Industria made in Italy e Green Economy

22/10/2013

Il responso è unanime: se l’ industria si tingerà di verde anche l’Italia gli andrà dietro, e sarà un successo.
L’osservatorio VedoGreen ha condotto un’ampia indagine sugli investitori istituzionali (principalmente fondi d’investimento in ambito europeo) e opinion leader del mondo economico, culturale e politico per unire i puntini di quella che la percezione della green economy e di cosa rappresenta per il nostro futuro.

Dal sondaggio, presentato alla Borsa italiana, emerge un profilo molto netto.
«La green economy rappresenta il settore chiave per il rilancio del Paese – sottolineano da VedoGreen – è unanime il giudizio positivo espresso dagli opinion leader, che indicano in questo modo una chiara direzione per lo sviluppo.

Il 98% degli intervistati riconosce infatti al settore la capacità di incrementare la competitività del nostro sistema industriale, il 97% l’opportunità per rilanciare l’occupazione creando nuove figure professionali e l’83% la possibilità di attrarre investimenti esteri».

Un risultato decisamente brillante, battuto nel complesso soltanto dalle prospettive riposte dalle possibilità del turismo: salvaguardare le bellezze del nostro territorio, anche in questo caso, non potrebbe però essere possibile senza adeguarsi a criteri di sostenibilità.

Una prospettiva apparentemente condivisa anche da una larghissima fetta dell’opinione pubblica, che secondo i risultati raccolti per conto di VedoGreen da Ispo – l’Istituto di ricerca sociale, economica e di opinione guidato da Renato Mannheimer – evidenzia l’importanza di investire in un settore che consenta di ridurre le conseguenze dell’inquinamento (96%), di rilanciare il sistema produttivo (82%) e di creare e difendere i posti di lavoro (80%).

Al coro di opinion leader e opinione pubblica si accodano anche gli investitori istituzionali, che in un momento di ancora forte stretta al credito si dichiarano convinti dalle buone prospettive del settore. In particolare, le principali motivazioni emerse dal giudizio degli investitori per investire nel green sono le potenzialità di crescita offerte dalla green economy (così risponde il 43%), dal processo di evoluzione verso un’economia circolare e il trend irreversibile legato alla limitatezza delle risorse fossili (36%), insieme alla tematiche di sostenibilità (21%).

Tanto che l’86% degli investitori istituzionali considera il green investing un criterio di investimento valido per differenti settori della Green Economy, mentre il 14% degli intervistati si concentra in maniera esclusiva su uno specifico settore green. L’83% degli intervistati afferma di voler incrementare  l’investimento nel settore green nei prossimi 3 anni.

Scendendo nel dettaglio, il principale settore sul quale gli investitori istituzionali dichiarano di voler puntare è l’eco-building, mentre secondo il giudizio degli opinion leader, i principali ambiti sui quali investire sono le energie rinnovabili (69%) e la gestione dei rifiuti (55%). Il dato è significativo in quanto condiviso anche dall’opinione pubblica italiana, che indica al primo posto la gestione dei rifiuti (46%) e le energie rinnovabili (40%).

Dovrebbe inoltre far riflettere come sia gli investitori che gli opinion leader vedano tra i principali ostacoli allo sviluppo dell’industria verde in Italia il rischio normativo: i primi sottolineano l’eccessiva burocrazia, la generale incertezza delle norme e la scarsa armonia tra i sistemi legislativi dei diversi Paesi, mentre i secondi chiedono al governo italiano l’adozione di un piano industriale nazionale green basato su una pianificazione di medio/lungo periodo, sostenuto da accordi bilaterali con i principali paesi e da una legislazione slegata dall’avvicendarsi delle legislature. Un giudizio dunque pressoché concorde, al quale si aggiunge l’applicazione di un forte impegno finanziario, da poter sostenere «attraverso la creazione di fondi di investimento dedicati di natura pubblica e l’apertura di linee di credito bancarie green».

Dal punto di vista fiscale, infine, gli opinion leader indicano l’adozione di un regime di tassazione differenziata sulla base del livello di inquinamento.
L’adozione di specifici programmi educativi per la formazione di nuove figure professionali specializzate e la diffusione di una cultura green attraverso mirate campagne di comunicazione e sensibilizzazione, secondo gli interlocutori, farebbe il resto per un rilancio dell’occupazione che parta dalle potenzialità dell’industria verde.

Il profilo tracciato da VedoGreen si conclude così in modo ottimistico.
Ma sorgono allora spontanee alcune domande: perché i cittadini consultati magnificano le potenzialità della green economy, ma continuano a crescere – talvolta giustamente, ma di certo non sempre – la cosiddetta sindrome Nimby, le contestazioni verso gli impianti? Perché le difficoltà di reperire finanziamenti certo non mancano neanche alle aziende green, nonostante la buona reputazione conquistata verso gli investitori istituzionali?

Delle tante piastrelle sulla strada delle buone intenzioni per la green economy che questo sondaggio riassume, forse la più importante rimane proprio l’ultima messa in evidenza: la necessità di comunicare e sensibilizzare il ruolo delle responsabilità individuali per il concreto successo dell’industria – e di un progetto di vita – sostenibile.

Allora anche gli opinion leader, tra i quali figurano politici di varia estrazione, potranno trasformare quest’elenco di percezioni e possibilità in un concreto progetto politico da portare avanti per il bene non solo dell’industria verde, ma anche del resto del Paese.(Fonte: Luca Aterini, greenreport.it)