Gestione del rischio aziendale

13/12/2013

La mancanza di attenzione da parte dei team manageriali, associata alla carenza di risorse competenti, e di strumenti e processi gestionali, sta mettendo in difficoltà la capacità delle aziende di gestire i nuovi rischi.

È quanto emerge dal sondaggio effettuato su 650 società in Europa, Medio Oriente e Africa (area Emea) condotto per conto del Barometro rischi emergenti 2013 di Ace Group, che include statistiche sulle varie categorie di rischio, su come i diversi settori considerano il rischio, con resoconti sulla gestione dei rischi emergenti.
Tra questi, i più temuti sono quelli legati alla supply chain, ambiente, informatica e D&O, considerati i quattro grandi rischi in grado di apportare, con maggiore probabilità, danni finanziari alle loro attività nei prossimi due anni. 

“La nostra ricerca – afferma Andrew Kendrick, presidente, Ace European Group – suggerisce che i rischi emergenti non sono ancora entrati a far parte delle discussioni più ampie sulla gestione dei rischi all’interno dei consigli di amministrazione. Il 57% degli intervistati parla della mancanza di attenzione come scoglio principale, che a sua volta porta al secondo e terzo problema: la mancanza di risorse umane e di strumenti e processi di gestione del rischio”.

Tra i principali ostacoli nella gestione dei rischi emergenti, troviamo la mancanza di attenzione da parte della dirigenza (57%), la mancanza di risorse umane e di competenze (46%), la mancanza di strumenti e processi di gestione dei rischi (40%), la mancanza di conoscenza e di informazioni sui rischi (38%), la mancanza di risorse finanziarie (34%) e la mancanza di opzioni assicurative (13%). 
 
Al primo posto la Supply Chain
Riguardo ai rischi maggiormente percepiti, secondo il sondaggio, almeno il 40% delle società considera la dipendenza dalla catena di approvvigionamento (supply chain) e dalle infrastrutture, la responsabilità ambientale, il rischio informatico e la responsabilità D&O come i rischi emergenti che, probabilmente, registreranno l’impatto finanziario più significativo sugli affari nel corso dei prossimi due anni.

Il 45% delle aziende dichiara di prevedere che il rischio derivante dalla supply chain e dalle infrastrutture avrà un impatto finanziario significativo sulla propria società nei prossimi due anni. 
Le sofisticate supply chain transnazionali sono riuscite ad abbattere i costi di molte società, ma le aziende stanno pagando in termini di mancanza di visibilità delle aree di esposizione ai rischi. Ad aggravare questi problemi, molte aziende fanno affidamento su infrastrutture civili scricchiolanti, sulla sicurezza della fornitura di energia internazionale e su altri punti focali che le espongono a rischi finanziari gravi, in caso di interruzione delle attività. 
 
Rischio ambientale
Al secondo posto tra i rischi percepiti troviamo quello ambientale, considerato dal 42% delle aziende come uno dei rischi emergenti che ha maggiori probabilità di avere un impatto finanziario negativo sulle proprie aziende. Quasi i tre quarti (73%) delle aziende dichiara che i propri stakeholder considera con sempre maggiore serietà questo tipo di rischio. 

In virtù di normative ambientali più severe e di preoccupazioni crescenti degli attori in gioco, le aziende vengono ritenute responsabili, come mai prima d’ora, del loro impatto ambientale e il fatto che il rischio ambientale si classifichi complessivamente al secondo posto indica anche una maggiore consapevolezza del fatto che il problema riguarda tutti i settori, non solo quelli tradizionalmente inquinanti. 
 
Rischi informatici e D&O
Terzo in classifica, il rischio informatico, considerato dal 40% come uno dei rischi emergenti con le maggiori probabilità di influire sugli affari, vista soprattutto la crescente dipendenza dall’Information Technology. Oltre un terzo delle aziende cita i virus (49%), l’hackeraggio (38%) e il furto di dati da parte di terzi (37%) come alcune tra le principali preoccupazioni.

Tuttavia, la maggior parte del campione è altresì convinto che i furti maggiori abbiano cause interne anziché esterne, e il 63% delle società crede che i dipendenti e gli errori interni possano spesso rappresentare una minaccia maggiore di quella rappresentata dai crimini informatici. A pari merito al terzo posto (40%), seppur non classificato tra quelli emergenti, compare il rischio di responsabilità di dirigenti e funzionari (D&O) che registra una costante evoluzione a fronte delle crisi finanziarie, delle modifiche normative e del crescente orientamento globale. 

È significativo che, nel crescendo di controlli post-crisi, gli intervistati abbiano evidenziato gli errori di reportistica come loro preoccupazione principale, seguita dai timori in materia di esposizione a corruzione e frode. 
 
La percezione in Italia
Infine, per quanto riguarda l’Italia, la classifica dei rischi più temuti vede al primo posto quello ambientale e quello legato alla supply chain, entrambi considerati dal 48% del campione come una minaccia importante, seguiti dal rischio dirigenti e funzionari (40%). In particolare, l’86% concorda sul fatto che l’interruzione della supply chain rappresenti un fattore di rischio chiave per la propria attività; il 76% afferma che gli azionisti considerano con serietà crescente il rischio ambientale; il 70% pensa che il rischio informatico derivi più dai dipendenti che dai criminali.

“Sappiamo che gli eventi del mondo reale – ha concluso Kendrick – non rispettano precise categorie e che molti dei rischi emergenti che affrontiamo sono interconnessi. Prestando maggiore attenzione a questa serie complessa e interconnessa di minacce e problemi emergenti, i risk manager possono aiutare le proprie organizzazioni a rendere sostenibili i loro piani strategici. E lavorando al loro fianco in modo collaborativo, oltre che assumendo un approccio strategico nella relazione con i broker possono contribuire nello sforzo di far rientrare queste minacce emergenti nell’approccio ai rischi a livello di impresa” (Fonte: anra.it)