Water footprint, la nuova norma ISO

11/09/2014

Per misurare  l’impatto che le attività di produzione di materiali e di servizi hanno sulle risorse idriche mondiali sempre più scarse, arriva la water footprint, che dovrebbe anche consente di definire gli eventuali danni e programmare le strategie per evitare le ricadute negative sull’ambiente e sulla qualità della vita.

Come spiega l’Uni, l’Ente italiano di normazione, «La water footprint adesso è oggetto di una norma internazionale, la ISO 14046 “Environmental management – Water footprint – Principles, requirements and guidelines”, che ha visto la luce proprio nei giorni che hanno preceduto l’avvio della World Water Week, in programma a Stoccolma dal 31 agosto al 5 settembre, organizzata dal Swi, Stockholm International Water Institute».  

Quest’anno il tema che discuteranno gli oltre 2.000 delegati della World Water Week è acqua ed energia e Alessandro Manzardo, del Cesqa (Dipartimento Ingegneria Industriale dell’Università di Padova) e coordinatore del Gruppo di lavoro Uni sulla gestione ambientale di prodotto, che ha contribuito alla stesura della norma ISO, sottolinea che «Sono due i principi fondamentali della norma, l’analisi dell’impatto sull’intero ciclo di vita del prodotto, dall’inizio alla fine, e la completezza della valutazione. L’intero processo viene infatti analizzato in tutte le sue sfaccettature, tenendo conto delle diverse modalità di interazione».

La water footprint analizza sia i prelievi di risorse idriche che l’inquinamento di origine antropica delle acque, inoltre prende in considerazione diverse categorie di impatto, dalla degradazione all’eutrofizzazione, dalla tossicità all’acidificazione delle acque.
«Conoscere l’impronta idrica di un processo aziendale è un vantaggio non solo per i consumatori ma anche per le aziende – evidenziano all’Uni – Vantaggio che si traduce in efficienza dei processi produttivi, risparmio di risorse idriche e possibilità di conquistare nuove fette di mercato, attirando i clienti e i consumatori più sensibili alle produzioni sostenibili».

Manzardo conclude: «In alcuni Paesi come la Francia sono già stati varati dei provvedimenti legislativi (legge Grenelle, ndr) che prevedono che tutti i prodotti in vendita debbano riportare in etichetta la carbon footprint -ossia quanta CO2 viene emessa per produrre quel bene o fornire quel servizio- e la water footprint. Lo scopo della norma ISO appena pubblicata è proprio quello di definire un quadro che renda più consapevoli i consumatori, i produttori e i rivenditori in fase di scelta e di acquisto dei prodotti». (Fonte: greenreport.it)