Qual è lo stato dei boschi e delle foreste in Italia

15/11/2018


L'ultima, eccezionale, ondata di maltempo ha fatto realizzare agli italiani qualcosa su cui pochi finora si erano mai soffermati: anche le foreste e i boschi soffrono. E, dunque, vanno curati e manutenuti, proprio come opere pubbliche. Nell'anno in cui in Italia la superficie occupata dai boschi ha superato quella dedicata all'agricoltura, scopriamo nel peggiore dei modi, con le immagini che arrivano dal Trentino Alto-Adige, dal Veneto e dal Friuli di intere foreste decimate dal vento, che l'ecosistema non gode di ottima salute. Come stanno, dunque, le selve italiane.
 
Se lo sono chiesti i 500 esperti accorsi a Torino in occasione IV Congresso nazionale di Selvicoltura, che si è tenuto dal 5 al 9 novembre. Nessuno dei presenti avrebbe mai pensato di trattare temi di stretta attualità, eppure, dati i fatti di cronaca delle ultime ore, la gestione del patrimonio boschivo e il dibattito sul nuovo Testo unico forestale sono apparsi argomenti quantomai impellenti e importanti. Non a caso, proprio in quella sede Donatella Spano, assessore regionale sarda alla Difesa dell'Ambiente e coordinatrice della commissione Ambiente della Conferenza delle Regioni ha dichiarato che «solo una gestione forestale sostenibile, la prevenzione e i necessari interventi contro il dissesto idrogeologico sono i presupposti per un presente vivibile e per un futuro possibile», aggiungendo che ciò «comporta anche un miglioramento della sicurezza e include un'azione di prevenzione dai rischi legati a incendi ed eventi alluvionali». «È indubbio», ha concluso, «il ruolo delle foreste nella mitigazione dei cambiamenti climatici attraverso la capacità di riduzione delle concentrazioni di anidride carbonica in atmosfera e per le opportunità offerte in termini materiali e fonte energetica rinnovabile. Di contro le foreste sono vulnerabili ai cambiamenti climatici e sono necessarie specifiche azioni di adattamento per garantirne la tutela».

I BOSCHI COPRONO IL 39% DEL NOSTRO TERRITORIO

Secondo l'ultima edizione dell'Annuario dell'agricoltura italiana curata dal Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (Crea), anche il 2017 ha confermato il progressivo aumento della superficie forestale già registrato negli ultimi anni. Con 11.778.249 ettari (Inventario sull’Uso delle Terre d’Italia del 2017), i boschi coprono ormai il 39% della superficie del territorio nazionale, portando l’Italia tra i Paesi europei con la maggiore percentuale di superficie boscata rispetto al totale. Il tasso d’incremento, comprendente la rigenerazione naturale e l’afforestazione, è pari a circa di 42 mila ettari all'anno. Negli ultimi 30 anni, con un tasso medio annuale di deforestazione pari a circa 16 mila ettari annui, alberi, arbusti e cespugli hanno messo radici, talee e margotte in 3 milioni di ettari nuovi.
Boschi maltempo Nord Est
La superficie forestale nazionale.
Un'Italia più verde dovrebbe essere una bella notizia. Non lo è, però, se le foreste stanno avanzando a causa dell'abbandono dei campi. Oltre a essere spia di un importante cambiamento economico in atto, questo significa che è l'incuria delle terre e non il rimboschimento a creare nuovi boschi, che dunque nascono selvaggi e intricati. Insomma, ad alto rischio di incendi e frane. Secondo gli ultimi dati ufficiali forniti dal Comando per la tutela forestaleambientale e agroalimentare dei carabinieri, nel 2016 sono andati in fumo ben 62.909 ettari, con un aumento di oltre il 50% rispetto al 2015. Eppure, comparando i dati con il 2015 si scopre che il numero di incendi è diminuito del 10%, passando da 5.442 eventi a 4.906. Ciò vuol dire che ad aumentare drasticamente è la superficie media per rogo, che è passata da 7,6 ettari a 12,8 ettari. Nel 2016 il 63% dei terreni colpiti da incendi apparteneva alle due isole maggiori: nello specifico 27.728 ettari in Sicilia e 12.139 ettari in Sardegna. Tra le regioni che hanno subito i danni maggiori a causa degli incendi inseriamo anche la Calabria, che ha visto incendiarsi 7.333 ettari coperti da boschi, corrispondenti all’11,7% della superficie totale percorsa dal fuoco. Nei boschi più intricati le fiamme si propagano più velocemente mentre i pompieri faticano a intervenire.
Boschi maltempo Nord Est
La superficie di foreste andata a fuoco e numero degli incendi dal 1970 al 2016.

