Osservatorio Accredia "Salute e sicurezza sul lavoro"

08/06/2012

Gli infortuni sul lavoro, secondo i dati Inail più recenti, sono stati 790mila nel 2009, 775mila nel 2010, 726mila nel 2011 con una riduzione dell'8% nel triennio. In flessione anche gli incidenti mortali sui luoghi di lavoro: 1.053 nel 2009, 973 nel 2010, 930 nel 2011 (-11,7%).

Ciò nonostante, il livello di attenzione deve essere ancora mantenuto su livelli di guardia. Numerose sono le imprese che continuano ad avvertire la presenza di fattori di rischio lungo la catena di produzione, nelle officine e nei cantieri. Il livello di attenzione deve però essere mantenuto su livelli di guardia. Numerose sono le imprese che percepiscono la presenza di fattori di rischio lungo la catena di produzione, nelle officine e nei cantieri.
Comportamenti e manovre non corrette sul posto di lavoro rappresentano un costante fattore di rischio per quasi l'80% delle imprese, per il 60% vi sono pericoli legati all'esalazione di fumi e gas, per più dell'80% elementi di disturbo possono essere rumori e vibrazioni. È quanto emerge da un'indagine effettuata dal Censis e da Accredia - l'ente italiano di accreditamento - su un campione di 1.000 imprese appartenenti ai comparti più esposti a fattori di incidentalità: industria, costruzioni e trasporti.

Cresce la tendenza a monitorare le potenziali cause di infortuni. L'80% delle aziende interpellate dichiara di effettuare un monitoraggio per prevenire eventuali rischi elettrici, rischi da manipolazione di sostanze pericolose, rischi da carenza di sicurezza sulle apparecchiature e rischi strutturali. Dall'indagine Censis-Accredia emerge che lo strumento di gestione della sicurezza più utilizzato dalle imprese è l'addestramento e l'informazione dei lavora-tori (34%), mentre circa il 20% si affida a un consulente esterno, il 19% ricorre a visite di rou-tine del responsabile interno della sicurezza e il 18% apporta di volta in volta miglioramenti dove necessario.

Lo scenario però cambia considerevolmente se dalle enunciazioni di principio e dalle buone intenzioni si passa alla pratica e all'utilizzo di strumenti sofisticati di gestione della sicurezza sui luoghi di lavoro. Forte è l'impressione che presso molte imprese gli strumenti di prevenzione e di controllo dei rischi siano ancora piuttosto improvvisati e improntati alla minore spesa possibile.
Tra i fattori che limitano la diffusione di modelli di efficace gestione della sicurezza e prevenzione dei rischi c'è sicuramente la natura delle imprese italiane, per la maggior parte di piccole e piccolissime dimensioni. Il 70% delle aziende analizzate da Censis e Accredia considera i costi per la sicurezza non facilmente sostenibili, ancorché necessari, e più del 60% giudica le norme sulla sicurezza complicate da attuare, alla stregua di appesantimenti burocratici.
Le aziende dotate di un Sistema di gestione per la salute e la sicurezza sul lavoro (Sgsl certificato a norma Ohsas 18001:2007) si dimostrano in grado di gestire in maniera efficace e vantaggiosa la salute e la sicurezza sul lavoro. Rappresentano ancora una minoranza del tessuto produttivo, ma il loro numero è cresciuto di quasi sette volte negli ultimi quattro anni. Nei dieci anni di applicazione della norma (la prima versione della Bs Ohsas è del 1999) l'incremento medio annuo è stato del 50%.

I siti certificati dai 23 organismi accreditati Accredia sono 7.068 a marzo 2012: erano 4.395 un anno fa, 2.363 nel 2010, 1.421 nel 2009, 1.226 nel 2008, 749 nel 2007.

Tra i settori che investono di più nei Sgsl si registrano 904 imprese nelle costruzioni, installazioni di impianti e servizi (il 13% del totale dei 39 settori di accreditamento), 806 aziende di trasporti e logistica (11%), 709 società di servizi professionali (10%) e 633 di produzione e distribuzione di energia elettrica (9%). Metallurgia, chimica, produzione elettrica e ottica e commercio coprono tra il 6% e il 3% delle certificazioni. Gli incrementi più rilevanti nel biennio 2011-2012 hanno riguardato il commercio e i trasporti (+200%), i servizi professionali e di intermediazione finanziaria (raddoppiati).

