Turismo accessibile, tutta la filiera in piattaforma

08/06/2016


Fino a qualche anno fa era la cenerentola del turismo. Gli albergatori storcevano il naso per gli obblighi normativi, i tour operator erano pochi, e il turismo accessibile era un fenomeno di nicchia relegato a strutture ad hoc.
Oggi si intuisce  che la nicchia si è trasformata. È piuttosto un filo sottile che accomuna tutti i viaggiatori: da chi ha figli piccoli alle persone con patologie, dagli anziani a celiaci. Tutti – chi più chi meno – abbiamo bisogni speciali.

Non solo ma questo ha un valore economico:  i ricavi del tourism for all cresceranno – tra il 24% e il 44% tra il 2012 e il 2020 (a seconda di quanto verrà favorita l’accessibilità). Insomma, una questione di inclusione sociale, di diritti – che in Europa riguarda 130 milioni di persone –  ma anche di crescita.

Al 2012  la domanda di turismo accessibile in Europa ha generato un fatturato di 768 miliardi di euro, compreso l’indotto diretto e indiretto (di cui  394 miliardi di contributo al prodotto interno lordo). Ebbene migliorando l’accessibilità i  ricavi potrebbero  accrescere  – secondo le  stime Gfk in uno studio voluto dall’Unione europea  due anni fa –   il Pil di altri 142 miliardi con 3,4 milioni di nuovi posti di lavoro. Diverse startup si sono buttate a capofitto sul settore, con risultati alterni. Gli operatori sono perlopiù specializzati mentre, sull’accessibilità i grandi motori di ebooking si limitano, in genere, a informazioni parziali.

Un marketplace per il distretto
Ora ci provano a mettere assieme  i pezzi i soci di Etravel District (Etd) , di fatto un distretto turistico online, dove ciascuna impresa porta la sua competenza. «Non vogliamo proporre un nuovo portale, né un operatore specializzato nella disabilità ma un travel ecommerce rivolto a tutte le persone. Che creerà un valore sociale dando lavoro in particolare alle persone con disabilità» spiega Andrea Elestici, co-fondatore di Etd e imprenditore digitale con esperienza nel settore delle Olta (online travel agency).  

Come funziona? Il cuore del progetto è un marketplace  di aggregazione di  domanda e offerta, reso possibile da una tecnologia  InfoTech. Si tratta di un software che riesce ad elaborare in maniera complessa più di  80 parametri, componendo un pacchetto turistico completo adatto sia a chi ha problemi specifici sia chi non ne ha. Non solo. Il cliente può prenotare  la struttura e ogni tipo di servizio, dall’accompagnamento professionale – tra i soci la modenese Intandem –  alla traduzione in tempo reali in Lis, proposta da Veasyt, spinoff dell’Università di Venezia. E ancora l’assistenza medica di  Doc24, un’app in grado di collegare le persone a una rete di medici, in ogni parte del mondo, particolarmente adatta ai viaggiatori con problemi di salute, bambini piccoli o anziani. Insomma la piattaforma abilita le dinamiche collaborative tipiche di una filiera. 

Il progetto pilota sarà a Venezia ma subito seguiranno altre città. Dal punto di visto del  modello di business i punti di forza di Etd sono  due:  dalla condivisione della piattaforma ogni partner risparmia 2 milioni  di investimenti e almeno 18/24 mesi di sviluppi. Inoltre Etd si basa su meccanismi di revenue sharing. «Non ci sarà nessuna battaglia sulle commissioni che impoverisce molti a vantaggio di pochi – puntualizza Elestici – ma  distribuiremo in modo trasparente, equo e sostenibile i ricavi tra tutti gli attori che aderiranno al distretto». Non a caso la società,  appena costituita, è una startup innovativa a vocazione sociale e si configura come benefit corporation, secondo la legge approvata di recente dal Parlamento italiano.  Il progetto è sostenuto da una trentina di partner operativi e altrettanti finanziari, tra cui investitori privati e StarsUp piattaforma di equity crowdfunding.

Matera Open City
Provano a ricomporre il puzzle della filiera anche a Matera, capitale europea della Cultura 2019. Lì il consorzio La Città Essenziale ha creato un paniere di servizi che distribuirà come Open City. Dal passeggino in affitto all’accompagnamento in una struttura per la dialisi, dalla fornitura di carrozzine alla baby-sitter, i turisti potranno godere di un soggiorno facilitato. Per ora sono coinvolte una decina di cooperative con una ricaduta sull’economia locale che vuole andare ben oltre la data del 2019. Ma il progetto è di estenderla ad altre cooperative del territorio e anche a imprese tradizionali for profit.

Il pacchetto sarà disponibile – con una piattaforma digitale pronta prima dell’estate – per le strutture ricettive locali che potranno certificare anche l’ospitalità attraverso l’ente terzo CSQA.

Il consorzio ha fatto un contratto di rete con il network di alberghi Welcome Matera e si sta muovendo per coinvolgere anche i tour operator. Sulla piattaforma l’utente finale potrà costruire il proprio pacchetto con un preventivo, completo di struttura ricettiva e servizi alla persona (tra cui trasporto e accompagnamento, itinerari artistici, culturali e paesaggistici, assistenza residenziale e domiciliare,  nido neonatale,  servizio dog-sitter).  «Attraverso Federsolidarietà stiamo lavorando per replicare il progetto in Calabria, Basilicata e Puglia – racconta Giuseppe Bruno, presidente del consorzio – e coinvolgere le cooperative locali».

Il nodo dell’accessibilità
Sul tourism for all grava ancora l’incognita dell’accessibilità, con standard differenti. L’informazione però è una delle  risorse più preziose in questo settore. Basta un’informazione scorretta o parziale per rendere fallimentare l’esperienza di viaggio.
L’Etd proporrà  un sistema di cerficazione della caratteristiche oggettive di accessibilità basato sulla rilevazione presso l’operatore turistico di informazioni in modo strutturato e standardizzato.
Peraltro  tra i soci operativi ci sono la società di architetti PariPasso che sta censendo le strutture, DiversamenteAgibile e Ferdinando Acerbi, fondatore di Henableme piattaforma interattiva online  dedicata alla ricerca di soluzioni digitali per l’accessibilità, che sta lavorando anche alla proposta di un sistema unitario. 
Su questo terreno si muovono molti operatori. «Ci sono diversi approcci come l’accessibilità per tipologie di disabilità, l’autocertificazione, le classificazioni Iso- spiega Roberto Vitali fondatore di Village for All – Noi abbiamo scelto una quarta via che è quella dell’informazione. E siamo giunti a un marchio internazionale non di accessibilità ma di qualità».  La startup innovativa possiede un software brevettato che descrive l’accessibilità delle strutture.
Tutti i sistemi potranno chiaramente essere integrati tra loro. A tutto vantaggio del turista stesso che avrà più possibilità di arricchire le proprie esperienze di viaggio.
(Fonte: Alessia Maccaferri, http://nova.ilsole24ore.com/progetti/tutta-la-filiera-in-piattaforma/)