Serve un protocollo di Kyoto per la privacy

26/05/2015

Una domanda che ricorre da un decennio almeno, quella sulla sorte della privacy” attacca Antonello Soro, presidente dell’Autorità per la protezione dei dati personali nel suo intervento al Wired Next Fest.

Il punto, dice Soro, è capire che cos’è diventata la privacy nella società digitale: “Siamo molto sensibili alla nostra, un po’ meno a quella degli altri – aggiunge – quando però capita qualcosa che ci tocca direttamente torniamo attenti al tema”.

Il rischio principale è la profonda profilazione degli utenti, che si lancia ben oltre la semplice pubblicità creando squilibri fra le aziende e consegnando nelle mani di pochi un potere smisurato: “I temi che s’incrociano sono un’infinità – spiega il garante – uno è senz’altro la concentrazione di gruppi e aziende che condividono la massa delle informazioni. Senza contare l’argomento della sorveglianza sulla nostra vita quotidiana. E ancora quello delle libertà e dei comportamenti culturali”.

Il mondo virtuale non c’è, racconta Soro, non esiste: è la stesso che viviamo ogni giorno. Quel confine è crollato da tempo. Dunque, se online mettiamo a rischio le informazioni che ci riguardano, cioè la nostra vita, gli effetti si faranno sentire anche e soprattutto offline: “Proteggere i dati significaproteggere la nostra esistenza – specifica il garante – ma tutelarli è difficile. Ci sono molte meno regole che nel contesto fisico, mantenere un controllo forte è complesso. I presìdi a tutela sono più fragili, li stiamo costruendo in questi anni. Tutti, per fortuna, convengono ormai sul fatto che qualche regola serve”.

L’altro grande tema di dibattito è lo sviluppo tecnologico, “troppo rapido perché il diritto possa stargli dietro”. Servizi affascinanti – per esempio le app per lo streaming basilare come Periscope e Meerkat – ci tentano, è dura negare il consenso ai nostri dati e “l’armamentario giuridico di ieri rischia di invecchiare rapidamente”. Il solo consenso, insomma, è un’arma un po’ spuntata.

Come se ne esce? Le nuove tecnologie vanno progettate fin dall’inizioperché siano in grado di garantire i dati”. Il cittadino, dice Soro, da solo non può farcela “a filtrare ciò che sta seminando e che resterà in eterno”. L’altra strada, però, è quella dell’educazione digitaleCondizioni d’uso,informativeregolamenti: spesso clicchiamo un paio di ok senza sapere neanche cosa stiamo sottoscrivendo, quali canali stiamo aprendo e a chi, “con la stessa leggerezza con cui clicchiamo un Mi piace sui social network”. Problema che tocca adulti come bambini, racconta Soro: “Dobbiamo sforzarci di vivere nello spazio digitale proprio come viviamo nella dimensione fisica”. Anche, dice l’ex parlamentare, per evitare il terreno scivoloso fra legalità e illegalità.

All’inizio di giugno entrerà in vigore il nuovo regolamento preparato dal Garante sulla profilazione e, nel dettaglio, sull’uso dei cookie come meccanismo per tracciare i nostri movimenti – acquisti, preferenze, azioni – in rete. Si applicherà, queste almeno le intenzioni, a tutti i dati raccolti per finalità promozionali tramite posta elettronica, navigazione, social network e altri servizi: “Se le informazioni non vengono protette a dovere diventano manipolabili – chiude Soro – per la protezione dei dati personali servirebbe qualcosa di simile a quello che abbiamo fatto per l’ambiente col protocollo di Kyoto”. (Fonte: http://www.wired.it/)