Biodiversità: a rischio 60% delle specie

22/05/2015

Biodiversità in pericolo. Il 60% delle specie e il 77% degli habitat in Europa non si trovano in condizioni favorevoli e probabilmente non raggiungeranno l’obiettivo di fermare la perdita di biodiversità entro il 2020, minacciati come sono dall’aumento delle temperature, dal prelievo eccessivo di risorse e dal consumo di suolo. Oltre un quinto del totale delle specie presenti in Italia sono a rischio di estinzione.

E secondo un recente studio pubblicato da Science, se non si riuscirà a porre un freno all’innalzamento delle temperature, una specie su sei di animali e piante (il 16%) rischia di estinguersi entro il 2100. “Ecco perché diventa necessario creare nuovi modelli di sviluppo che puntino sulle energie rinnovabili, sulle pratiche agricole sostenibili e sulla salvaguardia del nostro patrimonio naturalistico”, dice Legambiente lanciando il rapporto “Biodiversità a rischio 2015” in occasione della giornata mondiale della biodiversità di domani. L’associazione fa il punto sullo stato di salute delle specie viventi, sui principali fattori di rischio a cui il pianeta è sottoposto da anni (fonti inquinanti, sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali, frammentazione degli habitat, cambiamenti del clima e invasione di specie aliene), e sulle strategie da adottare per far fronte alla perdita della diversità biologica.

La situazione dell’Italia non è positiva. Secondo i dati del primo Barometro della biodiversità italiana, su un campione di 2807 specie italiane di spugne, coralli, squali, razze e coleotteri, ben 596 sono a rischio di estinzione; per i grandi mammiferi come lo stambecco e il camoscio appenninico lo stato di conservazione è migliorato negli ultimi cinque anni; tra gli uccelli quelli che vivono nelle foreste beneficiano di condizioni migliori rispetto a quelli legati agli ambienti agricoli, laddove l’intensificazione dell’agricoltura comporta la sparizione della vegetazione naturale; per 376 specie, in particolare invertebrati o animali di ambiente marino, il rischio di estinzione è ignoto. Nei mari italiani la pressione esercitata su molte popolazioni animali, causata direttamente o indirettamente dalla pesca commerciale e sportiva, le ha ridotte numericamente già nei decenni passati.

Cambiamenti climatici e degrado del suolo minacciano aria e acqua, territorio, materie prime e cibo, e le conseguenze rischiano di essere devastanti: ci sono 135 milioni di persone che nei prossimi anni rischiano di dover migrare a causa della desertificazione, dice Legambiente, e 50 milioni di persone che vivono in foreste minacciate dalla deforestazione. 

Secondo l’OCSE i danni economici per la perdita della biodiversità ammonteranno a una cifra tra i 2 e i 5 trilioni di dollari per anno, superiore alla ricchezza prodotta dalla stragrande maggioranza della nazioni della Terra.

“Occorre ridisegnare una strategia di tutela della biodiversità, tenendo ben presente il ruolo che l’agricoltura può avere nella sua salvaguardia, soprattutto nell’anno di Expò – ha dichiarato Antonio Nicoletti, responsabile nazionale aree protette e biodiversità di Legambiente – Molte sfide ci attendono ma anche molte storie di successo che grazie a progetti, campagne e iniziative hanno contribuito a porre un freno alla perdita della biodiversità, da replicare: dalla salvaguardia del camoscio appenninico, che all’inizio del ‘900 era sulla soglia dell’estinzione mentre oggi è arrivato a raggiungere i 2.000 esemplari circa, alla bella esperienza del Centro di recupero delle tartarughe marine di Manfredonia che da quando è stato istituito, nel 2007, ha recuperato ben 902 esemplari di tartarughe marine in pericolo”. (Fonte: http://www.helpconsumatori.it/)