone per il sorvolo di persone". Quali saranno in concreto le novità in arrivo? "Nel nuovo regolamento - dice Cardi - si sposta l'ottica da un concetto di sicurezza basato sui singoli elementi (il drone) verso un concetto di sicurezza di tipo globale. Quindi non si valuta più la sicurezza del mezzo ma la sicurezza di cui il drone è parte integrante". A questo si aggiungono la professionalizzazione della figura del pilota  - tramite l'obbligo di ottenere di una licenza -  la creazione di un software per gestire la perdita del datalink (il sistema di controllo del drone) l'introduzione di corsi di addestramento e lo sviluppo di concetti operativi, cosi detti conops".

Negli Stati Uniti. Sul versante europeo l'Italia può considerarsi all'avanguardia con il regolamento Enac. Ma quali sono le differenze con la bozza proposta dall'Faa (Federal aviation administration) negli Usa?  Per l'avvocato specialista del settore Giovanni Battista Gallus, "sono molti i punti di contatto, dalla registrazione del velivolo al sostanziale divieto di volo sulle persone, alla necessità di operare nelle ore diurne e in vlos (visual line of sight), vale a dire a vista". Di contro "la bozza Usa regola soltanto i droni sotto i 25 chili e consente il volo in 'first person view' (utilizzando dei visori collegati ai droni)". "Ma è proprio il tema privacy che viene trascurato dalla Faa" conferma Gallus, una mancanza che non è piaciuta ad alcuni stati Usa, come la Florida che ha approvato una legge (in vigore dal primo di luglio) che vieta le riprese a mezzo droni in caso di rischi per la privacy delle persone.
 
Lo stato dell'arte. Nel 2014 sono state valutate 177 dichiarazioni di operatori per attività sperimentali; 102 dichiarazioni per operazioni specializzate non critiche. Sono state infine emesse 8 autorizzazioni per operazioni critiche e riconoscimento di 69 organizzazioni pronte ad addestrare nuovi addetti per il pilotaggio remoto con l'emissione di 8 permessi di volo. Numeri che crescono di giorno in giorno.


Attenti alle sanzioni: le regole per evitarle

di LORENZO SORBINI

Il Regolamento ENAC prevede soltanto la sospensione totale o parziale delle autorizzazioni o certificazioni rilasciate, in caso  d' inadempienza. Ma l'uso dei droni può far incorrere in ben più pesanti responsabilità (a carico del pilota, dell'operatore e in determinati casi anche del committente), sulla base del Codice della Navigazione, del Codice penale e del Codice della Privacy. Ecco le principali sanzioni (alcune delle quali contenute in un "prontuario" redatto dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza). Il pilota che sorvoli centri abitati, assembramenti o aeroporti, fuori dai casi autorizzati, rischia l'arresto fino a sei mesi o con l'ammenda fino a 516 euro.

Patentino. Pesanti sanzioni (sia penali che amministrative) sono previste per il pilota che sia sprovvisto di attestazione, di certificato medico, o operi al di fuori dei limiti previsti. Sono sanzionati penalmente l'operatore (e il pilota) che utilizzino SAPR (Sistemi Aeromobili a Pilotaggio Remoto) non equipaggiati con i dispositivi obbligatori. Ogni altra violazione del Regolamento è sanzionata con l'arresto fino a tre mesi o la multa fino a 206 euro.

Assicurazioni. Pesantissime le sanzioni in tema di assicurazione: l'operatore che ne è privo rischia fino a 100.000 euro. Ci sono invece sanzioni più modeste per l'uso del drone privo di targhetta identificativa e per l'operatore che impieghi un pilota non in regola.

Privacy. Mentre per le sanzioni relative alla privacy e alle interferenze illecitenella vita privata: l'omessa o inidonea informativa privacy è punita con la sanzione amministrativa va da 6.000 a 36.000 euro, il delitto di trattamento illecito di dati personali (art. 167 Cod. Privacy) fa rischiare la reclusione fino a 3 anni, e il delitto di interferenze illecite nella vita privata (si pensi alle riprese in un privato domicilio, superando un muro di recinzione) prevede la reclusione da sei mesi a quattro anni. (Fonte: http://inchieste.repubblica.it/)