IN 24 ORE PERSI NEL NORD EST 6 MILIONI DI ALBERI

La recente strage di alberi nel Nord Est causata dal maltempo è in qualche modo legata all'incuria? Secondo i dati del Programma di valutazione degli schemi di certificazione forestale (associazione senza fini di lucro che costituisce l’organo di governo nazionale del sistema di certificazione Pefc Italia) assolutamente no. Questo perché «quasi tutte sono aree gestite in maniera sostenibile secondo gli standard internazionali del Pefc, quindi la causa di questa situazione non è sicuramente attribuibile all’abbandono» ma è da ricercare altrove. Resta il fatto che bisognerà comprendere come sia stato possibile che, in un solo giorno, il Nord Est abbia perduto tanti alberi quanti se ne abbattono in tutta Italia in un anno, ovvero 8 milioni di metri cubi di legno. Il solo Trentino (Val di Fiemme, Val di Fassa) ne ha persi 1,5 milioni, quantità di poco inferiori in Alto Adige, in Veneto (Altopiano di Asiago, Feltrino, Agordino, Comelico) e in Friuli Venezia Giulia (Carnia, Dolomiti Friulane, Cansiglio). Per un totale di circa 6 milioni di alberi. Soprattutto abeti rossi, ma anche abeti bianchi e faggi.

SERVIRANNO 100 ANNI PER TORNARE A UN EQUILIBRIO

«La situazione è gravissima, sia dal punto di vista economico, sia ambientale e sociale: ci vorranno 100 anni per far sì che la situazione torni in equilibrio», ha dichiarato Antonio Brunori, segretario generale di Pefc Italia. «Ambientalmente abbiamo intere aree montane che nei prossimi periodi non avranno più una copertura vegetazionale a proteggere i versanti dalle piogge e dalla corrivazione rapida delle acque superficiali. Inoltre, se non si provvederà rapidamente all’esbosco del legname, la grande quantità di biomassa legnosa provocherà il pullulare del bostrico tipografo (nome scientifico Ips typographus), un piccolo coleottero di mezzo centimetro che colpisce in particolare gli abeti rossi e già considerato il flagello delle foreste europee».

Situazione che concorre ad aggravare un quadro già di per sé piuttosto fosco. Nel report Crea si legge: «La profonda revisione degli assetti istituzionali del Paese ha portato alla soppressione delle comunità montane e all’assorbimento del Corpo forestale dello Stato nell’Arma dei carabinieri, azioni che hanno indubbiamente indebolito il sistema di governance del settore. Allo stesso tempo, mai come in questo momento vi è l’urgenza di rispondere efficacemente alle necessità di tutela e prevenzione idrogeologica, di sviluppare una strategia di adattamento ai cambiamenti climatici e di lotta alla desertificazione». Parole che, alla luce di quanto accaduto in Trentino, Veneto e Friuli, oggi sembrano premonitrici.

SFRUTTIAMO SOLO IL 35% DELLA BIOMASSA UTILIZZABILE

Il rapporto evidenzia come «l’approccio politico e culturale fortemente legato alla conservazione del patrimonio ambientale e paesaggistico si è tradotto in un aggravio di vincoli e limitazioni per le attività selvicolturali, limitando la gestione attiva dei boschi». Con conseguenze a dir poco paradossali e surreali: l'Italia, con i suoi boschi che avanzano di ben 11 milioni di ettari l'anno, il 5% in più ogni 12 mesi, ben 210 alberi a persona, è il sesto Paese boscoso dell’Europa, dopo Svezia, Finlandia, Spagna, Francia e Germania, eppure è contemporaneamente è il secondo importatore europeo di legno da opera, primo importatore mondiale di legna da ardere. Sfruttiamo infatti appena il 35% della biomassa utilizzabile, contro una media europea del 55%. (Fonte: Carlo Terzano, https://www.lettera43.it/)