Claim "senza OGM": quando si può usare

12/03/2018


 
Il claim "senza OGM" sulle etichette dei prodotti alimentari risulta essere tra le più ricercate dai consumatori europei. Secondo recenti sondaggi condotti sia da Eufic (European Food Information Council) e il Politecnico di Zurigo, sia da GS-1 Italy. A tutt’oggi manca una disciplina europea armonizzata sull’impiego di tali indicazioni, sebbene in relazione al claim “GMO-free” sia stato sviluppato uno schema di certificazione volontaria sulla base delle normative nazionali che vigono da diversi anni in Austria e Germania.

Si applicano perciò i criteri generali definiti dal regolamento UE 1169/11, agli articoli 7 e 36 (per approfondimenti, si veda l’articolo). In particolare, l’operatore responsabile dell’informazione al consumatore dev’essere in grado di dimostrare con dati obiettivi la fondatezza delle informazioni volontarie fornite ai consumatori.

 A tal fine – oltre ai principi di trasparenza e chiarezza, vale a dire comprensibilità per il consumatore medio – bisogna considerare la distintività dell’alimento rispetto ai prodotti che appartengono alla stessa categoria merceologica. 

L’indicazione “senza OGM’ non può pertanto venire riferita a prodotti che derivano da materie prime agricole prive di corrispondenti matrici geneticamente modificate. Non si può perciò vantare l’assenza di OGM, ad esempio, su un alimento come la pasta di grano duro. In quanto non esiste frumento transgenico autorizzato in Europa.

Si può viceversa legittimamente vantare l’assenza di OGM – la quale esprime, tra l’altro, la tolleranza zero verso ipotesi di contaminazione crociata (invece ammessa, in quanto accidentale e tecnicamente inevitabile, entro lo 0,9%, senza oneri di etichettatura specifica) – nel caso di prodotti che contengano soia o mais. Poiché tali colture sono ammesse in alcuni Stati membri nelle loro versioni OGM, e così pure l’impiego delle loro derrate su alimenti e mangimi.

Nel caso di alimenti di origine animale, o prodotti composti che li contengano quali ingredienti (es. latte, uova, carni), l’indice volontaria “senza OGM” è altresì ammissibile. Nella misura in cui i prodotti così contrassegnati si distinguano per l’utilizzo esclusivo di mangimi convenzionali, cioè privi di OGM, nell’allevamento degli animali da reddito. (Fonte: Dario Dongo, http://www.ilfattoalimentare.it)