Biodiversity Friend per OPO Veneto


OPO Veneto, organizzazione di produttori ortofrutticoli, ha fatto da apripista per la prima certificazione che garantisce la tutela della biodiversità in agricoltura, il “Biodiversity Friend.

Si tratta di un disciplinare di proprietà del World Biodiversity Association (WBA), che ha come obiettivo l’armonizzazione tra produzione e conservazione, nell’ottica di garantire la salvaguardia della fertilità dei suoli, la corretta gestione delle risorse idriche, il controllo delle infestanti e dei parassiti attraverso metodi a basso impatto.

WBA ha scelto CSQA quale unico ente di certificazione per il proprio standard.
 

Perché avete creduto in questo progetto innovativo?

 
“E’ una certificazione nella quale investiamo come sviluppo strategico - risponde Cesare Bellò di OPO Veneto- il cui obiettivo è di garantire più valore aggiunto ai nostri prodotti e nel contempo verificare le interazioni delle attività agricole con la diversità biologica del territorio e di identificare le strategie di mitigazione e miglioramento, in grado di rendere minimo o trascurabile l’impatto di tali attività sugli agrosistemi, sugli ecosistemi e sulla loro biodiversità. Per i consumatori acquistare un prodotto da un’azienda “Biodiversity Friend” è garanzia che proviene da agrosistemi con un elevato grado di naturalità.
Inoltre le pratiche agricole rispettose della biodiversità sono “privilegiate” ed incentivate dalla normativa europea, nazionale e regionale. Si delineano quindi interessanti effetti commerciali soprattutto nei paesi esteri, in particolare nel Nord Europa, dove più alta è la sensibilità del consumatore medio per la sostenibilità”.
 

Quali sono i punti chiave di questo standard?


“Secondo il disciplinare di questa certificazione” - spiega Maria Chiara Ferrarese di CSQA Certificazioni - “i parametri da rispettare sono identificati in 12 azioni, che si riferiscono alle modalità di controllo dei parassiti e delle infestanti, alla ricostituzione della fertilità dei suoli, alla gestione delle risorse idriche, alla presenza di siepi, boschi e specie vegetali nettarifere, alla conservazione della biodiversità agraria, alla qualità dei suoli, delle acque superficiali e dell’aria, all’utilizzo di fonti rinnovabili per l’approvvigionamento energetico e a tecniche produttive a basso impatto e a tutte le azioni che possono avere benefici effetti sulla biodiversità.
A ciascuna delle azioni è stato assegnato un punteggio e le aziende già certificate hanno raggiunto tutte almeno un minimo complessivo di 60 punti su 100.”
 

Quali sono le problematiche più diffuse che avete riscontrato?


Non parlerei di problematiche -risponde Francesco Arrigoni di OPO Veneto-, ma di opportunità di diffondere agli agricoltori l’idea che la biodiversità negli agrosistemi non riguarda solo le coltivazioni in senso stretto, ma anche tutte quelle aree di terreno non propriamente coltivate e quelle attività che tradizionalmente negli altri sistemi di certificazione delle aziende agricole non sono sempre oggetto di attenzione.
Mi riferisco, ad esempio, alle superfici a prato, alle siepi e ai boschi, oppure alla presenza in azienda di sistemi efficaci per il risparmio energetico, la produzione di energia da fonti rinnovabili e l’educazione ambientale.


La certificazione Biodiversity Friend ha un approccio innovativo sul tema della sostenibilità ambientale, in quanto è il primo standard che misura, nel vero senso della parola, l’impegno e la consapevolezza degli agricoltori nella salvaguardia della biodiversità.
Peraltro, non solo presuppone un punteggio minimo per ottenere la certificazione ma anche un miglioramento dello stesso nel corso delle verifiche successive di sorveglianza. Ciò dimostra che, conseguire la certificazione, pone le basi per un’inversione di tendenza sul problema della perdita di biodiversità negli ambienti produttivi.      
 

 
Quali sono le prospettive per questa certificazione?


“Per  Biodiversity Friend ci sono buone prospettive” continua Francesco Arrigoni, “poiché c’è molta attenzione soprattutto da parte di coloro che vedono espressa concretamente la loro sensibilità e attenzione alla sostenibilità ambientale.
Si tratta poi di verificare quale attenzione porranno le aziende distributrici su questo argomento. Ritengo, che questa certificazione offra loro uno strumento concreto di misura dell’impegno dei propri fornitori sul fronte della biodiversità, che, nel bene o nel male, è una delle questioni centrali della comunicazione delle maggiori e più importanti insegne della GDO europea.
 
Vorrei sottolineare, inoltre, che uno strumento di questo tipo porta maggiori benefici, non solo per l’ambiente e la biodiversità, ma anche come ritorno d’immagine per gruppi di aziende agricole che intendono usufruire del marchio in modo collettivo (consorzi, parchi, filiere).
Così facendo, infatti, è l’immagine del territorio dove esse operano nel suo complesso che ne trae vantaggio, con un beneficio superiore di quello acquisito dalle singole aziende. Non a caso, infatti, è sotto gli occhi di tutti che, un prodotto agricolo è riconosciuto di alta qualità quando questo si origina da ambienti o territori, che nell’immaginario collettivo, sono caratterizzati da un alto profilo ambientale e naturalistico.


Infine, bisogna sottolineare l’impegno che i detentori del marchio stanno portando avanti nei confronti delle istituzioni, al fine di riconoscere questa certificazione come di “Qualità” e quindi suscettibile a riconoscimenti in termini di punteggi nelle graduatorie del PSR o oggetto di contributi specifici.