Dal punto di vista di molte imprese, soprattutto medio-piccole, certificare il sistema di gestione a norma Ohsas è sicuramente impegnativo, ma i fatti dimostrano che è un processo premiante, tale da produrre vantaggi già nel breve periodo: riduzione dei costi della «non sicurezza» legati a incidenti e infortuni, esonero dalle responsabilità amministrative di cui al D.lgs. 231/2001 in virtù del D.lgs. 81/2008, strumenti di semplificazione Inail come gli sconti sui premi assicurativi dal 7% al 30% in funzione del numero di lavoratori e il sostegno economico alle aziende che vogliono certificarsi presso un organismo accreditato da Accredia.

Il Sgsl costituisce anche un investimento con ritorni misurabili nel medio-lungo periodo: capitalizzazione di competenze e di cultura delle risorse umane con l'attivazione di comportamenti proattivi, miglioramento della cultura gestionale e delle prestazioni in termini di produttività, flessibilità e capacità di innovazione e di risposta alle sfide del mercato.

L'efficacia dei Sgsl per diminuzione del fenomeno infortunistico e tecnopatico è stata rilevata anche dall'Inail. Le imprese certificate con il sistema di gestione Ohsas 18001 presentano indici di infortunio decisamente più bassi di quelle non certificate, in media del 27% in meno per la frequenza e del 35% in meno per la gravità. Nei diversi settori sono stati registrati valori in calo nel triennio 2007-2009 tra il 6% (metallurgia) e il 64% (tessile) per la frequenza degli incidenti, e tra il 18% (metallurgia) e il 73% (legno) per la gravità. Riduzioni significative hanno riguardato l'industria mineraria (-43% e -51% rispettivamente), le costruzioni (-33% e -42% rispettivamente) e la chimica (-26% e -45% rispettivamente).

Attraverso opportune strategie e incentivi mirati, potranno affermarsi migliori modelli di gestione e controllo dei rischi in una platea più ampia di imprese rispetto a quella attuale.
Su tali aspetti molto può essere fatto sia dalle istituzioni pubbliche, sia dagli stessi organismi di certificazione.

«Siamo consapevoli che il Paese non può permettersi un calo di attenzione riguardo alla prevenzione contro i rischi da infortuni, né dal punto di vista etico né in termini economici - dichiara Federico Grazioli presidente Accredia - e dobbiamo tutti impegnarci per individuare misure per la riduzione del fenomeno infortunistico che superino la logica dei controlli e delle sanzioni. Le certificazioni dei sistemi di gestione per la salute e la sicurezza sul lavoro rilasciate sotto accreditamento - sottolinea Grazioli - sono strumenti a disposizione delle imprese che si sono dimostrati efficaci e di cui Accredia è in grado di garantire la corretta applicazione, attraverso l'attività degli organismi accreditati, a partire dalla qualificazione degli ispettori, fino alla qualità delle verifiche da essi condotte. È nostro obiettivo prioritario diffondere la cultura della sicurezza ed essere un punto di riferimento per le istituzioni, gli organismi accreditati, le imprese e i lavoratori».

«In un contesto produttivo frammentato come il nostro - ha detto Giuseppe De Rita, presidente del Censis - per molte imprese è difficile concentrarsi e investire su elementi che vanno oltre l'aspetto dell'efficienza e della ricerca di nuovi mercati. In questa logica, la sicurezza sui luoghi di lavoro rischia di assumere un ruolo marginale, anche se negli ultimi anni sono stati fatti molti passi in avanti. Eppure è noto che un'impresa attenta alla sicurezza dei lavoratori è anche un'azienda più efficiente della media perché spinta a razionalizzare i processi interni e a monitorare costantemente i fattori di rischio. È per questi motivi che occorre continuare a battere su questo tema - ha continuato De Rita - agevolando l'adozione di sistemi di gestione per la sicurezza sul lavoro con programmi ad hoc ed eventualmente con incentivi soprattutto a sostegno dell'impresa minore. La diffusione di una più profonda cultura della sicurezza rappresenta a mio parere il vero salto di qualità che il tessuto produttivo dovrebbe compiere, il che significa che in un Paese di localismi d'impresa, di distretti produttivi e di reti lunghe e corte sparse per il territorio, la gestione della sicurezza non dovrebbe neanche più essere un fatto limitato alla singola impresa, ma un processo di filiera che coinvolga le fasi a monte e a valle di ciascuna azienda». (Fonte: Accredia)