I Big Data nelle aziende del turismo

02/07/2013

Un flusso ininterrotto di informazioni eterogenee e destrutturate che possono trasformarsi in strumento di sviluppo e crescita anche per le aziende del turismo. Sono i cosiddetti “big data”, cioè i dati provenienti da una moltplicità di fonti e riguardanti una molteplicità di ambiti (dai post sui social media alle preferenze di acquisto online di prodotti turistici, dalle recensioni sugli alberghi alle prenotazione dei voli, dalle attività turistiche più ricercate alle classi tariffarie preferite) che, grazie alle nuove tecnologie, ai siti social e allo sviluppo delle piattaforme di e-commerce, si accumulano nei database di alberghi, compagnie aeree e operatori turistici: correttamente gestiti e analizzati, questi “grandi dati” offrono una visione allargata dei trend di mercato e informazioni preziose per il business.

È quanto emerge dallo studio At the big data crossroads: turning towards a smarter travel experience, realizzato daThomas Davenport, docente della Harvard Business School, che per elaborarlo si è avvalso della testimonianza degli esperti di big data di grandi player dell’industria dei viaggi, fra cui Air France-KLM, Cathay Pacific, Eurostar, Frontier Airlines, Kayak, Marriott Hotels, InterContinental, Aeroporto di Monaco, e di Facebook, contenitore di big data per eccellenza

Secondo lo studio, le potenzialità dei big data sono talmente dirompenti che l’industria del turismo si trova in questo momento di fronte a un bivio: se saprà coglierne le opportunità – strutturando, analizzando e interpretando elevati volumi di dati – potrà beneficiare di uno strumento in grado di supportare i processi decisionali strategici, diguidare l’innovazione attraverso la creazione di prodotti e servizi in linea con i nuovi bisogni e le nuove aspettative dei clienti, di migliorare e potenziare le relazioni con il target.

Per le aziende del turismo, spiega lo studio, questo è il momento di agire: devono fare dei big data una priorità urgente, al fine di garantire ai clienti un'esperienza di viaggio più intelligente e responsabile. Secondo l’autore, infatti, il momento è decisivo perché l'emergere di nuove tecnologie in grado di gestire la frammentarietà e aggregare e leggere i grandi dati consente alle aziende di poterli sfruttare al meglio non tanto (o non solo) per ottimizzare i processi industriali, ma anche per personalizzare le loro proposte, concentrandosi sulle effettive preferenze dei clienti.

Per cogliere le opportunità dei big data le aziende del turismo devono però formulare strategie di utilizzo dei dati. 
Le best practice internazionali in questo ambito non mancano, e lo studio ne presenta diversi casi. Kayak, per esempio, il sito di prenotazione e comparazione prezzi di voli e alberghi, che grazie all’analisi dei big data, è in grado di fornire agli utenti un modello di previsione con le probabili variazioni della tariffa per un volo su una finestra di 7 giorni.
Oppure Air France-KLM, che utilizza la tecnologia di analisi Hadoop come base di un sistema globale di revenue management. O, ancora, Facebook, che utilizza i big data per targettizzare le campagne pubblicitarie degli inserzionisti e che ha lanciatoCustom Audiences, uno strumento che consente alle aziende del turismo (catene alberghiere, vettori, tour operator) di utilizzare le proprie liste di clienti e prospect per inviare loro messaggi pubblicitari tramite Facebook senza però violarne la privacy.

Secondo Davenport, i nuovi software open-source danno modo di estrarre dati e suddividerne l'analisi su più server, rendendo possibile l’elaborazione di enormi volumi di dati in tempi sempre più brevi. Certo, i big data non sono materia semplice. Occorre strutturare le fonti dei dati, dotarsi di tecnologie appropriate, sviluppare o acquisire professionalità specifiche capaci di gestire la complessità e, soprattutto, una volta acquisite le informazioni generate dai grandi dati, modificare di conseguenza strategie e processi di business. (Fonte: eventreport.it)