Food defence: protezione totale degli alimenti

26/05/2017

È il futuro della sicurezza alimentare. Il suo nome è food defense e arriva dagli Stati Uniti che l'hanno eletta a loro paradigma per garantire il massimo dell'efficacia dei controlli sui prodotti alimentari e della salute dei consumatori. Ne abbiamo parlato con Vanessa Di Pietro, tecnologo alimentare, consulente e valutatore per aziende agroalimentari. 

In Europa la sicurezza dei prodotti alimentari è garantita dall'applicazione del cosiddetto HACCP (Hazard-analysis and control of critical points), cioè l'insieme delle procedure che tutti gli operatori alimentari sono tenuti a osservare: dai ristoranti ai laboratori artigiani fino alle aziende; individua e analizza i pericoli a cui un prodotto alimentare va incontro in fase di produzione.  La food defense invece esprime un concetto di protezione globale del consumatore, che si spinge oltre.

 "Nel 2011 la FDA (Food and drug administration) negli Stati Uniti ha emanato il Food safety modernization act, un testo di legge corposo, che ha rimodernato l'impianto legislativo in tema di sicurezza alimentare e che, fra i vari provvedimenti, impone alle aziende alimentari che vogliono esportare nel Paese, di adeguarsi alle regole interne, in modo che negli Stati Uniti entrino prodotti i cui standard di sicurezza siano conformi a quelli definiti dalla FDA, spiega Vanessa Di Pietro."

Visto l'importanza dell'esportazione per il nostro mercato, questi protocolli verranno sempre più applicati anche dai produttori nostrani. Cosa cambia per loro?

In Europa, i sistemi con cui gli operatori garantiscono la sicurezza dei prodotti si fondano sull'analisi e il monitoraggio di pericoli che derivano da contaminazioni accidentali da parte di agenti chimici, fisici oppure biologici.

Il sistema che prende il nome di food defence, invece, contempla anche pericoli che sono rappresentati da sostanze non presenti in natura e non regolarmente testate;  pericoli che possono essere causati da atti e contaminazioni intenzionali e difficili da prevedere, per minare la sicurezza del prodotto e arrivare a danneggiare non solo le salute del consumatore, ma anche l'assetto economico o di reputazione delle aziende: adulterazioni fraudolente e contraffazioni, estorsione, spionaggio e cyber crime.

Una simile impostazione nasce dalla storia di un Paese che ha sempre dovuto tenere alta la soglia di attenzione, dove si verificano il 43% dei casi mondiali di sofisticazione e adulterazione degli alimenti. Oggi lo scenario ipotizza un'escalation del terrorismo internazionale o pericoli provenienti da movimenti antagonisti. In sostanza la definizione di analisi dei pericoli si amplia e arriva fino alla valutazione di pericoli che richiedono un approccio preventivo, per ridurre al minimo il rischio alimentare nel suo complesso, dalla produzione in stabilimento alla vendita nei canali di distribuzione. (Fonte: Francesca De Vecchi, http://www.nutrizione33.it)