Il Terzo Settore performa sei volte meglio del Paese Italia

06/07/2018



Resoconto di www.vita.it sulla quarta edizione del Forum EY, che ha affrontato le opportunità offerte dall’innovazione digitale in termini di gestione delle organizzazioni non profit, delle risorse e dei flussi finanziari e la sostenibilità sociale come sbocco occupazionale e terreno di sviluppo per nuove competenze. «Portare innovazione all’interno del mondo sociale e fare sistema è determinante per far crescere l’economia e supportare il welfare», ha sottolineato Donato Iacovone, Ad di EY in Italia e Managing Partner dell’Area Med.

Contribuire a fare sistema tra associazioni, imprese sociali, fondazioni di impresa, aziende e pubblica amministrazione per favorire crescita economica e benessere diffuso. Identificare i percorsi che consentano di rispondere ai bisogni sociali del territorio per generare un futuro sostenibile. Facilitare le partnership costruttive tra profit e non profit per creare valore condiviso. Evidenziare il ruolo della trasformazione digitale nella produzione di valore sociale. Valorizzare la finanza sociale come leva strategica di sviluppo. Questi i temi principali del Forum EY sul Terzo Settore, giunto alla 4° edizione e svoltosi presso la Fondazione Feltrinelli, a Milano.
Al centro della discussione le opportunità offerte dall’innovazione digitale in termini di gestione delle organizzazioni non profit, delle risorse e dei flussi finanziari; la sostenibilità sociale come sbocco occupazionale e terreno di sviluppo per nuove competenze; il necessario cambio di cultura e paradigmi per produrre più valore economico e sociale; la potenzialità del digitale come cruscotto per analisi previsionali e pianificazione sul territorio; la collaborazione fra Terzo Settore, Imprese e Pubblica Amministrazione per un nuovo sistema di welfare e benessere sociale.
 
«Per avere successo nel lungo termine, le imprese devono integrare la sostenibilità nel core business, il Terzo Settore deve definire un processo decisionale efficace, che consenta di raggiungere obiettivi realistici, e la Pubblica Amministrazione, che ha sempre meno risorse, proprio per questo deve favorire nuove modalità di alleanza», ha sottolineato Donato Iacovone, Ad di EY in Italia e Managing Partner dell’Area Med ,«per riuscire a crescere c’è bisogno di un processo forte di valorizzazione delle reti profit e non profit e di forma innovative di partnership con la PA. Portare innovazione all’interno del mondo sociale e fare sistema è determinante per far crescere l’economia e supportare il welfare».

Il Terzo Settore rappresenta oggi un mercato occupazionale in evoluzione, che offre nuovi ruoli e nuove figure. Lo conferma l’ISTAT, nel suo ultimo censimento ha evidenziato che, al 31/12/2015 le istituzioni non profit attive in Italia sono 336.275: l’11,6% in più rispetto al 2011, e complessivamente impiegano 5 milioni 529 mila volontari e 788 mila dipendenti. Rispetto al Censimento del 2011 il numero di volontari cresce del 16,2% mentre i lavoratori dipendenti aumentano del 15,8%. C’è una mancanza di expertise professionali tecniche, si stima che 50.000 persone andranno in pensione a breve termine e non si sa come sostituirle.

Oggi il Terzo Settore performa sei volte meglio del Paese Italia: per questo motivo si può dire che l'economia sociale è da considerare “diversamente solida”. Per massimizzare questo potenziale, i paradigmi dell’Industry 4.0 possono essere applicati con successo, con alcune specifiche, anche al non profit. Sono tre le principali leve strategiche del digitale, applicate al Terzo Settore: la possibilità di gestire meglio gli interventi sul territorio attraverso un monitoraggio più efficace dell’impatto; una gestione più efficace della comunicazione con gli stakeholder; una gestione finanziaria più veloce ed efficace, in termini di fundraising e rendicontazione.

