L'IT in Italia: persi tre miliardi di euro rispetto al 2008

22/10/2012

Il settore dell’Information Technology in Italia riflette perfettamente lo stato di recessione che penalizzata il Belpaese: il bilancio 2012 si chiuderà a quota 19 miliardi di euro, circa tre in meno di quanti consolidati nel 2008.

La flessione è del 3,2%, indice che si raffronta a quello della media Ue (negativo dello 0,9%) e degli Usa (+2,8%)  che, soprattutto, impallidisce al cospetto di quello tedesco (positivo per il 4,1%) e cinese (+16,9%).

Lo dicono i dati del Rapporto Assintel 2012 (i dati sono frutto di una ricerca effettuata da Nextvalue).

Le uniche note liete, che non possono però contenere le dimensioni del problema, arrivano dal cloud computing (il cui giro d’affari è dato in salita del 57,8% a circa 620 milioni di euro, di cui 400 derivanti dalle soluzioni Saas, software as a service) e dai tablet (le cui vendite anno su anno sono schizzate in avanti del 52,1%). 

Poche luci, molte ombre. Questo dunque il quadro di sintesi di un Paese che sta digerendo dentro le aziende il fenomeno della consumerizzazione delle tecnologie ma che paga ancora dazio per la note carenze a livello infrastrutturale e quelle relative a nuove professionalità (che il nostro sistema formativo non è evidentemente ancora capace di formare).

Occorre spingere, innovare e investire sull’economia del digitale, ma il faticoso varo dell’Agenda non lascia al momento intravedere repentine inversioni di tendenza.

Da Giorgio Rapari, Presidente di Assintel e della Commissione Innovazione e Servizi di Confcommercio – Imprese per l’Italia è arrivato innanzitutto un messaggio di sintesi inequivocabile: “l’economia di Internet vale il 3% del PIL italiano”.

E poi lo scontato ammonimento: “dal lato dell’offerta (e quindi le aziende ICt, ndr) dobbiamo continuare a fare guerra di trincea, tendendo a un futuro che dovrà essere senz’altro migliore di quello degli ultimi cinque anni. La nostra economia si trova in guerra e ci sono i capitani coraggiosi, con lo sguardo oltre l’orizzonte, che prefigurano l'evoluzione del mercato verso un'economia del digitale". 

"Internet – ha chiuso il cerchio Rapari - impatta su ogni business e il suo ruolo nella nostra economia va crescendo sempre più rapidamente: quello che ancora manca è un adeguamento infrastrutturale e politico alle nuove dinamiche. Il decreto per lo sviluppo digitale muove alcuni passi coraggiosi, altri più conservativi: la sfida sarà legata alle norme di attuazione, al coordinamento fra i vari attori istituzionali, alla ripresa degli investimenti nella pubblica amministrazione e alla reale disponibilità di incentivi per chi innova”.

Anche Alfredo Gatti, managing partner di NextValue, punta l’indice sulla necessità di cambiare, sottolineando come “in un contesto certamente non positivo la trasformazione dell'Information technology continua ad essere una forza dirompente con un proprio autonomo sviluppo.

Le aspettative delle aziende finali creano forti pressioni sul mondo dell'offerta affinché cambino i modelli e le modalità di erogazione delle soluzioni e dei servizi. Anche l’esistente deve essere gestito mentre si incorporano nuovi requisiti, contenuti e capacità di relazione a discapito dell’introduzione di nuove complessita”.

E la questione del digitale? La ricetta di Gatti è la seguente: è ancora più importante rispetto al passato una buona collaborazione tra pubblico e privato e sempre più è necessario che il mondo politico riconosca il valore degli investimenti in It e la pubblica amministrazione diventi propositiva, soprattutto oggi che l'Agenda digitale ha fatto i suoi primi passi”. (Fonte: ictbusiness.it)