Indicazioni errate in etichetta

06/10/2017

Arrivano nuove sanzioni per le informazioni errate in etichetta, ma solo di carattere amministrativo. Insomma scrivere informazioni sbagliate sulle etichette di prodotti alimentare non è un reato, anche se può avere conseguenze sulla salute delle persone. Ne parla Fabrizio de Stefani, direttore del servizio veterinario di igiene degli alimenti dell’Ulss 7 del Veneto.

Il Consiglio dei Ministri, nella seduta di venerdì 8 settembre 2017, ha deliberato il decreto legislativo con il quale il Governo ha messo a punto un quadro unico di riferimento per colpire le violazioni alla disciplina sull’etichettatura dei cibi dettata dal Regolamento (UE) n. 1169/2011 relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori e dalla Direttiva 2011/91/UE relativa alle diciture o marche che consentono di identificare la partita alla quale appartiene una derrata alimentare.
 
Il documento, che dovrà essere firmato dal Capo dello Stato prima di essere pubblicato nella Gazzetta ufficiale, prevede per chi non rispetta gli obblighi relativi alle informazioni da fornire ai consumatori sugli alimenti – su scadenze, allergeni, ingredienti – sanzioni che vanno da un minimo di 150 euro a un massimo di 150 mila euro, ripartiti in cinque scaglioni di diverso importo, commisurati alla gravità della violazione.
Il decreto approvato dal Consiglio dei Ministri prevede sanzioni amministrative da 150 a 150 mila euro per le informazioni errate in etichetta
Le sanzioni introdotte sono di natura esclusivamente amministrativa perché, secondo il Governo, sono riconducibili a violazioni connesse a meri obblighi informativi nei confronti di una massa indistinta di consumatori. Nessun reato e nessuna sanzione penale quindi, anche nell’ipotesi che la violazione comporti un’aggressione ad un bene giuridico considerato meritevole di primaria tutela quale è la salute dei cittadini, come riconosciuto dalla Costituzione.

Secondo tale interpretazione dunque non sembra avere molta rilevanza il caso in cui un’informazione fornita in etichetta in modo errato, carente, o addirittura omessa, può recare conseguenze gravi o gravissime per la salute di quei consumatori appartenenti a categorie fragili, quali sono, ad esempio, gli allergici e gli intolleranti alimentari, gli immunodepressi, i diabetici e le donne in gravidanza.

Per la verità, non si tratta di un’interpretazione inedita, già la Corte di Cassazione, nella sentenza dell’11 agosto 2016, n. 17028, aveva affermato la prevalenza dell’interesse annonario su quello igienico-sanitario in caso di etichettatura mendace degli alimenti, ma dobbiamo constatare che l’occasione buona per licenziare una norma che restituisca dignità al buon senso si è persa nell’ultimo Consiglio dei Ministri.

Non sappiamo ancora se le sanzioni introdotte dal Decreto licenziato dal Consiglio dei Ministri si dimostreranno davvero effettive, proporzionate e dissuasive, ma sembra assi probabile che la maggior parte delle contestazioni elevate potranno essere sanate pagando poche centinaia di euro, 300 per l’esattezza, pari al doppio del minimo edittale. E chi si è visto si è visto.

Per finire, il “Dipartimento dell’Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari” (ICQRF) del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali è stato individuato quale autorità amministrativa unica competente per l’irrogazione delle sanzioni.
(Fonte: Fabrizio de Stefani, http://www.ilfattoalimentare.it)