Tra i relatori, nell’ordine: Massimiliano Tarantino, CEO Fondazione Feltrinelli; Donato Iacovone,Amministratore Delegato di EY in Italia e Managing partner dell’area mediterranea; Paolo Venturi, Direttore di AICCON-Università di Bologna; Vincenzo Algeri, Responsabile Area UBI Comunità; Luciano Balbo, Fondatore Oltre Venture prima società di venture capital sociale in Italia; Carola Carazzone, Segretario Generale Assifero; Marco Gerevini, Consigliere Fondazione Social Venture Giordano dell’Amore; Federico Mento, Segretario Generale Social Valute Italia e Direttore Human Foundation; Marco Morganti, CEO Banca Prossima; Carlo Segni, Lead Financial Officer The World Bank (da luglio 2018 Cassa Depositi e Prestiti); Cristina Tajani, Assessore a Politiche del lavoro, Attività produttive, Commercio e Risorse umane, Comune di Milano; Enrico Giovannini, portavoce dell'Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile; Alessandro Beda, Consigliere Delegato Fondazione Sodalitas; Giuseppe Bruno, Vice Presidente Gruppo Cooperativo CGM; Claudia Fiaschi, Portavoce del Forum Nazionale Terzo Settore; Serena Porcari, Presidente Dynamo Academy Impresa Sociale; Fabrizio Sammarco, Amministratore Delegato ItaliaCamp; Rossella Sobrero, docente di Comunicazione sociale all’Università degli Studi di Milano; Mario Calderini, professore ordinario presso il Politecnico di Milano, Dipartimento di Economia Gestionale, Vice Direttore Alta Scuola di Management, Direttore Tiresia.

Il Forum rappresenta la tappa conclusiva di un percorso di approfondimento che coinvolge profit e non profit in diversi momenti di riflessione condivisa, articolato sui seguenti temi: cambiare cultura e paradigmi per produrre più valore economico e sociale; la potenzialità del digitale come cruscotto per analisi previsionali e pianificazione sul territorio; il digitale può supportare il non profit a ‘fare meglio’ (investire, realizzare, misurare); la sostenibilità sociale come sbocco occupazionale e terreno di sviluppo per nuove competenze; nuove forme del lavoro: opportunità e criticità offerte dal Terzo Settore; innovazione digitale e nuovi modelli di intervento e innovazione sociale; i circoli virtuosi che portano vantaggio a tutta la catena, da chi finanzia, a chi realizza, al destinatario finale.

Il digitale è un’opportunità e va colta in diversi aspetti perché può aiutare a: definire meglio il proprio posizionamento e promuovere la propria identità; aumentare l’impatto della comunicazione interna; sviluppare il fundrasing in modo innovativo, attraverso l’uso di piattaforme, canali di comunicazione diretta e sistemi di rendicontazione; fornire servizi migliori a persone con fragilità. Occorre affermare gli elementi professionalizzanti del Terzo Settore, ripensando il modello di collaborazione tra profit e non profit, condividendo le competenze. La misurazione d’impatto dovrebbe diventare cruscotto di guida delle proprie azioni. Bisogna pensare ad una governance che metta insieme i diversi attori e permetta di utilizzare la tecnologia per portare risultati di impatto.

Il non profit ha lo stesso bisogno di innovazione 4.0 del for profit, con l’unica differenza che ha meno risorse da investire. Allo stesso tempo, però, proprio il Terzo Settore è l’ambito di valorizzazione di quelle “soft skills” che rappresentano una base fondamentale di competenze e di capitale umano: capacità relazionali, di gestione degli stakeholder, ospitalità, fundraising, ecc. Capacità che difficilmente verranno sostituite dalle nuove tecnologie. È indispensabile stimolare il dialogo tra scuola e impresa. Gli educatori hanno un ruolo centrale. In Italia il 90% delle università sono statali, è necessario migliorare il sistema, supportandolo, per esempio creando Academy e laboratori dove sia possibile irrobustire le soft skills. La capacità di sapersi orientare e relazionare apre tante porte, è importante per muoversi nella complessità della società attuale. Il non profit aggiunge valore, le donne manager che lavorano nel Terzo Settore sono oggetto di grande interesse (per es. Valore D su 40 donne manager ne ha selezionate 3 nel Terzo Settore). Il terzo settore accoglie più facilmente di altri e spesso rappresenta un ponte per potersi reinserire nel mondo del lavoro.

