Privacy: scontro fra Google e Garante

30/07/2014

Oggi più che mai, infatti, la tutela dei nostri dati personali è minacciata dai mille “inghiottitoi digitali” - social network, siti di e-commerce e e-banking, solo per citarne alcuni - in cui rilasciamo i nostri dati personali in cambio di svariati servizi.

I rischi stanno aumentando anche per i motori di ricerca, ottimi strumenti per rintracciare ciò che vogliamo, ma anche per...essere rintracciati! Non a caso, il Garante per la Tutela dei Dati Personali torna a puntare i riflettori sul colosso americano Google, già redarguito in passato.

Oggi arrivano nuove restrizioni. La società detentrice del più noto motore di ricerca avrà un anno e mezzo per adeguarsi alle nuove norme imposte. Le nuove restrizioni toccano tutti i servizi, raggiungibili da Google, rivolti agli utenti del nostro paese, posta elettronica GMail in primis.

Il primo paletto imposto dal garante riguarda la profilazione degli utenti, che non sarà più possibile se non dopo aver accettato una specificazione scritta da parte di Google. Il sito, così come accade frequentemente in rete, registra le preferenze dei navigatori per riutilizzarle a fini commerciali (cookies).

Chi non ha mai visto comparire sullo schermo del proprio pc la pubblicità di un prodotto (o simili) ricercato in rete pochi secondi prima, magari solo per curiosità?

E’ giusto dire che Google aveva già modificato la propria politica sulla tutela dei dati, ad esempio istituendo una procedura per la garanzia del diritto all'oblio. Secondo il Garante italiano, però, questo non basta: la società è stata invitata a presentare un preciso piano per la tutela dei dati degli utenti italiani entro il prossimo mese di settembre.

Allo stato attuale, Google prevede un unico documento relativo al trattamento dei dati personali, che però comprende servizi tra loro molto diversi, come il motore di ricerca in sé, il servizio di posta elettronica GMail e il noto portale di video YouTube. Si tratta di un ventaglio di servizi molto diversi tra loro e che necessiterebbero quindi di una più approfondita analisi per la tutela dei dati personali, attualmente condivisi tra le diverse applicazioni indiscriminatamente.

Nell'informativa inviata a Google dal garante per la privacy, si legge tra l'altro che: "per utilizzare a fini di profilazione e pubblicità comportamentale personalizzata i dati degli interessati - sia quelli relativi alle mail sia quelli raccolti incrociando le informazioni tra servizi diversi o utilizzando cookie e fingerprinting - Google dovrà acquisire il previo consenso degli utenti e non potrà più limitarsi a considerare il semplice utilizzo del servizio come accettazione incondizionata di regole che non lasciavano, fino ad oggi, alcun potere decisionale agli interessati".

Siamo a un vero punto di svolto per la tutela della privacy degli utenti italiani? Troppo presto per dirlo. Senza dubbio, si tratta di un ulteriore passo avanti verso la difesa delle informazioni sensibili in un territorio ancora troppo poco normato – ma frequentatissimo! – come il web. (Fonte: affaritaliani.it)