Footprint dei prodotti di consumo

18/05/2015

Se vogliamo vivere entro i limiti di ciò che il pianeta può fornire, prima bisogna misurare quello che stiamo utilizzando e consumando.
Per questo Friends of the Earth ha chiesto agli esperti di dati ambientali di Trucost di scoprire quanta terra e acqua a sono necessarie – attraverso l’intera catena di produzione e rifornimento, e comprendendo la gestione del prodotto una volta divenuto rifiuto –  per produrre il nostro cibo, i nostri vestiti e la nostra elettronica da consumo.  

Ne è venuto fuori il nuovo studio “Mind your step” che per la prima volta stima le footprints annuali su suoli e acqua di prodotti di grandi multinazionali come Apple, Kraft e Gap e quello che è necessario per la produzione e la vendita di alcuni dei loro prodotti più noti, come smartphone, stivali di cuoio, caffè, piatti pronti di pollo al curry, t-shirt e cioccolato al latte.

I calcoli di Trucost misurano anche la footprint  di fasi spesso controverse nella produzione di queste merci, come l’impatto di miniere di metalli e minerali e l’inquinamento delle acque da parte delle fabbriche che assemblano prodotti elettronici di consumo.

I risultati di  “Mind your step” rivelano che: per realizzare uno smartphone sono necessari quasi 13 tonnellate di acqua e di 18 metri quadrati di terreno, con i due quinti dell’impatto sull’acqua che è causato dell’inquinamento nelle fasi di produzione e assemblaggio dei componenti;  un paio di stivali di pelle richiede 14,5 tonnellate di acqua, ma se le concerie scaricano sostanze chimiche trattate nell’ambiente – come è la norma a Hazaribargh, nella capitale del Bangladesh Dhaka, Bangladesh, il consumo  sale a  25 tonnellate – inoltre ci vogliono 50 mq di suolo per ogni paio di stivali e qui a pesare è soprattutto l’allevamento del bestiame; la Kraft, solo per fabbricare i suoi prodotti di cioccolato, ogni anno utilizza un’area vasta quanto il Belgio e acqua equivalente al contenuto di più di 7 milioni di piscine olimpioniche.

Osservando l’intera catena di approvvigionamento è stato possibile scoprire i “punti caldi”:  i processi che utilizzano la  maggior parte delle risorse. Ad esempio, il rapporto ha scoperto che il 55% del suolo necessario per produrre uno smartphone è consumato per produrre gli imballaggi, non il telefono vero e proprio.

“Mind your step” rivela quindi che lungo tutta la sua catena produttiva una merce di consumo richiede più terra e acqua di quanto si pensasse, e dà una chiara indicazione di quanto le singole aziende e intere industrie dipendono da queste preziose risorse ecosistemiche, ma anche di quanto sia possibile ridurre i rifiuti direttamente alla fonte attraverso il risparmio, riciclo e riuso di materie prime.

L’ex (e già rimpianto) commissario europeo per l’Ambiente Janez Potocnik ha sottolineato che «le stime fornite nel rapporto “Mind your step” sono estremamente utili per ricordare quanto attualmente stiamo calpestando pesantemente il mondo. Inoltre, in un mondo fatto di economie e ambienti fragili, sono indicazioni su come possiamo procedere con più leggerezza, pur continuando a far crescere le nostre economie ea  migliorare il benessere dei nostri cittadini».

Julian Kirby, campaigner uso delle risorse di Friends of the Earth fa notare che «il peso di quel telefono che tenete comodamente in tasca o  del paio di stivali spiegazzati nascosti nell’angolo  ha costi mozzafiato sulla terra e sull’acqua necessarie per fabbricare i nostri prodotti preferiti. In un mondo sempre più popoloso e sempre più ambientalmente stressato, è più importante che mai che le companies misurino il loro uso delle risorse,  per sé stesse e per l’ambiente.
La buona notizia è che, armati delle informazioni sulla footprint su terra e acqua, le imprese possono riprogettare i loro prodotti e modelli di business, risparmiare denaro e camminare più leggere sulla Terra».
(Fonte: http://www.greenreport.it/)