«Il fatto che la rivoluzione tecnologica e digitale sia destinata ad avere un impatto significativo sul modo di produrre, lavorare e consumare, è un tema ormai ampiamente discusso su scala globale», ha commentato Claudio Cominardisottosegretario di Stato per il Lavoro e le Politiche Sociali, «di certo tale rivoluzione non interesserà unicamente le singole persone, bensì le nostre stesse relazioni sociali e umane, ed anche in questi campi l’azione politica non potrà limitarsi ad assistere, ma dovrà svolgere un ruolo attivo per adattare al presente concetti e modelli ormai superati: nel modo di fare impresa, nel modo di formare ed educare, nel modo di fare welfare. Tale consapevolezza ha ispirato l’azione del gruppo politico a cui appartengo ed ispirerà, ne sono certo, quella del Governo del Cambiamento».

Il digitale applicato al Terzo Settore rappresenta lo strumento per pianificare l’attività sul territorio e migliorare la previsione d’attività, profilando meglio stakeholder e destinatari degli interventi. Nonostante questo, non è sempre facile far percepire agli operatori del settore la strategicità degli investimenti 4.0. Gli investimenti in ambito digitale non hanno un riscontro immediato sui risultati raggiunti dalle organizzazioni rispetto alla loro missione che, nella maggior parte dei casi, riguarda situazioni di crisi, emergenze. Il digitale costituisce un’indubbia opportunità ma, soprattutto in contesti emergenziali, i dati sono ancora analogici e non sussistono le condizioni, anche infrastrutturali, per passare al digitale. È indispensabile essere capaci di adattare i propri progetti alla tipologia di contesto (nazionale e internazionale). Negli ultimi anni anche in ambito sociale c’è stata una rapida evoluzione anche nel Terzo Settore, ma c’è tuttora un gap importante di conoscenze sulle potenzialità del digitale. Di qui l’importanza anche per il non profit di investire in data analyst.

La finanza al servizio del sociale
Occorre mettere insieme soggetti diversi per accrescere l’impatto sociale degli enti del Terzo Settore, focalizzandosi sui bisogni del territorio: banche, cittadini donatori, fondazioni, risorse pubbliche, imprese for profit devono condividere una visione nuova e nuovi strumenti finanziari che producano valore per la collettività. La finanza sostenibile è stata oggetto di notevoli evoluzioni sia nel contesto globale, che europeo ed italiano.
Anche nel nostro Paese aumentano le iniziative finalizzate ad orientare il sistema finanziario italiano nella transizione verso un modello di sviluppo a bassa intensità di carbonio, inclusivo e sostenibile: tra queste, il Dialogo Nazionale per la Finanza Sostenibile ha individuato le possibili azioni volte a migliorare l’integrazione dei fattori ESG nelle strategie e nei processi decisionali del settore finanziario italiano.
«UBI Banca da anni applica l'approccio del “fare sistema” tra profit e non profit, coinvolgendo associazioni, imprese sociali, fondazioni di impresa, imprese e pubblica amministrazione», ha spiegato Vincenzo Algeriresponsabile Area UBI Comunità, «Con questi interlocutori una specifica Area strategica della banca, denominata UBI Comunità, sviluppa relazioni commerciali e partnership pluriennali. Dall’incontro e dal dialogo con questi enti sono nati progetti di finanza sociale di rilevante innovazione, come il Project Finance Sociale e i Social Bond. Gli enti del Terzo Settore, in particolare, in questo continuo scambio di esperienze sono diventati non solo dei clienti di cui meglio comprendiamo le esigenze, ma anche partner di progetti rendicontati a livello di impatto sociale, nonché fornitori di servizi nell’ambito del welfare aziendale promosso da UBI Banca».
Tuttavia, secondo quanto riportato dal Rapporto ASviS 2017, il nostro Paese ha ancora molta strada da fare per diffondere la cultura promossa dagli SDGs, anche a causa della mancanza di un approccio sistematico nella finanza tradizionale italiana. Con gli attuali andamenti, l’Italia non sarà in grado di centrare né i target internazionali da raggiungere entro il 2020, né quelli fissati al 2030, a meno di un cambiamento radicale del proprio modello di sviluppo.
L’integrazione di criteri non finanziari nelle decisioni d’investimento viene valutata sempre più positivamente dagli investitori. Nell'attuale struttura del mercato italiano, occorre pensare a strumenti finanziari che consentano alle piccole e medie imprese di svolgere attività ad alto impatto socio-ambientale e che possano diventare veri e propri asset per gli investitori: grazie allo sviluppo di questi strumenti è possibile ipotizzarne la diffusione anche sugli enti del Terzo Settore.

