Effetti del cambiamento climatico sulle supply chain

09/03/2015

Le maggiori economie mondiali sono vulnerabili di fronte ai rischi ambientali legati alla supply chain: questo il quadro che emerge dalla nuova ricerca sull’impatto del cambiamento climatico sul business delle filiere di produzione, presentata recentemente da CDP, organizzazione no profit internazionale che incentiva lo sviluppo sostenibile dell’economia, e Accenture, azienda globale di consulenza direzionale. 
 
CDP e Accenture hanno raccolto ed analizzato le informazioni relative a 3,396 aziende fornitrici di 66 multinazionali, che spendono complessivamente ogni anno 1,3 mila miliardi di dollari per gli approvvigionamenti.

Il risultato è una panoramica completa sulla sostenibilità della supply chain nelle principali economie mondiali: il Brasile, il Canada, la Cina, la Francia, la Germania, l’India, l’italia, il Giappone, la Spagna, il Regno Unito e gli Stati Uniti.

Il rapporto, intitolato Supply chain sustainability revealed: a country comparison, costituisce un importante strumento a disposizione dei buyer internazionali per valutare in maniera efficace la sostenibilità complessiva delle filiere nei vari mercati. Una migliore valutazione dei rischi ambientali consente inoltre alle aziende di coinvolgere i propri fornitori in strategie per ridurre le interruzioni delle attività a causa di disastri ambientali, ridurre le emissioni, mitigare i rischi relativi alle risorse idriche e per alleggerire i costi legati alla supply chian.  
 
Dalla ricerca emerge che i fornitori di Cina, Italia e Stati Uniti sono i più vulnerabili, nonostante le realtà del Brasile abbiano fatto i minori sforzi per mitigare i rischi del cambiamento climatico.

Le supply chain di Francia, Regno Unito, Spagna e Germania – in questo ordine – sono le più sostenibili e adottano misure di vasta portata, malgrado un’esposizione relativamente bassa ai rischi ambientali. I fornitori di Cina e India offrono il miglior ritorno sugli investimenti in questo ambito – raggiunto in circa due anni – e hanno centrato importanti obiettivi di riduzione delle emissioni. Inoltre entrambi i mercati dimostrano la maggiore propensione alla collaborazione con tutti gli attori della catena del valore per ridurre l’impatto delle attività in modo integrato.  
 
A livello globale i fornitori che definiscono obiettivi di riduzione delle emissioni,
una componente cruciale della gestione del rischio ambientale, sono in costante crescita così come i risultati ottenuti: circa la metà (48%) delle realtà coinvolte nel report ha definito target di diminuzione delle emissioni contro il 44% del 2013 e il 39% del 2012. E’ aumentato anche il numero delle aziende che hanno conseguito un taglio della CO2, che passa dal 34% del 2012 al 40% attuale. Inoltre, man a mano che migliora la capacità delle imprese nella mitigazione delle emissioni, cresce anche la percentuale di fornitori che trae benefici economici dalle iniziative di riduzione dell’impatto ambientale (dal 29% nel 2012 al 33% nel 2014). 
 
L’Italia insegue i propri partner europei e globali in termini di rendicontazione delle emissioni ed è al di sotto della media nella definizione di obiettivi di riduzione.

Fra gli 81 fornitori che hanno svelato le proprie informazioni ambientali tramite CDP, meno dei due terzi misura le proprie emissioni (Scope 1 e 2), e le aziende che hanno all’attivo piani di diminuzione sono il 33%. Valori che, nonostante rappresentino le fondamenta per una buona gestione climatica, sono in calo rispetto all’anno precedente. Il valore degli investimenti in questo campo inoltre è più che dimezzato in confronto al 2013, passando da 3,5 a 1,4 miliardi di dollari, mentre più della metà dei fornitori non collabora con i propri partner di filiera per implementare una maggiore sostenibilità. L’Italia si aggiudica però un primato positivo: si tratta dell’unico mercato in cui tutti i fornitori sono impegnati nella gestione del rischio idrico, a fronte di solo 50% delle imprese a livello globale. Il report in versione integrale è disponibile sul sito di CDP. (Fonte: Franco Brizzo, http://www.lastampa.it/)