Innovazione e Terzo Settore come nuove frontiere occupazionali
Il futuro sostenibile è un trend importante per le realtà del Terzo Settore, chiamate – anche dalla riforma – a pensare i loro interventi in termini diversi, a sviluppare una nuova progettualità. In uno scenario nel quale le risorse pubbliche sono sempre più ridotte imprese, Terzo Settore e amministrazione pubblica, devono riorganizzarsi per fornire un supporto integrato ed efficace al welfare.

Per Serena Porcaripresidente Dynamo Academy Impresa Sociale, «L’impresa sociale è tra le forme organizzative più funzionali alla promozione e creazione di nuova occupazione e di “buona” occupazione. La motivazione e passione verso la causa sociale insieme ad un modello organizzativo efficiente da impresa e una visione del lavoro basata su obiettivi precisi e sostenibilità economica sono gli ingredienti principali che la caratterizzano».
Per quanto riguarda la partnership fra non profit e for profit, per integrare i due ambiti è utile lavorare con una modalità di co-progettazione, sviluppando un concetto di sostenibilità sociale ed economica che vada nella direzione del “prenderci cura insieme”.
Nel Terzo Settore ci sono problemi legati al lavoro e alle regole che sono diversi da quelli del mondo di impresa, tuttavia il Terzo Settore subisce gli stessi cambiamenti che devono essere analizzati da un punto di vista digitale e del nuovo approccio del lavoro. Il digitale offre nuove opportunità lavorative ed è quindi un importante fattore di sviluppo e gestione delle risorse. È strategica la collaborazione tra profit e non profit ed è importante accelerare le cross-fertilization, intrecciando l’esperienza dei più maturi con la digitalizzazione dei più giovani.

Sul tema delle competenze digitali richieste, il Terzo Settore ha bisogno dello stesso tipo di figure di cui necessita l’industria 4.0, in primis i data analyst: la differenza sta nella possibilità di investimento, più bassa nel non profit rispetto al for profit. In termini di comunicazione e promozione, il digitale può essere uno strumento efficace per l'analisi dei donatori, per profilarli e capire i loro interessi. La rete permette di accelerare le relazioni e renderle maggiormente dirette. Il digitale è anche un fattore facilitatore del fundraising, permettendo di promuovere più velocemente i risultati, fidelizzando i donatori e misurando in modo più attendibile i risultati delle azioni poste in essere.
«L’impresa sociale di nuova generazione deve aprirsi all’innovazione per continuare a svolgere la sua funzione d’interesse generale», ha aggiunto Paolo Venturidirettore di AICCON-Università di Bologna, «Dentro questa prospettiva la finanza d’impatto e il ruolo delle comunità assumo una rilevanza centrale per generare impatto sociale e inclusione». (Fonte: Lorenzo Maria Alvaro, http://www.vita.it)